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Cia e Crypto, arriva la denuncia del governo svizzero

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Il governo svizzero ha presentato una denuncia penale in seguito all’operazione di spionaggio di Cia e Bnd tramite l’azienda svizzera Crypto

In arrivo un processo Crypto-Cia? Forse. Il governo svizzero ha presentato una denuncia penale contro la presunta attività di spionaggio della Cia e del Bnd (i servizi segreti tedeschi) a danno dei Paesi alleati e non alleati tramite Crypto AG, azienda di Zugo leader nei sistemi di crittografia.

Lo ha confermato ieri l’ufficio del procuratore generale svizzero.

La Segretaria di Stato dell’economia (Seco), organo del ministero svizzero dell’Economia, ha sporto una denuncia penale contro ignoti.

L’INCHIESTA DEL WASHINGTON POST

A metà febbraio il Washington Post ha pubblicato l’inchiesta condotta con l’emittente tedesca Zdf sull’attività di spionaggio della Cia e del Bnd (i servizi segreti tedeschi) condotta per decenni a danni di decine di Paesi, tra cui molte nazioni alleate e della Nato, Italia compresa.

Le due agenzie avrebbero truccato i dispositivi dell’azienda svizzera Crypto in modo da poter violare i codici utilizzati dai Paesi per inviare messaggi crittografati.

A partire dagli anni ’70 la proprietà della Crypto AG era di fatto passata sotto il controllo dei due servizi di intelligence.

La tecnologia venduta da Crypto presentava dunque difetti intenzionali o backdoor incorporati che rendevano i messaggi facilmente leggibili alle spie statunitensi e tedesche.

L’OPERAZIONE RUBICON

L’operazione, nome in codice Thesaurus e poi ribattezzata Rubicon negli anni ’80, ha dimostrato l’importanza di inserire difetti in apparecchiature di comunicazione ampiamente vendute. Il successo decennale della Cia probabilmente rafforzerà gli attuali sospetti statunitensi sulle apparecchiature prodotte dalla società cinese Huawei.

Il collegamento tra la società di Zugo e le agenzie di intelligence statunitense e tedesca erano già noti da quasi 20 anni. Però la recente inchiesta giornalistica aggiunge nuovi dettagli e nuove fonti.

Nel 1994 il Bnd tedesco è uscito da Crypto AG, temendo che l’operazione sarebbe venuta alla luce e avrebbe compromesso i rapporti con la Nato. Ma la Cia ha venduto le sue parti dell’azienda solo nel 2018.

L’IMBARAZZO PER LA SVIZZERA

L’accertato coinvolgimento di un’azienda svizzera al centro dell’operazione Rubicon non poteva passare inosservato per la confederazione elvetica, a causa della sua posizione come paese neutrale nelle questioni politiche.

LA DENUNCIA AL PROCURATORE GENERALE

Come riportato da Reuters, “l’ufficio del procuratore generale conferma di aver ricevuto una denuncia penale dalla Segretaria di Stato dell’economia (Seco) del 2 febbraio 2020 in merito a possibili violazioni della legge sul controllo delle esportazioni” ha dichiarato l’ufficio del procuratore generale in una nota.

L’ufficio del procuratore generale esaminerà quindi il caso prima di decidere se aprire un procedimento penale, si legge nella nota, confermando un rapporto del quotidiano svizzero SonntagsZeitung.

IL RUOLO DELLA SEGRETERIA DELL’ECONOMIA SVIZZERA

Un portavoce del ministero dell’Economia svizzero ha confermato la denuncia ma non ha aggiunto ulteriori dettagli. L’azione giudiziaria è stata confermata dalla Seco all’agenzia Keystone-Ats. La Seco è l’organo responsabile dell’autorizzazione all’esportazione di apparecchiature sensibili.

La denuncia sporta contro ignoti si riferisce all’articolo 14 della Legge federale sul controllo dei beni utilizzabili a fini civili e militari, dei beni militari speciali e dei beni strategici. Chi viola la legge, ad esempio fornendo informazioni false o incomplete per una licenza di vendita, rischia una pena detentiva o una multa fino a cinque milioni di franchi svizzeri.

La Seco ritiene che sia stato ingannata per cancellare la vendita delle macchine e del software di Crypto e sostiene che non lo avrebbe mai fatto se fosse stato a conoscenza del sistema.

CHE NE È ADESSO DI CRYPTO

Nel frattempo, il Ministero degli affari economici svizzero ha proibito le esportazioni di prodotti Crypto AG. Nel 2018 gli azionisti hanno in gran parte smantellato Crypto AG. Da quel momento due società hanno rilevato i componenti rimasti: CyOne Security fornitore esclusivo del governo svizzero e Crypto International, che ha assunto il marchio e nega di avere nulla a che fare con i servizi governativi.

Una di queste aziende, CyOne Security, gestita da ex dipendenti di punta di Crypto, ha rilasciato una dichiarazione dicendo che non poteva commentare la storia di Crypto.

“CyOne Security AG è stata fondata nel gennaio 2018. La società opera esclusivamente nel mercato svizzero, con particolare attenzione alle soluzioni di sicurezza all’avanguardia per i clienti del settore pubblico svizzero”, si legge la nota. “Dall’inizio delle sue attività commerciali, CyOne Security è stata posseduta al 100% da quattro privati ​​svizzeri. È completamente indipendente dall’ex Crypto AG. CyOne Security non ha alcun legame con nessun servizio di intelligence straniero”.

CAOS SVIZZERO

All’indomani della pubblicazione dell’inchiesta, Carolina Bohren, portavoce del ministero della difesa svizzero, ha rilasciato in una dichiarazione via e-mail: “Gli eventi in discussione risalgono al 1945 e sono difficili da ricostruire e interpretare nel contesto odierno”.

Come riporta Guardian, Bohren ha dichiarato che a gennaio il governo svizzero, appena informato sulla vicenda, ha nominato un ex giudice della corte suprema federale, Niklaus Oberholzer, per “indagare e chiarire i fatti”.

Il giudice dovrebbe riferire al ministero della difesa a giugno.

Secondo Reuters, stanno aumentando le pressioni affinché anche il parlamento lanci la propria indagine per scoprire chi in Svizzera fosse a conoscenza dell’operazione.

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