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Bruxelles. Il ruolo dei social network, la propaganda e l’emergenza

Attentati In Belgio

La notizia delle esplosioni di Bruxelles è stata data dall’account ufficiale Twitter del Brussels Airport, mentre i jihadisti twittavano frasi di esultanza. Il ruolo dei social network negli attentati in Belgio

Torna il terrore nel cuore dell’Europa. Questa mattina ci sono state tre esplosioni a Bruxelles: le prime due, avvenute circa alle otto del mattino, sono state all’aeroporto Zaventem di Bruxelles in Belgio, mentre la terza è avvenuta alla stazione della metropolitana di Maalbeek, nel centro della città belga. Si tratta di attentati terroristici, già rivendicati dall’Isis. Il primo ministro belga Charles Michel ha detto che almeno una delle due esplosioni all’aeroporto è stata causata da un attentato suicida. La città è ora sigillata, il Governo ha attuato il piano catastrofi, è stato sospeso il trasporto pubblico.

Pochi minuti perchè la notizia si diffondesse sui social. “Ci sono state due esplosioni all’aeroporto. La struttura è stata evacuata. Non venite all’aeroporto!” si legge nel primo tweet pubblicato subito dopo le 8.30 dall’account ufficiale del Brussels Airport. “Non venite all’aeroporto. L’aeroporto è stato evacuato. Evitate l’area dell’aeroporto. I voli sono stati cancellati”, si legge dieci minuti dopo.

L’hashtag #Bruxelles diventa virale, raggiungendo il primo post nei trend mondiali su Twitter: c’è chi lo usa per dare informazioni, chi per dare notizie di sé, chi per esprimere solidarietà (si twitta anche con #PrayforBelgium).

Il ruolo dei social network per informare

E’ l’account ufficiale del Brussels Airport la fonte primaria e ufficiale degli eventi. Il social manager aggiorna, avvisa e diffonde i numeri utili. “Tutte le operazioni sono sospese fino a prossimo annuncio. Seguite le informazioni sul nostro sito”, si legge poco dopo gli attentati. A legittimare l’account Twitter dell’aeroporto come fonte ufficiale degli eventi è anche il Primo Ministro belga Charles Michel, che sul social ha scritto: “Seguiamo la situazione minuto per minuto. La priorità assoluta va alle vittime e alle persone presenti nell’aeroporto”.

E mentre i testimoni tacciono (almeno per ora), chi è scampato all’attento, chi è a Bruxelles per lavoro, chi ha perso fortuitamente l’aereo che avrebbe dovuto portarlo nella capitale dell’Europa, ha utilizzato i social per tranquillizzare i parenti. Molti gli italiani che su Facebook o Twitter hanno fatto sapere che stavano bene e non erano tra le vittime degli attacchi terroristici.

social network

Anche notizie false sui social network

Ad esser condiviso sui social anche un video che nulla aveva a che vedere con Bruxelles. Le immagini, che riprendevano un’esplosione avvenuta all’aeroporto di Mosca di Domodedovo nel 2011, sarebbero state spacciate come testimonianza video di quanto stesse avvenendo nella capitale Belga. Il video, pubblicato su Twitter, in bianco e nero e recante la data odierna, è stato ripreso dai principali media internazionali (in Italia anche da Sky Tg24 e HuffPost) e continua a circolare in rete. Sono stati alcuni utenti di Twitter a scovare la bufala.

I jihadisti esultano sui social

Facebook e Twitter non solo a servizio dell’informazione. Dopo le esplosioni, i jihadisti hanno esultano sui social media. Molti account e profili riconducibili a militanti di Daesh hanno inneggiato con parole che non vale davvero la pena riportare.

Da sempre Internet è stato usato da gruppi estremisti per esultare, rivendicare attentati e fare propaganda. L’Isis ha dimostrato di saper ben fare uso delle tecnologie del 21° secolo per promuovere ideologie incentrate su sterminio di massa, tortura, stupro, schiavitù. Bastia pensare che, grazie ai social network, il califfato nero ha adescato 25.000 stranieri nella lotta in Siria ed Iraq, 4.500 dei quali provenienti da Europa e Nord America

Twitter, proprio in merito alla lotta all’Isis, ha già sospeso 125mila profili a partire dalla metà del 2015. Gli account bloccati dal social network sono quelli che “minacciano o promuovono atti terroristi”.

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