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Cloud d’oro, quanto potrebbe guadagnare il nostro Paese andando sulla nuvola

Cloud

Digitalizzare il privato, dalle start-up alle imprese di tutte le dimensioni e il pubblico (Pa, scuola, sanità, enti) è la sfida del nostro tempo. Farlo in fretta e bene è un investimento che potrebbe sbloccare miliardi di PIL inespresso. Per fortuna il governo italiano sta già offrendo in modo proattivo meccanismi funzionali al raggiungimento dell’obiettivo, come l’AQ Consip

L’emergenza pandemica del Covid-19 ha dimostrato che sia indispensabile procedere con la digitalizzazione del Paese. Pensate, difatti, all’impatto che avrebbero avuto i lockdown soltanto 10 o 15 anni prima, quando Internet non era ancora entrato nelle case della maggior parte degli italiani e i servizi della Pubblica amministrazione richiedevano obbligatoriamente di presentarsi a uno sportello per firmare moduli e compilare decine e decine di documenti. L’emergenza pandemica, però, ci ha ricordato anche quanta strada debba ancora essere percorsa. Il gap digitale della PA italiana si traduce infatti in ridotta produttività, minor competitività anche rispetto agli altri Paesi comunitari e, fin troppo spesso, in un peso non sopportabile per cittadini e imprese, che debbono accedere alle diverse amministrazioni i cui database sono strutturati come “silos verticali”, non interconnessi tra loro. Non sorprende, perciò, che buona parte delle risorse per la ricostruzione post pandemia sia finalizzata proprio alla digitalizzazione del Paese. Con oltre 191 miliardi di euro l’Italia è il principale beneficiario dei fondi del Next Generation Eu: di questo tesoretto, 71,8 miliardi andranno alla transizione ecologica mentre 48,1 miliardi alla digitalizzazione. Una parte considerevole di Italia domani, il Piano nazionale di ripresa e resilienza, è dedicata alla transizione digitale. La strategia per l’Italia digitale si sviluppa su due assi: digitalizzazione della PA e reti ultraveloci. Nel dettaglio 6,74 miliardi saranno destinati alla prima voce di spesa, 6,71 miliardi verranno messi sul piatto per essere destinati alle reti ultraveloci. La trasformazione digitale della Pubblica Amministrazione (PA), si legge sul sito del Ministero per l’innovazione tecnologica e la transizione digitale segue un approccio “cloud first”, orientato alla migrazione dei dati e degli applicativi informatici delle singole amministrazioni verso un ambiente cloud. Un cambiamento, sostengono dal MITD, “che porterà a servizi più sicuri e integrati.”

La digitalizzazione passa dall’Accordo Quadro Cloud IaaS e PaaS

CONSIP, in coerenza con il modello strategico e di governance dell’evoluzione digitale della PA, ha realizzato l’Accordo Quadro Cloud IaaS e PaaS per supportare il progetto di trasformazione digitale del paese. La cordata costituita da Almaviva ed Engineering, business partner di AWS, ha ottenuto l’assegnazione del lotto 1 dell’accordo, che è operativo già dallo scorso 22 aprile. L’Accordo Quadro consente a tutti gli enti pubblici di ordinare direttamente, attraverso contratti pronti all’uso, soluzioni, applicazioni e servizi cloud, in coerenza con le indicazioni del Piano Triennale per l’informatica nella PA e la Strategia Cloud Italia. Anche la stragrande maggioranza dei progetti finanziati attraverso i fondi del Pnrr potrà sfruttare questo strumento di acquisto semplice e flessibile per accelerare i tempi di modernizzazione del parco applicativo della PA. Utilizzando l’AQ CONSIP, è infatti possibile acquistare i servizi AWS previsti nel catalogo CONSIP a prezzi convenienti e scontati rispetto al prezzo pubblico e pagare direttamente in euro. È anche possibile approfittare delle ottimizzazioni di costo offerte da AWS tramite l’acquisto di istanze riservate per un anno. Almaviva ed Engineering, riunite in RTI per questo Accordo Quadro CONSIP Public Cloud IaaS e PaaS, sono entrambe autorizzate a rivendere i servizi AWS alle Pubbliche Amministrazioni. Attraverso questo AQ, Almaviva ed Engineering gestiranno ordini, il monitoraggio dei consumi e la fatturazione dei servizi AWS.

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Quanto si può guadagnare con la digitalizzazione

Amazon Web Services (AWS) ha incaricato Public First di intraprendere lo studio «Valorizzare il potenziale digitale dell’Italia» per capire quanto può valere sbloccare le sue ambizioni digitali. Secondo il report, il decennio digitale voluto dalla Commissione Ue potrebbe sbloccare oltre 251 miliardi di euro di valore aggiunto lordo (VAL), la misura del valore dei beni e dei servizi prodotti nell’economia del paese, che equivale a quasi il 16% dell’attuale economia dell’Italia. Lo studio evidenzia che il 55% del guadagno stimato in termini di VAL dipende dal cloud computing. Il cloud computing si riferisce alla fornitura su richiesta di risorse informatiche (IT) su Internet. Invece di acquistare, possedere e gestire data center e server, le organizzazioni possono accedere alla potenza di calcolo, allo storage, ai database e ad altri servizi sul cloud in base alle necessità. Per sbloccare questo valore è necessario che i settori pubblico e privato uniscano le forze per accelerare l’adozione di competenze e tecnologie digitali, come le tecnologie cloud.

Come sono messe le aziende italiane?

Attualmente, l’Italia è ancora lontana dal raggiungere l’obiettivo dell’UE di avere il 75% delle aziende che hanno adottato servizi cloud, big data e intelligenza artificiale. Secondo le tendenze, l’Italia non raggiungerà quella asticella fino al 2040. Attualmente solo il 39% delle società italiane ha adottato tecnologie chiave come il cloud, il 18% l’AI e il 9% i big data ma se nelle piccole imprese la loro adozione salisse di 10 punti percentuali si otterrebbe un aumento dello 0,6% di valore aggiunto lordo (Val), pari a 8,9 miliardi di euro. Nonostante l’83% di tutte le aziende consideri importanti o essenziali le competenze digitali, ben il 38% delle aziende ad alta intensità digitale ha dichiarato che la carenza di competenze digitali ha rallentato la loro crescita, il 21% che ha aumentato i costi e il 22% che ha rallentato lo sviluppo di nuove tecnologie. Senza maggiori investimenti, evidenzia ancora il rapporto, sarà difficile raggiungere l’obiettivo dell’Ue di 20 milioni di specialisti Ict entro il 2030, e appena il 17% di questi saranno donne. “Aws si impegna a fare la sua parte per potenziare il decennio digitale e sostenere l’Italia”, ha detto all’ANSA il Country manager per l’Italia di Aws, Julien Groues

Perché anche la PA deve andare sulla nuvola

Per quanto concerne i benefici per le Pubbliche Amministrazioni derivanti dall’adozione del cloud, le stime effettuate indicano risparmi fino ad oltre 1,3 miliardi di euro, di cui oltre 1 miliardo derivante dall’incremento della produttività e 300 milioni provenienti da risparmi energetici. In generale, si osserva come una maggiore adozione del cloud potrebbe costituire un importante fattore di innovazione, sia per le caratteristiche di piattaforma in grado di abilitare servizi avanzati quali applicazioni intelligenti (AI) che utilizzano grandi quantitativi di dati (Big Data) e in grado di interagire con l’ambiente circostante (IoT), sia per la possibilità di contenere sensibilmente i costi. Per quanto concerne l’interattività dei servizi pubblici, questi risultano ancora in fase di sviluppo, in particolare in ambito comunale e regionale. Utilizzando i dati Istat sull’adozione del cloud da parte dei comuni italiani e i dati SIOPE sul personale dei comuni e le spese energetiche, è stata stimata una relazione che mostra come le regioni con un più alto grado di adozione del cloud tendano a spendere meno. Sulla base di questa relazione e dei dati di spesa reali per i comuni di ciascuna regione, è stata stimata la riduzione della spesa associata a un’adozione più ampia (ad es. +10% di comuni) rispetto alle spese energetiche e di personale sostenute dai comuni stessi. La stessa procedura è stata utilizzata per stimare il risparmio che potrebbe essere realizzato dalle regioni.

Gli investimenti AWS in Italia

I 2 miliardi di euro d’investimenti previsti per la Regione AWS Europa (Milano) e le operazioni correlate entro il 2029, AWS stima che contribuiranno 3,7 miliardi di euro al PIL dell’Italia entro lo stesso periodo. Presente in Italia dal 2012, ha una storia ed investimenti consolidati nel paese, culminati nel lancio dell’AWS Europe (Milano) Region il 28 Aprile 2020 che ha consentito agli sviluppatori, le startup e le imprese, così come le organizzazioni governative, educative e non-profit d’eseguire le loro applicazioni e offrire i servizi agli utenti finali direttamente dai data center situati in Italia, oltre a sfruttare le tecnologie avanzate AWS per guidare l’innovazione nel paese. La Region Italiana è composta da tre Availability Zone zone di disponibilità- nell’area geografica intorno a Milano. Ogni Availability Zone è composta di uno o più Data Center e permette ogni giorno a tantissimi clienti della pubblica amministrazione in Italia di rivoluzionare i loro sistemi informatici potenziandoli e al tempo stesso semplificandoli in totale sicurezza. In Italia, oltre 100 servizi AWS e 250 servizi cloud di terze parti costruiti su AWS, sono stati qualificati dall’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID) che certifica il rispetto degli standard governativi di sicurezza, privacy e conformità dei dati per la Pubblica Amministrazione Italiana. Complessivamente questi servizi coprono tutte le aree chiave per la digitalizzazione del Paese, quali le scuole, la sanità, i servizi locali ai cittadini o la mobilità sostenibile. AWS continuerà a supportare i suoi APN partner, accompagnandoli nel nuovo percorso di qualificazione dei servizi cloud tracciato dall’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale.

Casi di successo

Sono già numerosi i casi divenuti emblema della collaborazione tra pubblico e privato nella transizione digitale. Per esempio, in piena pandemia, il Comune di Codogno, tristemente famoso per essere stato epicentro europeo del Coronavirus, grazie all’utilizzo di Amazon Connect ha realizzato un call center in meno di una settimana per indirizzare le chiamate direttamente al personale del comune, aiutando a rispondere rapidamente alle domande dei cittadini su COVID-19, in un momento in cui la velocità si è rivelata fondamentale. Ancora, sempre nei mesi critici dell’epidemia, servendosi di Amazon Workspaces, il Comune di Calgliari ha permesso a più di 700 dipendenti di lavorare da remoto a seguito dell’emergenza COVID-19. In tutta sicurezza e nel giro di una settimana, i servizi alla cittadinanza e quelli amministrativi comunali hanno continuato ad essere essere erogati e gestiti nella piena aderenza alle procedure del cliente. Sempre nel pieno del lockdown, il Comune di Firenze, nel marzo 2020, ha sviluppato in 30 giorni le interfacce di front / back end della piattaforma di gestione della mobilità INES CLOUD ( di Municipia) – attestata su Cloud AWS – per permettere ai cittadini e alle imprese di prenotare, pagare e scaricare tutti i documenti necessari.

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