Innovazione

Come sono morte le forze armate sul web. Internet come Redipuglia?

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forze armate

Stamattina, digitando alla tastiera l’indirizzo URL di qualunque contesto telematico legato al Ministero della Difesa, qualsiasi utente raggiungeva una sbalorditiva pagina bianca dove in un angolo in alto a sinistra si leggeva la sconfortante scritta “http/1.1 Service Unavailable”. La presenza delle Forze Armate italiane su Internet ricorda i commoventi sacrari militari. L’articolo di Umberto Rapetto 

Tanto tuonò che piovve. La presunta frase di Socrate – vera o falsa l’attribuzione al filosofo della ricorrente espressione – adesso è scolpita sugli schermi di chi cerca di collegarsi a qualunque sito web della Difesa.

Dopo poche ore dalle rassicurazioni date dal nostro Ministro per gli Affari esteri a Mike Pompeo a proposito del “perimetro cibernetico”, arriva una gaffe peggiore dell’apostrofare “Ross” il Segretario di Stato Usa.

La presenza delle Forze Armate italiane su Internet ricorda i commoventi sacrari militari. Il silenzio tombale di Esercito, Aeronautica e Marina sconforta chiunque stamattina non è riuscito a raggiungere le pagine che costituiscono la vetrina virtuale del nostro universo in divisa.

La guerra cibernetica non è cominciata adesso. E voglio dare ragione a chi non esita a ribattere che questo episodio non è affatto significativo nella cronologia bellica. Vero, l’azzeramento dei siti vuol dire poco, ma – spiace dirlo – dice abbastanza. E forse dice fin troppo.

Prima i fatti e poi le considerazioni.

Stamattina, digitando alla tastiera l’indirizzo URL di qualunque contesto telematico legato al Ministero della Difesa, qualsiasi utente raggiungeva una sbalorditiva pagina bianca dove in un angolo in alto a sinistra si leggeva la sconfortante scritta “http/1.1 Service Unavailable”.


Nessuna immagine, filmato o testo descrittivo come i visitatori si erano abituati a visualizzare sui loro display, ma solo la sofferente ammissione che qualcosa non sta funzionando.

L’indicazione della mancata disponibilità di qualsivoglia servizio identifica il cosiddetto “errore http 503”, una notifica che sul World Wide Web segnala problemi seri per chi gestisce il sito che altro non può rispondere di essere temporaneamente knock-out.

A fronte di una legittima tirata d’orecchie, gli amministratori di sistema di queste realtà sono pronti a barricarsi dietro alla banale giustificazione dello “stiamo facendo manutenzione”. Dinanzi a questo nascondersi dietro ad un dito viene da domandare perché certe attività debbano essere eseguite in orari diurni di normale frequentazione da parte del pubblico, mentre sarebbe più ragionevole avessero luogo la notte quando la gente probabilmente scorrazza su pagine di sicuro più “vivaci”.

Normalmente il “503” è una specie di “riprovate più tardi” e quindi molte persone hanno accettato l’invito a ritentare la connessione.

Peccato che, anziché assistere ad un ripristino del collegamento e dell’opportunità di accesso, l’aspirante visitatore di qualunque sottodominio di difesa.it (ad esempio esercito.difesa.it o marina.difesa.it) col passare del tempo è passato da “errore 503” a “errore 404”. Traduzione: se prima la “risorsa web” veniva raggiunta ma non funzionava, subito dopo è “affondata” definitivamente e riconosciuta dal browser come “non raggiungibile” quasi non fosse mai esistita.

Lasciata la cronaca al suo naturale evolversi (prima o poi riaffioreranno i siti dei nostri soldati, avieri e marinai e nessuno parlerà più dell’accaduto) vale la pena di riflettere sul rischio incombente.

Non mi affligge la brutta storia di stamattina. Mi spaventa l’attacco prossimo venturo, quello che non si limiterà a staccare la spina ad una manciata di siti web.

Forse anche in quel caso nessuno si accorgerà di nulla perché saranno tutti a spizzicare tramezzini e croissant al buffet di qualche convegno in materia di cyber. Segni del tempo. La nouvelle cuisine ha preso il posto di competenza, serietà, capacità…

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