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Cosa accade in casa Uber. E perchè il ceo Travis Kalanick è pronto a lasciare

Uber Cina

Tante (troppe) le accuse mosse verso Uber e il suo amministratore delegato Travis Kalanick. La salvezza potrebbe arrivare, forse, da un cambio di vertice

Non si tratta di una questione di soldi, di ricavi e di introiti. Non si tratta delle lotte con i taxi. Quello che sta travolgendo Uber (e il suo capo) è qualcosa di più grande, che hanno portato numerosi utenti a rinunciare ai passaggi delle auto nere. Tutto è iniziato il 19 febbraio scorso, quando, Susan Fowler, giovane ingegnere di Uber, pubblica un post sul suo blog in cui denuncia le molestie sessuali subite dal suo capo durante il suo anno di lavoro per la società californiana. Facile immaginare che per l’azienda inizia un periodo davvero negativo. Ma approfondiamo insieme.

Il rivale dei taxi

Uber è una start up con sede a San Francisco che ha creato un’applicazione: si tratta, dunque, di un servizio digitale. Un servizio, però, che si traduce nella realtà quotidiana in passaggi a prezzi bassi, rappresentando una forma di concorrenza diretta per le compagnie di trasporto tradizionali.

Obiettivo della casa di San Francisco, infatti, è rappresentare una valida alternativa alle auto provate, ai mezzi di trasporto e ai taxi. E ci prova sfruttando il potenziale della sharing economy. Gli automobilisti sfruttano la propria stessa auto per trasformarsi in strumenti per il trasporto urbano altrui.

Nei primi mesi, Uber era un’app per richiedere auto di lusso in alcune zone metropolitane. Negli anni, l’azienda è cresciuta, si è rinnovata e ha allargato il proprio business, modificando le abitudini. Che si tratti di una corsa, di un sandwich o di un pacco, la  casa di San Francisco prova a dare alle persone quello che vogliono, quando vogliono.

“Per tutte le donne e gli uomini che guidano con Uber, l’app rappresenta una nuova e flessibile fonte di guadagno. Per quanto riguarda le città, diamo vigore alle economie locali, miglioriamo l’accesso ai trasporti e rendiamo le strade più sicure. Se i trasporti sono affidabili, tutti ne beneficiano, soprattutto quando fuori nevica!”, si legge sul sito dell’azienda.

Chi è Susan Fowler e quali sono le accuse

Susan Fowler è una donna ingegnere assunta, nel 2015, da Uber. Fin dai primi giorni di lavoro (dal racconto di Susan), la ragazza ha dovuto subire pressioni e molestie sessuali dall’amministratore delegato (e cofondatore) Travis Kalanick.

Vista l’insistenza del suo capo, la neoassunta ha informato il capo del personale della situazione, che trattandosi di high performing manager’ (ovvero di un manager che fa molto bene il suo lavoro), ha preferito non intervenire.

Susan Fowler ha deciso di lasciare l’azienda di San Francisco. Ora lavora per un’altra startup, il gigante dei pagamenti Stripe.

Accuse respinte

Kalanick ha respinto le accuse e ha avviato un’indagine ad ampio raggio sulla questione. L’indagine interna, come ha scritto il The Guardian, si è conclusa in questi giorni con il licenziamento di 20 persone con l’accusa di molestie sessuali.

Travis Kalanick
Travis Kalanick. Ceo Uber

All’indagine sarebbe seguita anche una lettera  di Kalanick ai manager in cui dà loro istruzioni su come relazionarsi ai dipendenti.

Una nuova accusa

La questione delle molestie sessuali è solo uno dei problemi di Uber. Meglio, dei problemi di Kalanick. Il 1 marzo 2017, infatti, un dipendente ha pubblicato, su Youtube di Bloomberg, un video in cui discuteva della situazione difficile degli autisti dell’azienda proprio con il Ceo.

Il cambio di regole continuo e la riduzione dei prezzi faceva guadagnare sempre meno agli autisti. ‘Ho perso 97 mila dollari finora per colpa tua’ gli dice l’autista. Cabiate tutto ogni giorno!’. La risposta è brutale e colpevolizza l’autista della sua situazione.

Una denuncia da parte di Google

Nelle stesse settimane, Google accusa Uber di averle rubato la tecnologia per le auto senza conducendte. Ad aver portato il brevetto in Uber sarebbe stato un ex dipendente di Big G, Anthony Levandowski. “Abbiamo scoperto che, sei settimane prima le sue dimissioni, questo ex dipendente aveva scaricato oltre 14 mila file altamente confidenziali da diversi sistemi hardware di Waymo”, denunciava Alphabet, casa madre di Google.

Uber razzista

uberTra gennaio e febbraio 2017, poi, c’è la questione razzismo. Gli utenti non hanno visto di buon grado il fatto che le auto Uber abbiano fornito passaggi dall’aeroporto JF Kennedy nel giorno del boicottaggio indetto dai tassisti di New York. Il fatto che Uber non abbia dimostrato solidarietà ai tassisti che manifestavano contro il decreto anti-immigrazione non è piaciuta ai clienti, che hanno lanciato su Twitter una campagna #DeleteUber, invitando tutti a boicottare l’applicazione e a cancellarla. Campagna che ancora impazza sui social (soprattutto dopo le ultime vicende) e che costa all’azienda di San Francisco numerosi utenti.

Conti in rosso

Nemmeno il business salva Uber. Travis Kalanick non rende pubblici i bilanci, ma non sono mancate le indiscrezioni e qualcosa è comunque trapelata dal consiglio di amministrazione. Secondo il sito The Information, Uber anche nel 2016 ha registrato importanti perdite. L’azienda di San Francisco avrebbe perso circa 2,8 miliardi di dollari (una cifra in crescita rispetto ai 2,2 miliardi persi nel 2015).

E quel che è peggio, forse, è che Uber un risultato così brutto se lo aspettava. La società, fin dal 2009, anno della sua fondazione non ha mai registrato utili. Sempre secondo il sito The Information affermano,  Uber avrebbe perso quasi 700 milioni di dollari nel 2014 e solo nella prima metà del 2015 quasi un miliardo di dollari. A fronte di queste perdite, il fatturato netto è stato di circa 500 milioni di dollari nel 2014, con quasi 700 milioni di spese operative, e 1,5 miliardi nel 2015.

É vero che il patrimonio e i ricavi (almeno al momento) permettono di essere ancora ottimisti, ma è vero anche che ancora non si vede la luce in fondo al tunnel e che questa situazione non può durare a lungo.

Non tutto il bilancio di Uber, infatti, è negativo. L’azienda di San Francisco ha fatturato circa 5,5 miliardi di dollari nel 2016, più del doppio dei due miliardi incassati nel 2015.

Cambio al vertice

uberLa soluzione alla crisi potrebbe essere in rinnovo del board. Numerosi gli analistici che sostengono che Travis Kalanick debba lasciare il suo posto, per cederlo a chi sarebbe in grado di consolidare il business dell’azienda.

E la possibilità che il Ceo lasci non è nemmeno così remota. In una riunione tenutasi nel week end, sono state approvate una serie di novità per Uber e si è valutata anche la possibilità di un’aspettativa per l’amministratore delegato Kalanick. Non solo: è stati deciso l’allontamento dall’azienda anche Emil Michael, uno dei manager della società molto amico di Kalanick.

Al momento, per rafforzare il management, Uber Technologies ha nominato consigliere di amministrazione Wan Ling Martello, ex vicedirettore generale dell’area Asia, Oceania e Africa subsahariana di Nestlé.

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