Innovazione

Cdp, Ice e non solo. Ecco gli alleati di Di Maio nell’Intelligenza artificiale

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Intelligenza artificiale

Tutti i primi dettagli sulla Strategia nazionale per l’Intelligenza artificiale messa a punto dal ministero dello Sviluppo economico insieme con gli esperti. E il ruolo di Cassa depositi e prestiti (Cdp) e Ice

Sostenere i centri di ricerca d’eccellenza in materia di Intelligenza artificiale, le strutture di sperimentazione e favorire l’adozione di tecnologie IA da parte delle imprese, in particolare le Pmi. E coivolgendo soggetti privati (come le banche) e società controllate dal Tesoro come Cassa depositi e prestiti (Cdp).

Sono queste, in estrema sintesi, le proposte di schema per la realizzazione di una Strategia nazionale sull’Intelligenza Artificiale che al più presto verrà varata dal gruppo di esperti che lavora per il Mise.

L’Italia, infatti, punta sul settore dell’Intelligenza Artificiale, come ha chiarito anche Marco Gori, vicedirettore del Laboratorio Cini, qualche giorno fa in un’intervista a StartMagazine. (qui il testo dello schema di Strategia nazionale sull’Intelligenza Artificiale1 incontro gruppo esperti 21_01_2019).

L’EUROPA LAVORA A UN APPROCCIO COORDINATO SULL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Il tema dell’intelligenza artificiale rientra nella strategia della Commissione europea per la digitalizzazione dell’industria e nella nuova strategia di politica industriale dell’Ue a cui l’Italia partecipa con l’impegno del Mise. Con la dichiarazione sulla cooperazione in materia “L’intelligenza artificiale per l’Europa” del 10 aprile 2018, l’Unione Europea (più la Norvegia) ha di fatto proposto un approccio coordinato per stimolare la capacità tecnologica e industriale europea in materia, per sostenere crescita, occupazione qualificata e nuovi modelli di business. Ma anche affrontare le sfide socioeconomiche emergenti e predisporre un contesto regolamentare adeguato basato su diritti e valori fondamentali dell’Unione e sui principi di trasparenza e accountability.

COSA DICE LA PROPOSTA DI STRATEGIA NAZIONALE PER L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE: VALORIZZARE LA RICERCA

Il documento propone, innanzitutto, di mappare i centri nazionali (CINI), di promuovere il loro coordinamento con il tessuto industriale e favorire la collaborazione con altri centri europei. Ma anche di mappare le strutture di sperimentazione e test a livello nazionale (come ad esempio il corridoio 5G del Brennero per la guida autonoma) e sostenere piattaforme e progetti pilota su larga scala. Infine, come detto, di favorire l’adozione della IA a imprese e Pmi attribuendo un ruolo ai Competence Center.

SPINGERE SU EDUCAZIONE E SKILLS

La strategia Nazionale sull’IA batte poi il tasto sull’educazione a tutti i livelli, grazie a un collegamento con i cicli educativi direttamente tramite il Miur, sostenendo naturalmente l’educazione duale e l’alta formazione tecnica professionale e favorendo l’imprenditorialità innovativa anche in ambito universitario.

Non solo. Nello schema di proposta si chiede di puntare anche sull’educazione “informale” vale a dire training sul posto di lavoro e apprendimento permanente: ciò mappando le migliori pratiche esistenti, incentivando la formazione 4.0 e utilizzando come strategia quella derivante da Ocse su domanda e offerta delle competenze. Infine si chiede di esercitare un’attrazione di talenti dall’estero favorendo, in particolare, un ritorno dei “cervelli” italiani, utilizzando la Carta Blu europea e la valorizzazione dei visti di ingresso.

OCCORRE ATTRARRE INVESTIMENTI QUALIFICATI

Naturalmente tutta la struttura si regge anche sulla base di investimenti qualificati: per cui viene chiesto un incentivo tramite una rimodulazione del credito d’imposta R&S in chiave SME-friendly, una proroga dell’iper-ammortamento e un nuovo voucher per i manager dell’innovazione. A ciò si devono aggiungere nuovi fondi per Intelligenza artificiale e IoT e Blockchain – attualmente al livello di 45 milioni di euro per il triennio 2019-2021 – definendo innanzitutto governance e modalità per l’investimento, l’esplorazione di possibili sinergie con la commissione Ue e utilizzando il Fondo europeo per gli investimenti.

Il tutto inserito in un contesto in cui occorrerà sciogliere dei nodi legati a come il sistema bancario potrà sostenere gli investimenti in IA da parte delle Pmi, come possono partecipare i player pubblici come Cdp, Ice o le partecipate, ma anche come sfruttare al meglio la programmazione europea, vale a dire Orizzonte Europa e il nuovo Programma per l’Europa digitale che conta ben 9,2 miliardi di euro di fondi. Senza trascurare i partenariati internazionali e pubblico-privati.

L’IMPORTANZA DEI DATI, DELLE NORMA E DELLE RICADUTE SUI SERVIZI PUBBLICI

Tra le altre “raccomandazioni” della strategia sono da segnalare per il settore dati, l’implementazione della legislazione europea, lo sviluppo di API e standard condivisi, l’identificazione di dati pubblici per sperimentarne il riusi, lo scambio di open data in ambito scientifico, l’adesione a progetti Ue nell’area salute, la promozione di piattaforme per il data sharing industriale e la creazione in Italia di Computer ad Alta Performance.

Invece dal punto di vista normativo ed etico il lavoro, secondo lo schema, dovrebbe concentrarsi più sulla creazione di un quadro etico condiviso a livello europeo e di G20, valutando la tenuta del quadro normativo attuale rispetto all’AI, favorendo al contempo la sperimentazione di “regulatory sandbox”. Infine, sempre secondo lo schema elaborato dagli esperti, occorrerebbe dirigere gli sforzi verso un miglioramento dei servizi pubblici attraverso una partecipazione a iniziative di peer learning a livello Ue, una mappa delle best pratice esistenti, e una promozione del procurement pubblico basato sull’Ia in particolare in ambito sanitario con sistemi di diagnostica basati sul machine learning, e pratiche di eGovernment a tutti i livelli, sostenendo i progetti pilota di Bruxelles (eTraslation e AI-powered di self-healing per la cybersecurity), e promuovendo infine l’evidence-based making per efficientare le politiche pubbliche tramite IA.

ECCO CHI SONO GLI ESPERTI SCELTI DAL MISE

Al fine di predisporre la Strategia Nazionale IA italiana, il ministero dello Sviluppo Economico (MISE) ha selezionato nelle settimane scorse un gruppo di 30 esperti di alto livello che sta lavorando al testo. Il Mise ritiene priorità fondamentale per il nostro Paese conoscere, approfondire e affrontare il tema dell’Intelligenza artificiale (IA), oltre ad aumentare gli investimenti pubblici e privati, come già espresso nelle linee programmatiche presentate dal Ministro Luigi Di Maio al Parlamento.

Nel gruppo che si occuperà di intelligenza artificiale, si trovano il religioso francescano Paolo Benati, docente di etica delle tecnologie, neuroetica, bioetica e teologia morale presso la Pontificia Università Gregoriana, il Segretario Generale della Fim Cisl Marco Bentivogli, ma anche il direttore dei laboratori software di Ibm Walter Aglietti e il presidente dell’Unc Massimiliano Dona. Nel gruppo che si occuperà di Blockchain ci sono diversi esperti in criptovalute (Stefano Capaccioli, Vincenzo Di Nicola, Giustozzi Lorenzo, Marco Monaco, Laura Emilia Maria Ricci, Federico Tenga), esperti in tutela dei consumatori come Gabriele Luigi che è anche vicepresidente della community Ong “Visionari No profit”.

Diversi i professori universitari, fra questi: Gian Domenico Mosco, ordinario di diritto commerciale alla Luiss; Ernesto Damiani ordinario della statale di Milano e direttore del Center on Cyber-Physical Systems da lui fondato presso la Khalifa University di Abu Dhabi. (Qui le biografie degli esperti nominati da Di Maio)

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