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Che cosa cambierà negli Usa dopo la fusione tra Sprint e T-Mobile

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Sprint T-mobile

Via all’accordo da 26 miliardi di dollari per la fusione tra Sprint e T-Mobile. Fatti, numeri e polemiche

Via libera alla fusione tra T-Mobile Usa e Sprint, rispettivamente terzo e quarto operatore tlc degli Stati Uniti. Il giudice Victor Marrero, del tribunale distrettuale di Manhattan, ha respinto il reclamo di un gruppo di Stati, inclusi la California e New York, secondo cui l’accordo avrebbe violato le leggi antitrust e comportato un aumento dei prezzi.

Dopo che la sentenza del giudice è diventata pubblica, Sprint, controllata dal conglomerato giapponese SoftBank, è salito di quasi il 75% e T-Mobile è balzato dell’11% all’apertura delle contrattazioni di Wall Street.

LE RAGIONI DIETRO L’ACCORDO

L’accordo darà vita a un nuovo gigante delle telecomunicazioni dal nome di T-Mobile. T-Mobile è il terzo operatore degli Stati Uniti (86 milioni di clienti) e Sprint il quarto (54,1 milioni di clienti). Il nuovo T-Mobile passerà dunque al secondo posto con circa 140 milioni di clienti, dopo AT&T (165,9 milioni di abbonati) e Verizon (94,5 milioni di clienti).

Nel comunicato diffuso ieri si legge che la nuova società prevede di offrire “piani tariffari uguali o migliori a prezzi uguali o migliori per tre anni”.

GLI STATI CONTRARI

Ma con un minor numero di concorrenti, le tre grandi aziende wireless hanno un incentivo molto inferiore per mantenere basse le tariffe. Era questa l’accusa mossa lo scorso giugno da 13 Stati avevano intentato una causa contro il progetto per motivi di antitrust. Secondo loro la ridotta concorrenza costerebbe agli abbonati di T-Mobile e Sprint oltre 4,5 miliardi di dollari all’anno.

Gli Stati sostengono inoltre che la fusione non ridurrebbe soltanto il numero di scelte, ma punirà i clienti con basso reddito dove persino un lieve rialzo dei prezzi potrebbe causare problemi. Mentre AT & T e Verizon dominano il mercato globale degli Stati Uniti, T-Mobile è il più popolare tra i clienti che guadagnano meno di  75.000 all’anno, e il marchio prepagato di Sprint Boost Mobile conta l’83% dei suoi utenti in tale fascia di reddito, secondo i dati di S & P Global Market Intelligence.

L’APPROVAZIONE DELL’AMMINISTRAZIONE TRUMP

Nel frattempo, la fusione ha ricevuto la benedizione del Dipartimento di Giustizia a luglio e della Federal Communications Commission a ottobre, aprendo la strada all’accordo.

Con la sentenza del giudice federale, sono state quindi respinte al mittente le accuse dei procuratori dei 13 Stati secondo i quali l’accordo significherebbe meno concorrenza e bollette telefoniche più elevate per i consumatori.

I PASSI SUCCESSIVI

L’operazione è stata valutata inizialmente a 26 miliardi di dollari ma è probabile che le due parti facciano qualche ritocco rinegoziando i termini prima che l’accordo venga concluso, probabilmente nell’aprile 2020.

CHI GUADAGNA DALLA FUSIONE?

Come ha scritto oggi Stefano Feltri – direttore di ProMarket.org – sul Fatto Quotidiano “a guadagnarci saranno in pochi: gli azionisti di T-Mobile e Sprint, che già pregustano i profitti che potranno spremere ai clienti grazie alla minore competizione, e le banche che stanno lavorando alla fusione in cambio di 155 milioni di dollari di commissioni. L’economista Thomas Philippon usa proprio il settore della telefonia mobile come esempio della tendenza degli Stati Uniti verso un capitalismo di monopoli e oligopoli: i piani tariffari base per gli smartphone costano due volte e mezzo più che in Francia, tra i 45 e i 65 dollari al mese. Secondo i calcoli di Philippon e del suo co-autore Germán Gutiérrez, la progressiva concentrazione nelle mani di poche aziende di vaste parti dell’economia Usa ha sottratto ai lavorati americani 1.250 miliardi di dollari di potere d’acquisto tra 2012 e 2018. Fanno circa 5.000 dollari in meno per ogni famiglia ogni anno. Sono tanti soldi”.

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