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Cloud Nazionale, modello Israele per l’Italia?

Cloud Difesa

L’analisi di Francis Walsingham

 

Quello del cosiddetto “cloud nazionale” legato al concetto di sovranità è un tema in discussione ormai da tempo a livello italiano ed europeo. Lo stesso Pnrr, il Recovery Fund – nella parte elaborata dal ministro Vittorio Colao – ne prevede l’istituzione, anche se le modalità non sono ancora chiare, non essendo peraltro pensabile al giorno dopo uno Stato che semplicemente si costruisse i propri data center, non essendo quello “cloud” ma semplicemente un “hosting” privo delle tecnologie più avanzate appannaggio ormai solo di poche società americane (Amazon, Google, Microsoft e poco altro).

Ci sarebbero anche alcune cinesi (Alibaba, Huawei, Tencent), ma se si parla di cloud in relazione alla sicurezza non è certo ipotizzabile – almeno con un governo Draghi che ha superato certe passioni filo-cinesi del suo predecessore – una collaborazione. E proprio in quest’ottica di collaborazione internazionale, un modello da seguire per l’Italia in vista della realizzazione del suo “National Cloud” potrebbe però arrivare da Israele, Paese che del concetto di sovranità ne fa ragione di vita.

Nel 2019, l’amministrazione per gli appalti pubblici del Ministero delle Finanze israeliano ha annunciato che stava preparando una gara d’appalto “per la fornitura di servizi cloud basati su piattaforma pubblica ai ministeri del governo e alle unità governative aggiuntive”. Israele ha lanciato così il progetto Nimbus, che punta ad assicurarsi la fornitura di servizi cloud per l’intero settore pubblico, compreso quello militare. La possibilità di gestire il progetto su larga scala è stata decisa mediante gara d’appalto, la più grande del suo genere nella storia di Israele. Il progetto vale infatti miliardi di shekel e include una serie di livelli, il più cruciale dei quali è un cloud pubblico che consentirà a Israele di fornire una varietà di servizi che passeranno al cloud o inizieranno ad operare sul cloud.

Nello specifico, il progetto è stato diviso in quattro frasi: l’acquisizione e la costruzione dell’infrastruttura cloud, la formulazione della politica governativa per la migrazione al cloud, l’integrazione e la migrazione al cloud e infine il controllo e l’ottimizzazione dell’attività cloud. La prima parte del progetto ha visto come vincitori della gara Amazon Web Services e Google. La società di consulenza Kpmg ha invece vinto la gara per la seconda parte del progetto, quella legata alla consulenza e formazione del “Cloud Center of Excellence”. Per quanto riguarda la terza parte, – secondo quanto riporta Reuters – aziende israeliane di piccole e medie dimensioni saranno selezionate attraverso un altro processo di offerta per aiutare con la migrazione e l’integrazione dei sistemi del governo israeliano nel cloud e lo sviluppo di sistemi di ambiente cloud. Una quarta gara riguarderà il controllo e l’ottimizzazione del cloud. Un programma di cui si intravedono tracce anche nelle proposte di Colao.

Fino ad oggi a causa della mancanza di un cloud locale sicuro che fosse in linea con le rigide normative di sicurezza israeliane, c’è stato un lungo ritardo nella transizione di vari servizi governativi verso l’utilizzo di questa tecnologia. Giganti tecnologici statunitensi come Google, Amazon, Microsoft e Oracle hanno preso parte alla gara d’appalto per aggiudicarsi la fornitura e il governo israeliano ha recentemente annunciato la selezione di due vincitori, Amazon Web Services e Google, con Aws come principale fornitore di servizi cloud e Google come fornitore secondario.

Difficile sottostimare l’impatto di questa scelta sull’ecosistema israeliano: essa infatti avrà effetti sulle imprese israeliane come banche, assicurazioni, aziende di telecomunicazioni, aziende farmaceutiche e anche società regolamentate. Inoltre, il governo si aspetta che il passaggio dell’intero Stato israeliano a un nuovo cloud locale porti a maggiori investimenti stranieri nelle infrastrutture del Paese e a un vantaggio per l’industria tecnologica locale. Un approccio, quello israeliano, al cosiddetto “procurement strategico” capace di attrarre investimenti.

Una volta che Aws e Google avranno firmato ufficialmente il contratto e pagato le tariffe per l’appalto, inizieranno a creare infrastrutture cloud in Israele con un investimento iniziale stimato di 4 miliardi di shekel (1,2 miliardi di dollari). I servizi cloud saranno forniti presso le infrastrutture basate in Israele, che manterranno le informazioni e i dati all’interno dei confini secondo rigide linee guida di sicurezza, come affermato anche dal ministro delle Finanze israeliano Moshe Kahlon. Attualmente si stima che Aws stia costruendo tre data center in Israele, mentre Google è alle prese con la costruzione della sua prima region nel paese.

Microsoft, Oracle e Ibm escono così sconfitte dalla gara e le prime due stanno valutando un ricorso per l’aggiudicazione del contratto. La sconfitta di Microsoft nella gara segna per altro la fine di un’era nel rapporto tra l’azienda e Israele. Il governo israeliano ha infatti usufruito dei servizi di Microsoft massicciamente in questi anni, in una misura che ha influenzato anche l’intera economia, creando un ecosistema tecnologico attorno ai suoi servizi. Si pensa che la sconfitta di Microsoft possa essere anche legata ai ritardi nella realizzazione di infrastrutture cloud Azure nel Paese.

Israele si pone così – rimarcano osservatori del settore – nuovamente all’avanguardia nel mondo tecnologico creando un progetto di trasformazione delle proprie infrastrutture digitali che sposa le priorità del settore pubblico con le enormi potenzialità e gli elevatissimi standard di sicurezza dei leader del settore cloud internazionali, portando avanti il concetto di “cloud nazionale” senza inflessioni autarchiche e protezionistiche. Tramite il progetto Nimbus infatti Israele viene incontro ai propri gap tecnologici e crea una sinergia positiva tra settore privato e pubblico che è destinata a consolidare ulteriormente la sua economia e il suo carattere di Stato innovatore, anche grazie all’ecosistema di PMI tecnologiche che fiorirà vendendo applicazioni alla PA israeliana.

Nel Pnrr Colao ha prefigurato la possibilità per il governo di individuare attraverso una gara uno o più operatori che, in collaborazione con un’entità pubblica o comunque italiana, possa realizzare il “cloud nazionale” in cui alloggiare i dati della PA, da quelli più vari fino ai workload più sensibili, per i quali è probabile si andrà verso un’infrastruttura dedicata. Un percorso molto simile a quello di Israele, burocrazia e “capitalismo relazionale” permettendo.

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