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Come si dividono in Usa Apple, Amazon, Google e Tesla sulle riaperture

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tesla musk

Apple, Amazon, Facebook, Google, Microsoft e Tesla: chi e perché si divide sulle riaperture negli Stati Uniti. Approfondimento di Axios

 

Anche negli Stati Uniti si sta dibattendo sulla riapertura delle attività economiche durante la pandemia Covid-19. E anche lì, come nel nostro paese, ci si divide, compreso nella potente Silicon Valley che in genere mostre due linee di pensiero bene distinte, secondo quanto riporta Scott Rosenberg di Axios: tecnocrati e libertari.

SILICON VALLEY DIVISA IN DUE

Il dibattito negli Usa è particolarmente rilevante perché la pandemia da Covid-19 ha amplificato il potere dei colossi della tecnologia

Rosenberg ricorda che le aziende e i leader più influenti degll’High Tech sono stati tra i primi a mandare a casa i lavoratori durante la pandemia, e la mentalità del settore basata su un chiaro “fidati dei dati” ha plasmato la loro risposta.

“I numeri uno delle Big Tech come Tim Cook, Mark Zuckerberg, Sundar Pichai e Satya Nadella hanno presentato via via posizioni misurate su come e quando un attento ritorno al lavoro avrebbe potuto avere senso, guidando costantemente i loro colleghi di altri settori nel rimandare le date di riapertura previste”, sottolinea Axios.

LA POSIZIONE DI BILL GATES

Una voce di spicco durante tutta la crisi è stata l’icona del settore Bill Gates, che ha dedicato gran parte della sua carriera filantropica alla salute pubblica e ha a lungo messo in guardia dai pericoli di una pandemia.

Nei discorsi e negli articoli di queste ultime settimane, Gates ha esortato gli americani a fidarsi degli esperti scientifici e a procedere con cautela, scrivendo di recente che, i leader soppesano “i rischi e i benefici dell’apertura di varie parti dell’economia” ma devono anche considerare che “se uno Stato si apre troppo velocemente e comincia a vedere molte infezioni” potrebbero crearsi nuovi problemi.

NON TUTTI SONO ALLINEATI SUL COVID-19

Non tutto il settore tecnologico è però allineato su queste posizioni: mentre prosegue il lockdown e il prezzo economico della crisi sta salendo, c’è una parte che si è coalizzata intorno a un sentiment: “Maledetto il virus, avanti a tutta velocità”.

LA STOCCATA DI ELON MUSK

Tra di loro, ricorda Rosenberg, figura Elon Musk che ha guidato le accuse con una stoccata scandita in modo esplicito che ha etichettato il confinamento in casa come incostituzionale. La posizione di Musk ha suscitato echi di simpatia tra alcuni noti venture capitalist, tra cui Adam Draper (“è tempo di liberarci per il bene del progresso”) e Jason Calacanis.

Nel podcast di Joe Rogan, Musk ha rafforzato la sua posizione: “Non dovremmo rinunciare alle nostre libertà troppo facilmente. Penso che l’abbiamo fatto, in realtà. Se si è a rischio e si vuole rischiare la propria vita, si dovrebbe avere il diritto di farlo”.

LE PRESSIONI DI CHI VIVE NEL MONDO ‘REALE’

Ma così facendo, spiega Rosenberg, Musk scorda che l’assunzione di rischi individuali durante una pandemia spesso mette a rischio anche altri. “Gli amministratori delegati delle aziende che trattano beni fisici (come la Tesla di Musk) sentono una pressione più forte a riaprire velocemente rispetto a quelli che gestiscono imperi software che possono operare più agevolmente e in sicurezza a distanza – si legge su Axios -. Jeff Bezos, la cui Amazon si trova a cavallo tra questi due mondi, è rimasto per lo più sullo sfondo di questo dibattito”.

“Il libertarismo – un’ideologia che corre in profondità in alcune parti del mondo tecnologico – sottolinea i diritti individuali sulla responsabilità della comunità. Questo lo mette in contrasto con le pratiche di salute pubblica per la lotta contro le epidemie, che perdono efficacia se non vengono ampiamente seguite – ha commentato Rosenberg -. I fondatori di aziende e i Venture capitalist sono giocatori d’azzardo e amanti del rischio, ma la maggior parte delle persone non lo sono. Le leggi e le consuetudini di solito mirano a bilanciare i diritti individuali con le esigenze del gruppo”.

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