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Cloud, ecco la strategia della Francia

Francia Huawei

Tutti i dettagli della strategia sul “Cloud di fiducia” in Francia: come saranno i rapporti con i colossi americani del settore. L’articolo di Enrico Martial

 

“Con un Airbus fisico e concreto su una pista, non si può riprodurre l’aereo così com’è. Ma con i “dati” di Airbus e con i “dati” della compagnia Airbus, è possibile riprodurre l’ultima generazione dell’aereo e quindi competere con le grandi industrie francesi ed europee” ha detto il ministro dell’Economia Bruno Le Maire il 17 maggio scorso, alla presentazione della strategia nazionale francese per il cloud.

L’immagine è analoga per i dati sanitari, perché la loro raccolta e il loro trattamento con l’intelligenza artificiale hanno consentito di realizzare in breve tempo i vaccini contro il Covid. I dati hanno un rilievo strategico sotto i profili politico ed economico, perché riguardano ormai tutte le imprese, con un mercato europeo che passerà dai 63 miliardi di euro del 2021 ai 300-500 miliardi del 2027-2030.

Inoltre, gli europei devono correre: anche se stanno guadagnando spazio nei mercati. Secondo un rapporto di KPMG del 4 maggio il mercato europeo Cloud IAAS al 1° semestre 2020 era al 70% dei tre leader americani, Amazon AWS (53 %), Microsoft Azure (9 %) et Google Cloud (8 %),  cui seguono la francese OvhCloud (4%, ma terzo cloud in Francia), IBM Cloud (3%) e poi gli altri, tra cui T-System di Deutsche Telekom (quarto cloud in Germania).

UN CLOUD EUROPEO DI FIDUCIA

E se i dati sono strategici, vanno protetti. Ora non lo sono sotto il profilo giuridico: per esempio gli Stati Uniti hanno adottato una legge, il Cloud Act del 23 marzo 2018, con cui possono recuperare i dati anche al di fuori del proprio territorio, generando un contenzioso (sentenza Scherms2 della Corte di Giustizia del 16 luglio 2020) ma anche la ricerca di un accordo con l’Unione europea. Non lo sono neppure dal punto di vista materiale, perché – ha riconosciuto il ministro Le Maire – le migliori imprese mondiali del cloud sono americane. Impossibile proporre a un’impresa europea un cloud nazionale che funzioni meno bene.

Per superare questo doppio vincolo — giuridico e di capacità tecnologica — la Francia ha identificato un “Cloud di fiducia” che da un lato è protetto all’interno del sistema giuridico nazionale ed europeo e dall’altro, pur collocandosi in Francia e su proprietà francese o europea – come Ovh, Thales, Dassault Systèmes o T-Systems in Germania o Aruba in Italia – funziona con software e servizi su licenza delle grandi aziende americane, per esempio Microsoft o Google. In questo modo i dati sono protetti e possono essere valorizzati, perché non basta conservarli, bisogna farli girare.

Il label “Cloud di fiducia” sarà necessario per vendere servizi alle pubbliche amministrazioni, ed è un aggiornamento del protocollo di sicurezza “SecNumCloud” dell’Agenzia francese di sicurezza digitale (Anssi). Le imprese private potranno scegliere: quelle grandi, come EDF, hanno già espresso un sostegno, ma resta il dubbio se il cloud europeo non rischi di ridursi a semplice hosting dei dati, mentre il business vero, quello del software, continuerà a produrre utili oltre Atlantico. In ogni caso, la strategia francese non va per i fatti suoi, ma secondo Le Maire è coerente con la collaborazione europea, a partire da Gaia-X con la Germania fino alle politiche europee del cloud.

LE ANTICIPAZIONI DI OVH-GOOGLE E DI GAIA-X

In effetti, la strategia francese ha un’anticipazione che risale a giugno 2020, quando Francia e Germania hanno annunciato Gaia-X, insieme a 22 imprese poi salite fino a 212, un progetto per far crescere il cloud in Europa, garantendo la proprietà dei dati — che farebbe escludere le imprese sottoposte alla legge sull’extraterritorialità statunitense — favorendo l’interoperabilità tra i servizi e il passaggio facile da un servizio cloud a un altro. A Gaia-X, da marzo 2021 guidata da Francesco Bonfiglio (ex-Engineering) partecipano alcune grandi aziende americane che hanno finito per adattarsi all’idea di conservare e gestire i dati in Europa, come ha per esempio annunciato Brad Smith, capo del servizio legale di Microsoft, il 6 maggio scorso.

La strategia ha avuto poi un’anticipazione concreta per l’ibridazione tra “proprietà europea” e “software americano”, il 9 novembre 2020, quando la più grande azienda francese del cloud, Ovh (fatturato di 500 milioni nel 2018, obiettivo 1 miliardo nel 2021, ma solo 1% del mercato mondiale e 4% europeo, pur con 31 data center) ha annunciato l’accordo con Google per l’utilizzo della tecnologia Anthos nella sua Hosted Private Cloud. È lo stesso schema di Le Maire, dell’impiego di software statunitense all’interno di un sistema protetto francese ed europeo, che la stessa Ovh indicava come “Soluzione di fiducia”, anticipando di qualche mese l’espressione del “Cloud di fiducia”.

IL CLOUD NELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

Nella strategia c’è poi un capitolo per la pubblica amministrazione, che ormai dispone di vari strumenti digitali per i funzionari pubblici, nelle chat, nelle videoconferenze, nella gestione condivisa di progetti, appoggiandosi su cloud di proprietà statale oppure privata, ma collocati in Francia e di proprietà europea o direttamente francese, come Scaleway, la cloud company di Xavier Niel, patron di Iliad.

Sotto il profilo finanziario, il Programma francese di investimenti per l’avvenire (PIA) e il Recovery “France Relance” dedicano diversi miliardi al digitale e al cloud. Un bando a 100 milioni di euro sta sostenendo cinque progetti su cloud, edge computing, Internet delle cose. Inoltre, un “Importante Progetto di Interesse Comune Europeo” (IPCEI) finanziato dall’Unione riunisce 11 Paesi, tra cui Italia, Francia e Germania ed è focalizzato su un cloud europeo e sull’accelerazione della filiera europea sui servizi digitali.

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