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Blockchaintechnology e PA, cosa sta succedendo

Blockchain

L’intervento di Salvatore Santangelo

 

Alec Ross – già consigliere per l’innovazione del dipartimento di Stato con Hillary Clinton – raccontando la genesi della tecnologia Blockchain, fondamentalmente, la presenta come una soluzione abilitante per quella che si profila certamente come una delle più vigorose sfide rispetto a uno dei pilastri dell’Entità statuale: le criptovalute, il nuovo denaro.

Quindi, ci troveremmo di fronte a uno dei passaggi chiave dell’Utopia pirata anticipata da Bruce Sterling e William Gibson nei loro romanzi cyberpunk.

Fatta questa premessa vanno evidenziati due mega trend dello scenario geopandemico: il primo – in assoluta controtendenza rispetto agli ultimi 40 anni – riguarda un preponderante ritorno del Pubblico.

È così evidente che persino il più istituzionale tra i quotidiani, il più autorevole alfiere del thatcherismo, il Financial Times – in un editoriale – ha chiosato che «Riforme radicali – che ribaltino la direzione politica prevalente delle ultime quattro decadi – devono essere messe in agenda. I governi dovranno accettare un ruolo più attivo nell’economia. Dovranno guardare ai pubblici servizi come investimenti piuttosto che debito, e ricercare regole che rendano il mercato del lavoro meno precario».

In sintesi si reclama appunto una nuova centralità dello Stato, sia nel sistema del welfare che in quello della politica industriale; questo perché l’unica certezza che abbiamo è che un approccio efficace contro il Covid19 (e le sue conseguenze economiche) deve essere pari a una mobilitazione bellica nei termini delle risorse umane ed economiche disponibili, della piena consapevolezza dell’Opinione pubblica, di un efficace coordinamento tra pubblico e privato.

La seconda traiettoria riguarda una serie di fenomeni che hanno subito una brusca accelerazione: digitalizzazione, lavoro agile e a distanza, smaterializzazione.

Proprio in questo contesto è sempre più evidente l’esigenza di “certificare” e cristallizzare una mole impressionante di dati e documenti.

Su questo versante – dalla scuola, alla sanità, alla lotta alle contraffazioni e alle truffe – si misurerà la capacità della PA e della classe dirigente del Paese di affrontare la sfida dell’uscita dal contesto pandemico e della piena implementazione del PNRR.

La capacità di generare fiducia è un’ulteriore, fondamentale variabile da tener presente in questo difficile contesto e su cui gli asset tecnologici avranno un forte impatto.

Tenendo presente che la competizione tra le Potenze si misura e si misurerà sempre più sulla qualità del capitale umano; in questo senso la sfida è sulle biotecnologie, sui calcolatori quantistici, sull’Intelligenza artificiale e sulla capacità di collezionare e analizzare dosi sempre più massicce di dati.

La campagna vaccinale è un vero e proprio punto di snodo di questo percorso.

Fatte queste premesse ed evidenziati i paradossi da affrontare, il nodo cruciale da sciogliere riguardo proprio l’opportunità di integrare la tecnologia Blockchain all’interno della Pubblica amministrazione, al fine di trovare un punto di equilibrio tra le tendenze evocate, risiede nella complessa conciliabilità dei due paradigmi.

Infatti, la Blockchain pubblica (Blockchain permissionless) può essere intesa come un sistema di governo a se stante, con regole e “istituzioni” proprie che determinano l’equilibrio tra i soggetti che cooperano nella rete.

Tale equilibrio viene raggiunto dalla Blockchain secondo un approccio tipicamente decentralizzato, diversamente appunto dalla caratteristica centralizzazione della Pubblica amministrazione.

Gli avvocati Alberto Improda e Fabio Coppola (tra i principali esperti della materia) giustamente sottolineano come: «La tecnologia Blockchain sia basata sulla disintermediazione e sull’elevato grado di trasparenza di ciò che avviene sulla rete. La gestione delle informazioni è pertanto decentralizzata, essendo queste accessibili a chiunque vi partecipi. Tale principio di funzionamento stride con il modello accentrato di gestione delle informazioni negli organi pubblici che determinano in base a regole proprie, la conoscibilità e le condizioni di divulgazione delle informazioni».

Quindi: una tecnologia al servizio del pubblico, oppure una nuova PA adatta alle poderose trasformazioni in corso?

Il tema dell’integrazione di questa tecnologia (e di altre) nel contesto post pandemico ci porta anche ad allargare la riflessione sul ruolo dello Stato-innovatore (o meglio del Sistema Paese-Innovatore).

Tra le esperienza che meritano di essere citate troviamo – per esempio – quelle messe in campo dall’Inps che – individuando in Vincenzo Di Nicola (ex startupper che ha venduto la sua GoPago a Amazon, e che poi si è lanciato nel mondo delle criptovalute con Conio) il proprio Responsabile per l’Innovazione Tecnologica e la Trasformazione Digitale – sembra aver imboccato una strada in grado di superare l’imbarazzo di alcune performance non proprio brillanti dei propri sistemi informatici nelle prime fasi della Pandemia.

Come a dire, che la cultura hacker ha fatto il suo capolino nel mondo della PA: si chiude così il cerchio della parabola che abbiamo tracciato all’inizio e – con i nuovi progetti legati al miglioramento dell’interfaccia informatica e sull’Intelligenza artificiale – sembra che stiamo uscendo dalla fase degli annunci per avviarci a quella dei progetti volti a migliorare la vita dei cittadini. Sempre sul fronte di quella che si rivela la più importante articolazione dello Stato sul fronte dell’erogazione dei servizi, sotto la spinta di Giuseppe Conte (omonimo dell’ex presidente del Consiglio) con delega alla formazione e allo sviluppo delle risorse umane, la definizione dei nuovi percorsi di crescita professionale del personale Inps  e una nuova consapevolezza dell’importanza della dimensione culturale sono le premesse di un cambiamento sistemico.

Tornando al tema proprio della Blockchain, un altro aspetto che andrà valutato sarà quello del perimetro cyber, considerando anche gli importanti sforzi e gli investimenti fatti in questo campo dal nostro Paese; e restituendo la parola a Improda e Coppola: «vale la pena ricordare che le caratteristiche di sicurezza della Blockchain per quanto riguarda i bitcoin, queste sono effettivamente valide, non in virtù di un qualche particolare sistema crittografico in possesso esclusivo dello pseudonimo creatore della rete, ma per l’effetto sinergico generato da tecnologia, crittografia e, non di meno, dal sistema di incentivi economici che Satoshi Nakamoto è stato in grado di realizzare».

Una traiettoria che merita certamente di essere esplorata.

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