Innovazione

Serve umanizzare l’Intelligenza artificiale sul lavoro. Il report del governo

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ai - ia artificial intelligence intelligenza artificiale

Che cosa è scritto nella bozza dei tecnici del governo che fanno parte del gruppo di lavoro sulla Intelligenza artificiale

 

Nel documento contenente la strategia italiana sull’Intelligenza artificiale (da qui in poi: IA) elaborato dal pool di esperti nominati dal governo che Start Magazine ha pubblicato in anteprima si affronta un tema di primaria importanza: le sfide e le conseguenze che attendono il nostro Paese con il concretizzarsi delle nuove tecnologie. Come verranno garantiti i diritti dei consumatori? E come sarà rispettata la tutela del lavoro?

TRASPARENZA, REPLICABILITA’ E AUDITABILITY DELL’IA

«Proteggere il consumatore-utente significa – scrivono i tecnici del gruppo governativo – completare il quadro relativo al risarcimento del danno subito per via dell’utilizzo di sistemi di intelligenza artificiale. Ma una vera protezione dell’utente deve tener conto anche di altri aspetti, più specificamente riferibili al contesto dei nuovi servizi basati sull’AI». I temi più impellenti, su cui è già stato avviato il dibattito a livello europeo, sono la «trasparenza, replicabilità e auditability dei sistemi di IA».

SULLA TUTELA DEL CONSUMATORE

«Data l’asimmetria informativa che normalmente penalizza il consumatore – si legge nella bozza del pool di esperti – e dati i limiti cognitivi (sia in termini di ignoranza razionale che di razionalità limitata) che inevitabilmente caratterizzano la condizione del consumatore-utente nel contesto online, è fondamentale che l’approccio normativo non si limiti a obblighi puramente formali, come nel caso dell’adesione alle condizioni generali di contratto, o al modo con cui viene chiesto all’utente di aderire alla raccolta dei cookies. In molti casi, è più efficace affidarsi a un sistema di certificazione e allo sviluppo di standard adeguatamente verificati e monitorati nel tempo».

IL TRATTAMENTO DEI DATI PERSONALI DEGLI UTENTI

Ma bisogna considerare come è variato lo scenario negli ultimi anni: «L’ecosistema digitale – viene sottolineato – è sbilanciato: una significativa riduzione nelle dinamiche competitive ha fatto sì che, nonostante lo sviluppo tecnologico sia rimasto forte e costante, il valore aggiunto trasferito ai consumatori finali dai grandi player di Internet si sia notevolmente ridotto. Da questo punto di vista, la monetizzazione dei dati degli utenti dovrebbe essere possibile, purché ai consumatori sia chiaramente garantito di esprimere il loro consenso e riconosciuta una giusta quota nel valore creato per mezzo del trattamento dei loro dati».

LE INSIDIE DEGLI ALGORITMI PREDITTIVI

«La diffusione degli algoritmi predittivi e il machine learning, già in questa fase iniziale, dimostra chiaramente che, insieme alle elevate opportunità per il benessere dei consumatori, sono prevedibili rischi per una compressione inaccettabile della libertà di scelta (attraverso il c.d. hyper-nudging)». Sul tema, i tecnici suggeriscono di intervenire su più fronti, per la precisione: «Contrastare la concentrazione dei dati nelle mani di poche aziende private (c.d. data hoarding), garantire sanzioni adeguate, enforcement e risarcimento per le vittime danneggiate da pratiche di decisione automatizzata che comportano effetti discriminatori e/o illegali, contrastare efficacemente le nuove forme di pubblicità potenzialmente ingannevole e altre pratiche commerciali scorrette che l’IA rende possibili in base al loro profilo utente (prezzi personalizzati)».

IA E MONDO DEL LAVORO

Quanto all’altro aspetto preminente, ovvero il mercato occupazionale, il paper riporta: «È necessario – scrivono gli esperti – che il Governo italiano si ponga il problema dell’impatto dell’intelligenza artificiale e delle sue tecnologie complementari sul mondo del lavoro. Non si tratta soltanto della quantità dei posti di lavoro disponibili in futuro, ma anche – e soprattutto – della qualità del lavoro».

LA LEZIONE DELLA GIG ECONOMY

Del resto, bisognerebbe fare tesoro delle esperienze vissute recentemente, per esempio nel settore dei rider, tema che il ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, aveva posto al vertice della propria agenda politica salvo poi farlo scivolare nel dimenticatoio.  «L’avvento della gig economy e l’utilizzo di algoritmi per il reclutamento dei lavoratori e per il monitoraggio della loro performance – avvertono gli esperti del pool – portano spesso a pratiche discriminatorie e al progressivo deteriorarsi delle condizioni del soggetto lavoratore, sempre più precario e soggetto a regole stringenti, fino alla rimozione del diritto al riposo. Allo stesso tempo, la mancanza di certezza dovuta alla precarietà del lavoro e la crescente complessità delle mansioni da svolgere (dovuta alla automazione delle mansioni ripetitive) portano all’incremento dello stress da lavoro, una problematica che incide moltissimo sia sull’assenteismo che sul c.d. “presenteismo”, e dunque sulla produttività del lavoro e sul benessere del lavoratore». Anche per questo i tecnici raccomandano «di introdurre in modo chiaro ed esplicito il diritto dell’individuo, occupato e non, ad accedere a corsi di aggiornamento delle competenze, nell’ottica di un work-train-life balance appropriato. A tal fine, è importante stimolare l’emergere di soggetti intermediari in grado di guidare il lavoratore nelle sue scelte di carriera e di formazione. La tematica è di tale importanza per la coesione sociale futura del nostro paese che si invita il MISE, insieme al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, a predisporre una task force specifica»

ECCO IL DOCUMENTO COMPLETO

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