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Come gli Usa usano Big Data e Big Tech. L’analisi di Fabbri (Limes)

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Qual è il ruolo dei Big Data e delle Big Tech negli Usa secondo Dario Fabbri, analista geopolitica, esperto di Stati Uniti e consigliere scientifico della rivista Limes diretta da Lucio Caracciolo

 

La damnatio memoriae a cui è stato sottoposto Trump non serve a nulla. O, per lo meno, non serve allo scopo che si è prefissata l’amministrazione americana che di quella damnatio memoriae è artefice. Questa è la tesi di Dario Fabbri, analista geopolitico e consigliere scientifico della rivista Limes, che fa un’analisi del fenomeno Donal Trump a partire dalle fratture che l’oligarca americano ha voluto rappresentare.  

Le big tech al servizio del deep state americano 

Tutta la tecnologia di cui fanno uso i Big Tech è stata prodotta in ambito militare. Il patto che c’è alla base, e che frena la promulgazione di una norma antitrust che spazzerebbe via l’industria tecnologica, è che i dati raccolti dalle piattaforme come Facebook, Twitter e anche Amazon restano sul territorio americano. Tuttavia, precisa Fabbri, interpretare i dati è una funzione estremamente complessa che necessita di uno strumentario geopolitico che spesso negli apparati federali americani è stemperato. Gli utenti hanno l’impressione, e la paura, che la grande mole di dati che affidiamo alle big tech consenta all’amministrazione statunitense non solo di profilare centinaia di milioni di persone di tutto il mondo ma di prevedere cosa accadrà domani. Questo in virtù del fatto che l’amministrazione USA dispone di informazioni che nessun altro al mondo possiede e che nessuno nella storia dell’umanità si sia mai avvicinato a possedere.

I big data non bastano: serve lo strumentario geopolitico adatto

Disporre di una grande mole di dati non basta, occorre saperli interpretare. Secondo l’analista Fabbri gli apparati americani non dispongono di tutti gli strumenti necessari per interpretarli fino in fondo, anzi, non dispongono di alcuni elementi decisivi. “Spesso all’interno di alcune agenzie statunitensi c’è un approccio politologico alle cose – dice Fabbri -, e come sempre un approccio politologico porta alla rovina di chi lo gestisce”. Spesso gli apparati americani tendono a concentrarsi non solo sull’intelligenza economica ma anche sugli aspetti politici, riuscendo a capire che tipo di tendenze politiche si sviluppano in un certo territorio anche molto prima dei politici di quel paese che non hanno la medesima mole di dati di cui dispongono i social network e che girano all’amministrazione americana. Perché disporre di questi dati non basta? “Perché l’elemento elettorale non conta nella traiettoria di un soggetto, non conta quasi niente – aggiunge Fabbri -.Questo determina la difficoltà interpretativa di quei dati che invece dovrebbero esser interpretati attraverso molteplici categorie”. Sarebbe interessante, come suggerisce l’analista, saper riuscire a determinare se una società è storica o post storica, oppure se una nazione è economicistica, se vive di benessere materiale o ha un sogno di potenza.  

Le fratture nella società americana prescindono da Trump

Il deep state americano ha sancito la damnatio memoriae di Donald Trump: istituto antico di origine romana, attraverso la sua cacciata dai social network, sui quali esercita, come detto prima, un potere di vita o di morte. Oltre a questo potrebbe arrivare un impeachment postumo e l’interdizione dai pubblici uffici per evitare che Trump si ripresenti tra qualche anno. “Ma basterà questo – si domanda Fabbri – per silenziare le fratture inascoltate che invece sono emerse con l’elezione di Donald Trump?”. La risposta è semplice. “No, Trump quelle fratture non le ha create, ha solo saputo cavalcarle – continua Fabbri – . Trump è un oligarca nerwyorkese di chiara origine germanica che si è fatto portatore di istanze anti-newyorkesi, sudiste e del midwest. Si è fatto alfiere di queste due regioni che con la sua storia non c’entrano niente”. Questo cosa vuol dire? Dal punto di vista geopolitico ci segnala che le questioni che saputo incarnare così abilmente non essendo sue e non avendole inventate Trump, non possono essere annullate dannando la memoria di Trump. È un po’ come l’errore nell’interpretazione dei dati che manca il punto sul fenomeno Trump. 

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