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Perché 10 Stati Usa si oppongono alla fusione T-Mobile e Sprint

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Dieci Stati Usa hanno avviato una causa per bloccare l’acquisizione di Sprint Corporation da parte di T-Mobile US per motivi di antitrust

Questo matrimonio non s’ha da fare. La fusione tra T-Mobile e Sprint, il terzo e quarto operatore mobile degli Usa dietro i colossi Verizon e AT&T, si è imbattuta in un altro ostacolo. Dieci Stati hanno intentato una causa martedì per bloccare l’acquisto di Sprint da 26 miliardi di dollari da parte di T-Mobile Us, sostenendo che ciò avrebbe danneggiato la concorrenza e aumentato i prezzi per il servizio di telefonia mobile.

La causa arriva quando il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti è prossimo a prendere una decisione definitiva sull’operazione, che ridurrebbe il numero di operatori wireless nazionali a tre su quattro.

GLI STATI CONTRARI

I procuratori generali di New York e California guidano il gruppo di 10 stati tra cui Colorado, Connecticut, Distretto di Columbia, Maryland, Michigan, Mississippi, Virginia e Wisconsin. L’accusa è che la ridotta concorrenza costerebbe agli abbonati di T-Mobile e Sprint oltre 4,5 miliardi di dollari all’anno.

LE MOTIVAZIONI

Gli Stati sostengono che la fusione non ridurrebbe soltanto il numero di scelte, ma punirà i clienti con basso reddito dove persino un lieve rialzo dei prezzi potrebbe causare problemi. Mentre AT & T e Verizon dominano il mercato globale degli Stati Uniti, T-Mobile è il più popolare tra i clienti che guadagnano meno di  75.000 all’anno, e il marchio prepagato di Sprint Boost Mobile conta l’83% dei suoi utenti in tale fascia di reddito, secondo i dati di S & P Global Market Intelligence.

NON C’È DUE SENZA TRE

Prima del matrimonio c’è stato un lungo corteggiamento negli ultimi anni. Dal momento che Verizon e AT & T sono due colossi al confronto, una fusione renderebbe entrambe un unico concorrente più forte. T-Mobile e Sprint ci hanno provato già due volte prima.

La prima nel 2014, quando SoftBank, il conglomerato giapponese che controlla Sprint ha lanciato l’idea di un accordo con T-Mobile. All’epoca i regolatori della Casa Bianca hanno preferito mantenere quattro concorrenti nazionali. Il secondo tentativo nel 2017, naufragato dal momento che SoftBank e Deutsche Telekom, parent company di T-Mobile, non si sono accordati su quanto controllo avrebbe avuto ciascuna parte.

Alla fine le due società hanno accettato l’ultima ipotesi di fusione nell’aprile 2018. La società unita avrebbe preso il nome di T-Mobile e sarebbe stata un valido competitor per Verizon e AT & T.

LUCE VERDE DALLA FCC

Ma alla fine del mese scorso, Ajit Pai, il presidente della Fcc (Federal Communications Commission) ha raccomandato all’Authority di approvare l’accordo dopo che Sprint e T-Mobile hanno apportato alcune revisioni alla struttura della fusione pianificata.

“La fusione contribuirà a portare la banda larga mobile più veloce alle popolazioni rurali americane – ha detto il presidente Fcc in una nota. Due delle principali priorità della Fcc è il superamento del digital gap nelle campagne e l’affermazione della leadership Usa nel 5G. Gli impegni presi oggi da T-Mobile e Sprint farebbero avanzare ciascuno di questi obiettivi critici”.

LA PROMESSA DI T-MOBILE E SPRINT

Le società hanno accettato infatti alcuni impegni di copertura, tra cui velocità di trasferimento di 100 megabit al secondo (equivalenti alle velocità della banda larga domestica veloce) accessibili a circa il 66% degli americani entro tre anni dalla chiusura dell’accordo. Sprint si è impegnata a cedere la sua società wireless mobile low cost Boost. Come nuovo unico operatore le società promettono di offrire prezzi migliori rispetto a quelli attualmente offerti da T-Mobile o Sprint per tre anni dalla chiusura dell’accordo. Infine, le due compagnie hanno accettato di pagare fino a  2,4 miliardi di dollari di multa in caso di violazione dell’accordo.

SCETTICISMO DEGLI STATI

I dieci procuratori generali hanno dichiarato di aver “preso in seria considerazione” il discorso sulla copertura rurale estesa, ma hanno notato che T-Mobile non ha fornito prove dell’espansione della connessione in quelle aree che non sarebbero già state servite da almeno una delle due reti. Inoltre, gli stati sostengono che il lancio delle reti 5G avverrà anche senza la fusione e che la cessione di Boost Mobile non sarà sufficiente per affrontare i danni alla concorrenza.

L’ULTIMA PAROLA AL DIPARTIMENTO DI GIUSTIZIA

La mossa delle autorità statali farà sicuramente pressione su Makan Delrahim, il capo dell’antitrust al Dipartimento di Giustizia, che sta ancora valutando l’operazione.

L’INCOGNITA TRUMP

Infine, resta il dubbio sulla posizione del presidente Trump. Il numero uno della Casa Bianca ha spesso espresso scetticismo sul consolidamento del mercato in diversi settori. Proprio lunedì, Donald Trump ha espresso la sua preoccupazione circa l’accordo di fusione tra le due società aerospaziali Raytheon e United Technologies.

 

 

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