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Assistenti vocali, Bruxelles lancia l’allarme su Google, Apple e Amazon

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Pubblicati i risultati preliminari dell’indagine della Commissione europea sulla concorrenza nel settore Internet of things. Tutti i dettagli.

 

Bruxelles mette in guardia: Google, Apple e Amazon potrebbero danneggiare la concorrenza nel settore degli smart devices.

“Occorre assicurare che la crescita di Internet avvenga in un modo competitivo. I primi risultati di alcune ricerche mostrano il ruolo centrale nell’assistenza voce e operativa di determinati gatekeeper, come Google, Apple e Amazon, che indirizzano comportamenti che influenzano negativamente la concorrenza”. Lo ha detto oggi la commissaria Ue alla concorrenza Margrethe Vestager nella conferenza stampa in cui ha annunciato la pubblicazione di una relazione sul tema da parte della Commissione.

Mercoledì la Commissione europea ha pubblicato infatti i risultati preliminari dell’indagine sul settore della concorrenza sui mercati dei prodotti e dei servizi relativi all’Internet of Things dei consumatori nell’Unione europea.

“Quando abbiamo avviato l’indagine di settore eravamo preoccupati che potesse esserci il rischio che emergessero ‘gatekeeper’, che potessero usare il loro potere per danneggiare la concorrenza a scapito dello sviluppo delle imprese e dei consumatori. Dai primi risultati pubblicati oggi, sembra che molti nel settore condividano le nostre preoccupazioni” ha aggiunto Vestager.

Per Bruxelles “una concorrenza leale è necessaria per sfruttare al massimo il grande potenziale dell’Internet of Things per i consumatori nella loro vita quotidiana. Questa analisi alimenterà la nostra futura azione di attuazione e normativa”.

La relazione preliminare sui risultati dell’indagine di settore sarà ora soggetta a consultazione pubblica per un periodo di dodici settimane, fino al 1° settembre 2020. La Commissione intende pubblicare il Rapporto finale nella prima metà del 2022. Le informazioni raccolte nel contesto dell’indagine di settore contribuiranno inoltre al dibattito legislativo in corso sulla proposta della Commissione per il Digital Markets Act.

Tutti i dettagli sui risultati dell’indagine dell’Antitrust Ue.

L’INDAGINE AVVIATA NEL 2020

L’indagine settoriale è stata avviata il 16 luglio 2020 nell’ambito della strategia digitale della Commissione e a seguito di un annuncio nella comunicazione della Commissione su Shaping Europe’s digital future.

COINVOLTE OLTRE 200 AZIENDE

Durante l’indagine, la Commissione ha raccolto informazioni da oltre 200 aziende di diverse dimensioni, operanti nei mercati di prodotti e servizi di consumo e con sede in Europa, Asia e Stati Uniti.

IL SETTORE DELL’INTERNET OF THINGS

I risultati del rapporto preliminare sull’indagine di settore riguardano le caratteristiche dei prodotti e servizi di consumo; le caratteristiche della concorrenza in questi mercati; le principali aree di potenziale preoccupazione sollevate da intervistati in relazione all’attuale funzionamento dei mercati nonché alle loro prospettive future.

Sebbene l’Internet delle cose sia un’area relativamente nuova, sta crescendo rapidamente e sta diventando sempre più parte della nostra vita quotidiana. Lo scorso anno più di metà degli europei ha visto show televisivi su smart Tv e si prevede che raddoppieranno entro il 2025 raggiungendo i 40 miliardi di euro.

Inoltre, c’è una tendenza verso una maggiore disponibilità e proliferazione di assistenti vocali come interfacce utente che consentono l’interazione con diversi dispositivi intelligenti e servizi al consumatore. La maggior parte degli intervistati, spiega Bruxelles, indica il costo degli investimenti tecnologici e la situazione competitiva come le principali barriere all’ingresso o all’espansione nel settore. Secondo le risposte degli intervistarti, i costi di investimento tecnologico sono particolarmente elevati nel mercato degli assistenti vocali.

DIFFICILI COMPETERE CON GOOGLE, AMAZON E APPLE

Per quanto riguarda la situazione competitiva, un gran numero di intervistati ha segnalato difficoltà a competere con aziende verticalmente integrate che hanno costruito i propri ecosistemi all’interno e al di fuori del settore (ad esempio Google, Amazon o Apple).

“Poiché questi attori forniscono i più comuni sistemi operativi per dispositivi intelligenti e mobili, nonché i principali assistenti vocali, determinano i processi per l’integrazione di dispositivi e servizi intelligenti in un sistema ‘Internet delle cose’ per i consumatori”.

CONCORRENZA LIMITATA PER GLI ASSISTENTI VOCALI

Inoltre è stata espressa preoccupazione in merito a determinate pratiche di esclusività e vincoli in relazione agli assistenti vocali, nonché pratiche che limitano la possibilità di utilizzare diversi assistenti vocali sullo stesso dispositivo intelligente. Potenziali problemi possono verificarsi in merito alla posizione degli assistenti vocali e dei sistemi operativi per dispositivi intelligenti come intermediari tra gli utenti, da un lato, e i dispositivi intelligenti o servizi per i consumatori, dall’altro. Tale posizione, combinata con il loro ruolo chiave nella generazione e raccolta di dati, consentirebbe loro di controllare le relazioni con gli utenti.

L’UTILIZZO DELL’ASSISTENTE VOCALE RADDOPPIERÀ NEI PROSSIMI ANNI

La Commissione ha rilevato inoltre che l’utilizzo della tecnologia dell’assistente vocale sta crescendo in tutto il mondo e si prevede che raddoppierà tra il 2020 e il 2024 (da 4,2 miliardi di AI vocali a 8,4 miliardi). Sebbene solo l’11% dei cittadini Ue intervistati lo scorso anno avesse già utilizzato un assistente vocale, secondo i dati Eurostat.

E quei giganti statunitensi già citati continuano a dominare il mercato degli assistenti vocali ora (Amazon con Alexa, Google con Google Assistant e Apple con Siri).

LA QUESTIONE DEI DATI

Un’altra preoccupazione riguarda l’accesso (disuguale) ai dati.

Nel rapporto si segnala infatti che i fornitori di sistemi operativi per dispositivi intelligenti e assistenti vocali sembrano avere un ampio accesso ai dati, comprese le informazioni sulle interazioni degli utenti con dispositivi intelligenti di terze parti e servizi per i consumatori. Molti ritengono che questo accesso e accumulo di grandi quantità di dati non solo offrirebbe ai fornitori di assistenti vocali vantaggi in relazione al miglioramento e alla posizione di mercato dei loro assistenti vocali generici, ma consentirebbe loro anche di sfruttare più facilmente nei mercati vicini.

LA MANCANZA DI STANDARD COMUNI

Infine, la prevalenza della tecnologia proprietaria, che porta a volte alla creazione di ‘standard de facto’, insieme alla frammentazione tecnologica e alla mancanza di standard comuni, sollevano preoccupazioni per la mancanza di interoperabilità. In particolare, si rileva che alcuni fornitori di assistenti vocali e sistemi operativi controllano unilateralmente i processi di interoperabilità e integrazione e sono in grado di limitare le funzionalità di dispositivi intelligenti di terze parti e servizi ai consumatori.

“Se alcune di queste pratiche sono confermate verranno aperte procedure di violazione della concorrenza” ha annunciato la commissaria Vestager.

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