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Ecco app e gadget per difenderci dalle aggressioni

Aggressioni

Per difenderci da aggressioni e violenze possiamo utilizzare la tecnologia: ecco le app che potrebbero “difenderci” in caso di necessità

 

Bullismo, stupri, violenze domestiche (e non): aumentano le aggressioni in Italia e all’estero, con esiti, talvolta, drammatici. A provare a mettere un freno a tutto questo è la tecnologia, che ci viene in soccorso con app e gadget innovativi ed efficienti (forse più della vecchia bomboletta al peperoncino).

E’ sicuramente riduttivo pensare che a una donna (o ad un uomo) basti indossare qualcosa di tecnologico per salvarsi da un’aggressione, ma è vero anche che in commercio è possibile trivare una vasta scelta di accessori che promettono, sotto varie forme, di essere efficaci sistemi di difesa nel caso di incontri spiacevoli. Proviamo a passarne in rassegna qualcuno.

L’app Kitestring

Kitestring è una moderna “mamma” virtuale, molto apprensiva. Si tratta, infatti, di una applicazione che invia dei messaggi per chiedere se è tutto ok. La ricezione dei messaggi può essere programmata nel tempo (anche in base ai nostri impegni, ai nostri appuntamenti e alle nostre paura). É possibile riceve il messaggio ogni 30 minuti, ogni ora o ogni 5 ore.

Una volta ricevuto il messaggio, ovviamente, bisogna inviare un feedback (è consigliabile attivare un codice antiaggressione come filtro per evitare che a mandare la risposta siano altre persone). Nel caso l’app Kitestring non riceva alcun messaggio di risposta, allora contatterà i numeri di emergenza impostati in precedenza, comunicando che qualcosa non va.

La geolocalizzazione: come chiedere aiuto a distanza

Le applicazioni OnWatch e Circleof6, invece, ci permettono di condividere la propria posizione per essere rintracciati via Gps, potendo avvisare amici, genitori e partner per chiedere aiuto.

Hollaback prova ad essere un aiuto più concreto. L’applicazione, infatti, permette di documentare in tempo reale eventuali molestie in strada, localizzando la posizione della vittima ed inviandola su una mappa sostenuta da una comunità più ampia, pronta a denunciare e ad intervenire sull’accaduto.

Qualcosa di simile fa Bsafe, app grazie alla quale è possibile geolocalizzare la propria posizione, inviando in caso di necessità un avviso di emergenza ad una rete di contatti.

Cab4Me: come chiamare taxi sicuri

In caso di spostamenti notturni in taxi, invece, è possibile utilizzare, per chiamare un’auto sicura, l’app Cab4Me. Sempre in caso di uscite notturne, l’applicazione le zone più sicuer della città e dunque, anche quelle da evitare.

Siamo Sicure! non ci localizza né ci invia sms, ma in caso di attivazione emette un suono acuto e forte, che potrebbe scoraggiare malfattori o stalker.

Un foulard anti-aggressione

Ci sono poi i gadget indossabili. Le allieve del Centro Moda Canossa, centro di formazione professionale della Provincia Autonoma di Trento, hanno dato vita, tra le altre cose, ad un foulard hitech, che grazie alla sensoristica applicata al tessuto, dovrebbe difendere le donne da aggressioni, violenze e stalking.

Nel caso si è in pericolo, infatti, basterà tirare un apposito cordino o semplicemente toccare il dispositivo, per attivare un allarme che produce un suono pari a 130 decibel.

Si tratta di un suono dall’intensità molto elevata, che dovrebbe disorientare l’aggressore e richiamare l’attenzione dei passanti. Non solo, come spiega Amos Collini, ricercatore della Fondazione Bruno Kessler, “Il foulard hi tech può essere un’arma utile anche contro lo stalking perché quel sensore può diventare un geolocalizzatore che la vittima può attivare per segnalare alle forze dell’ordine o ai familiari il luogo in cui si trova”.

Il foulard, però, non è ancora in commercio. Si tratta, infatti solo di un prototipo, il Centro Moda Cannossa è alla ricerca di aziende interessate a finanziare la produzione. “Abbiamo davanti un panorama molto ampio che potrà essere sviluppato a seconda delle esigenze”, ha continuato Collini, spiegando che il dispositivo potrà essere utilizzato sia a tutela del genere femminile che su quello del welfare, con sensori integrati nei vestiti per il controllo di anziani o disabili.

Abbiamo utilizzato “la tecnologia standard (elettronica ed wifi) ma per il futuro si pensa ad elettronica flessibile” ha spiegato ancora Collini. “Il prototipo è costato appena quattro euro”, e una volta in produzione il prezzo potrebbe abbassarsi ulteriormente.

Athena, il ciondolo che lancia l’allarme

athenaTra i dispositivi indossabili, che potrebbero esser utili in caso di aggressione, c’è poi Athena, un dispositivo indossabile, simile ad un ciondolo (lo si può appendere ad una collana o alla cintura), che se attivato con un semplice click invia un segnale di allarme senza che l’aggressore possa accorgersene.

L’emergenza, ovviamente, viene comunicata a tutte le persone che precedentemente abbiamo selezionato: queste riceveranno un sms con la posizione e potranno correre in aiuto o chiamare le forze dell’ordine per un intervento tempestivo.

No contact: la giacca anti aggressione

giaccaAnche le giacche possono aiutarci in cado di aggressioni. La No-Contact ha dato vita ad un giubbino dal look moderno e raffinato che apparentemente sembra innocuo, ma che rilascia una scarica di 80mila volt su chiunque la tocchi (se attivata con un pulsante interno da chi la indossa).

Il capo d’abbigliamento “elettrico”, più che tecnologico, promette di allontanare in pochi secondi l’aggressore, anche se indossa guanti. Ha un costo di 950 dollari, è impermeabile e, per evitare spiacevoli sorprese, all’interno è isolato da uno strato di gomma.

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