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Tutte le tensioni virali su Avigan anti Covid-19

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Aifa autorizza la sperimentazione del farmaco giapponese Avigan contro Covid-19: sarà testato in Veneto. Reazioni, commenti e polemiche


Tentar non nuoce? Aifa, dopo aver sostenuto che non ci sono evidenze sull’efficacia di Avigar nella cura di Covid-19, ha deciso di avviare una sperimentazione clinica.

La decisione, però, ha suscitato critiche e prese di posizione, anche da parte di alcuni politici. I dettagli.

AVIGAR

L’Avigan, o Favipiravir in gergo tecnico, è un farmaco antinfluenzale sviluppato nel 2014 dal gruppo giapponese Fujifilm Toyama Chemical (fondata nel 1968). Il farmaco antivirale, che possiede un’attività diretta contro molti virus a RNA, è stato anche fornito dal governo giapponese come aiuto di emergenza per contrastare l’epidemia del virus Ebola in Guinea.

Il medicinale non è autorizzato né in Europa, né negli Usa.

UN VIDEO DI UN INFERMIERE ITALIANO

Il suggerimento sul possibile utilizzo dell’Avigan arriva da un video postato da un farmacista romano che vive in Giappone, Cristiano Aresu, che mentre passeggia tra le strade di Tokyo racconta di come il farmaco sia stato in grado di bloccare il progredire di Covid-19 nei pazienti in cui è stato somministrato per tempo.

AVIGAN EFFICACE REALMENTE?

In realtà, a dare buone speranze sull’efficacia del farmaco è anche Zhang Xinmin, funzionario del ministero cinese della scienza e della tecnologia: “Ha un alto grado di sicurezza ed è chiaramente efficace nel trattamento”, ha detto Zhang ai giornalisti.

Avigan avrebbe prodotto risultati incoraggianti negli studi clinici avviati a Wuhan e Shenzhen, che hanno coinvolto 340 pazienti.

IL GIAPPONE INVITA ALLA CAUTELA

Dal Giappone, invece, si invita alla cautela. Avigan avrebbe effetti collaterali gravi e potrebbe causare anomalie fetali nelle donne incinte ed è per questo che il farmaco non è usato per trattare l’influenza regolare.

LA REAZIONE A CALDO DI AIFA

Sulla questione era intervenuta fin da subito, viste le reazioni sui social, l’Agenzia italiana del Farmaco: “Sono unicamente noti dati preliminari, disponibili attualmente solo come versione pre-proof (cioè non ancora sottoposti a revisione di esperti), di un piccolo studio non randomizzato, condotto in pazienti con Covid-19 non grave con non più di 7 giorni di insorgenza, in cui il medicinale favipiravir è stato confrontato all’antivirale lopinavir/ritonavir (anch’esso non autorizzato per il trattamento della malattia Covid-19), in aggiunta, in entrambi i casi, a interferone alfa-1b per via aerosol. Sebbene i dati disponibili sembrino suggerire una potenziale attività di favipiravir, in particolare per quanto riguarda la velocità di scomparsa del virus dal sangue e su alcuni aspetti radiologici, mancano dati sulla reale efficacia nell’uso clinico e sulla evoluzione della malattia”, spiegava giorni fa Aifa in una nota.

LA DECISIONE SULLA SPERIMENTAZIONE

Successivamente, però, sempre Aifa ha annunciato:  “La Commissione Tecnico Scientifica, riunita nella seduta del 23 marzo, sulla base di preliminari e limitate evidenze di attività del medicinale favipiravir nella malattia Covid-19, è impegnata nella valutazione di un programma di sperimentazione clinica per valutare efficacia e sicurezza di questo trattamento”.

L’ANNUNCIO DI ZAIA

Il governatore del Veneto Luca Zaia, che aveva già manifestato la volontà di testare il farmaco, gioisce la decisione dell’Agenzia. “Apprendo con piacere la comunicazione del Ministro Speranza e benvenga la decisione dell’Aifa di sperimentare l’utilizzo del farmaco Avigan sul territorio nazionale, per testare le capacità di combattere il #coronavirus. Come già detto nei giorni scorsi la Sanità del Veneto è pronta ad affrontare il protocollo che verrà deciso per testare il farmaco nei pazienti del nostro territorio. E’ giusto e corretto non dare facili speranze. Questa è infatti una sperimentazione scientifica. E’ tuttavia pur vero che non bisogna lasciare nulla di intentato nella lotta alla peggiore epidemia dal dopo guerra ad oggi”, scrive in un post su Facebook.

zaiaLO STUPORE DI LOPALCO

La decisione lascia stupito Pierluigi Lopalco, epidemiologo, professore di Igiene all’Università di Pisa e responsabile della struttura di progetto per il Coordinamento delle emergenze epidemiologiche della Regione Puglia: “Resto stupito del fatto che ora si avviano sperimentazioni su un farmaco sulla base di un video virale di uno sconosciuto e senza che ci siano studi pubblicati su riviste specializzate su un farmaco testato solo su poche persone”, ha dichiarato oggi il professore in Tv su La7.

GIUSEPPE IPPOLITO (SPALLANZANI): PORTA APERTA A CHI SFRUTTA COVID-19 PER FARE MERCATO?

Sulla stessa linea di Lopalco è Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dello Spallanzani di Roma, che a Repubblica ha affermato: “Le situazioni di emergenza possono aprire la porta ad appetiti di chi vuole fare mercato. Nella validazione di strategie terapeutiche ci sono sempre, anche in fase emergenziale, da fare molti passaggi imprescindibili, come studi e verifiche di reale efficacia. Chi usa soldi pubblici ha una responsabilità sociale. Tante delle cose proposte, comunque, non sembrano avere grande spazio applicativo”.

“Il favipiravir è stato proposto come farmaco in grado di risolvere il problema di Covid-19 senza che vi fosse una solida base scientifica. Lo dice la stessa azienda. Diverso è il discorso di promuovere in un Paese come il nostro, che ne ha tutte le possibilità, studi seri, e condotti rapidamente ma in maniera rigorosa e centralizzata, governata dall’Aifa”, aggiunge il direttore scientifico dello Spallanzani. “Diffondere speranze senza prove scientifiche sufficienti vuol dire abusare di una situazione di fragilità e sensibilità emozionale che si configura sempre in situazioni come queste”.

L’ISTITUTO SUPERIORE DI SANITA’

L’Istituto Superiore di Sanità, invece, invita, tramite le parole del presidente Silvio Brusaferro, intervenuto ai microfoni di Rai Radio2 nel corso del programma I Lunatici, a giudicare solo dopo studi scientifici “metodologicamente corretti e coordinati”.

“Siamo un Paese che in questa fase storica e in questa contingenza ha adottato il metodo della trasparenza come metodo guida. L’Agenzia italiana del farmaco sta facendo uno splendido lavoro di catalogazione e inserimento di tutte le possibili sperimentazioni in maniera trasparente sul suo sito”, ha detto il Presidente dell’ISS.

“Dobbiamo guardare a questo sforzo che stiamo facendo come Paese come a una garanzia per trovare la migliore soluzione possibile. Dovremo capire quale farmaco sarà più efficace, ma lo capiremo solo facendo studi metodologicamente corretti e coordinati. Facendo così faremo un lavoro importante per noi ma anche per il resto del mondo”, ha aggiunto Brusaferro.

TEST ANCHE NEL LAZIO?

E’ intervenuta sulla questione anche l’eurodeputata della Lega Luisa Regimenti, medico legale e responsabile Sanità per il partito nel Lazio, che chiede la sperimentazione del farmaco anche nella Regione Lazio: “Avviare al più presto anche nel Lazio la sperimentazione del Favipiravir. È il farmaco prodotto in Giappone dalla Fujifilm Toyama Chemical e commercializzato come Avigan. L’antivirale sembra funzionare in modo risolutivo per combattere l’infezione da Covid-19, anche se solo nella fase iniziale della malattia. Interviene sull’Rna del virus fino a bloccarne la replicazione nei polmoni e aiutare così la normale respirazione”, scrive la Regimenti in una nota congiunta con i deputati leghisti Francesco Zicchieri e Claudio Durigon, rispettivamente coordinatore regionale e responsabile di Roma e Provincia.

LA REAZIONE DI GIORGIA MELONI

A commentare la vicenda sui social è stata Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia:  “L’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) ha annunciato che avvierà la sperimentazione sul medicinale giapponese Avigan, che potrebbe essere utilizzato per contrastare il Coronavirus. Il fatto che l’Aifa abbia deciso di indagare meglio dimostra che non era totalmente campata in aria la segnalazione di questo giovane farmacista italiano che aveva fatto un video in Giappone diventato subito virale e per il quale aveva ricevuto insulti di ogni genere e perfino minacce. Speriamo la sperimentazione dia buoni risultati: saranno la scienza e i rigidi protocolli di controllo dei farmaci esistenti in Italia a confermarci l’efficacia e se questo farmaco potrà essere utilizzato, ma ringraziamo comunque chiunque cerchi di offrire elementi per cercare soluzioni”, ha scritto la Deputata su Facebook.

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