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Come procede il braccio di ferro tra editori e Google in Australia

di

Google Italia

Google Australia ha respinto la richiesta di pagare centinaia di milioni di dollari all’anno a titolo di risarcimento ai media australiani come chiede il governo di Canberra

 

Google Australia rispedisce al mittente (il governo di Canberra) la richiesta di di pagare insieme a Facebook 600 milioni di dollari all’anno agli editori per l’utilizzo dei loro articoli. L’autorità antritrust dell’Australia, l’Accc, ha stimato che i due colossi tecnologici insieme guadagnano circa 6 miliardi di dollari all’anno dalla pubblicità in Australia.

Il mese scorso, il presidente della media company australiana Nine Entertainment, Peter Costello, ha dichiarato che Google e Facebook dovrebbero pagare il 10% di quei ricavi ovvero 600 milioni di dollari.

A inizio maggio inoltre, il Tesoriere australiano (ministro competente per la spesa pubblica) Josh Frydenberg ha ordinato all’Accc di elaborare un codice di condotta per costringere i giganti della tecnologia a pagare le compagnie mediatiche australiane per l’utilizzo dei loro contenuti.

Ma ieri il gigante del motore di ricerca online ha messo i puntini sulle i. La managing director di Google Australia, Mel Silva, tramite post su blog, ha dichiarato che il vantaggio economico che Google ottiene dalle notizie australiane è “molto ridotto”. Sottolineando che gli editori utilizzano “numeri imprecisi” nei loro colloqui con l’Authority.

LA STRETTA SUI BIG TECH IN AUSTRALIA

Come la Francia, anche l’Australia sta mettendo Google all’angolo. Il governo di Canberra intende infatti costringere i colossi tecnologici a condividere le entrate pubblicitarie che guadagnano dalle notizie presentate nei loro servizi online.

LA RICHIESTA DEGLI EDITORI

I principali editori di notizie australiani hanno chiesto pertanto a Google e Facebook di pagare ogni anno almeno il 10% dei ricavi alle società editrici. Sostengono infatti che quest’ultime hanno perso la stragrande maggioranza delle loro entrate pubblicitarie a causa dei giganti della tecnologia. L’antitrust australiano ha stimato inoltre che Google e Facebook guadagnano insieme circa 6 miliardi di dollari all’anno dalla pubblicità in Australia.

LA QUERELLE SUI RICAVI

Il mese scorso, il presidente della media company australiana Nine Entertainment, Peter Costello, ha dichiarato che Google e Facebook dovrebbero pagare il 10% di quei ricavi ovvero 600 milioni di dollari. Come riporta il Guardian, Costello ha basato il dato sull’indagine sulle piattaforme digitali secondo cui i big tech hanno raccolto circa 6 miliardi di dollari del mercato pubblicitario online in Australia nel 2018.

Ma la managing director di Google Australia Silva ha affermato che le cifre sono imprecise. Nel 2019 Google ha generato circa 10 milioni di dollari di entrate dai clic sugli annunci dalle possibili query relative alle notizie in Australia. La maggior parte delle entrate proviene da domande commerciali e non da notizie.

LA DIFESA DI MEL SILVA, NUMERO UNO DI GOOGLE AUSTRALIA

Google insiste inoltre sul fatto che gli editori di notizie beneficiano finanziariamente da Google Search, sostenendo che il motore di ricerca ha inviato 3,44 miliardi di visite agli editori “gratuitamente” nel 2018.

Silva ha respinto inoltre le argomentazioni dell’Accc secondo cui le aziende tecnologiche ottengono significativi “benefici indiretti” dalla visualizzazione di notizie poiché il contenuto attira gli utenti sulle loro piattaforme.

Le notizie “rappresentano solo un numero esiguo di domande” su Google, che hanno rappresentato lo scorso anno appena l’1% delle azioni sulla Ricerca Google in Australia.

Secondo la managing director di Google Australia insomma è probabile che le società dell’informazione traggano molto più benefici incrociati da Google di quanto generino guadagni per il gruppo di Mountain View.

“Per dirla chiaramente, molte persone (australiane e non solo) fanno clic da Google sui siti Web di notizie australiani, il che offre agli editori la possibilità di fare soldi mostrando loro annunci o trasformandoli in abbonati paganti.”

IL CODICE DI CONDOTTA OBBLIGATORIO

La posizione di Google rappresenta uno scoglio per i colloqui che l’Antitrust australiano spera di perseguire tra Google, Facebook e le società di media australiane riguardo un “codice di condotta” obbligatorio che disciplina questioni come la compartecipazione alle entrate, il contenimento delle informazioni e la protezione della privacy degli utenti.

Il codice garantirebbe che i giganti digitali condividano le entrate pubblicitarie con le società di media australiane, tra cui News Corp, Seven West Media e Nine Entertainment.

Silva ha affermato che Google è pronto a prendere parte al processo, ma ha aggiunto che “è importante basare le decisioni su fatti, non numeri imprecisi e affermazioni infondate”.

LA POSIZIONE DI FACEBOOK

E Google non è l’unico gigante a pensarla così. Come riporta il Guardian, anche Facebook sta respingendo il tentativo del governo australiano di estrarre milioni di dollari dai giganti della tecnologia per pagare i contenuti multimediali condivisi attraverso la ricerca e i social media, dichiarandosi “deluso”.

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