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App anti Covid: come e quando sono etiche?

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App Immuni anti virus cina

Se un’app non riesce a spingere le persone ad utilizzarla, diventa inutile e quindi non etica. Le app che non sono più vantaggiose devono essere migliorate o rimosse. Il report di Nature scritto da 4 autori tra cui il prof. Luciano Floridi

 

Sono almeno 47, nel mondo, le app disponibili per allertare rapidamente le persone quando si è entrato in contatto qualcuno che è infetto e sono uno strumento considerato molto utile per gestire la Fase 2 della pandemia. Già in uso in Australia, Corea del Sud e Singapore, molti altri governi li stanno testando o considerando. Ma questi strumenti aprono a scenari etici e di diritto alla privacy che non vanno sottovalutati. Nature ha stilato 16 domande per valutare se – e in che misura – un’applicazione di tracciamento dei contatti è eticamente giustificabile. Queste domande potrebbero aiutare i governi, le agenzie sanitarie pubbliche e i fornitori a sviluppare app che prestino maggiora attenzione a questi aspetti.

La sicurezza ottenuta attraverso questo sviluppo tecnologico ha un prezzo: la raccolta di dati personali sensibili minaccia potenzialmente la privacy, l’uguaglianza e l’equità. Anche se le app per contrastare il Covid-19 sono temporanee, l’implementazione rapida delle tecnologie di tracciamento corre il rischio di creare registri permanenti e vulnerabili sulla salute, sui movimenti e sulle interazioni sociali delle persone, scrivono i 4 autori del report tra cui Luciano Floridi, professore di filosofia ed etica dell’informazione presso l’Oxford Internet Institute.

Nonostante gli sforzi – Apple e Google ad esempio stanno sviluppando un’interfaccia comune per supportare le app che non richiedono l’archiviazione centrale dei dati – si sono ancora troppe questioni aperte. Ad esempio, questi sistemi dovrebbero essere disponibili e accessibili a chiunque, indipendentemente dalla tecnologia necessaria o dal loro livello di alfabetizzazione digitale. Eppure molte applicazioni funzionano solo con determinati telefoni.

Poi, i segnali bluetooth che mostrano la vicinanza dei telefoni cellulari di due individui non possono essere considerati un indicatore di rischio di infezione: due persone potrebbero trovarsi nello stesso spazio ma fisicamente separate, ad esempio, da un muro.

Quindi un alto livello di falsi positivi generato da queste applicazioni potrebbe creare un panico ingiustificato o, al contrario, potrebbe stimolare un falso senso di sicurezza e aumentare il rischio di infezione. E inoltre a mancanza di considerazione etica potrebbe erodere la fiducia nel governo e nei servizi sanitari pubblici, come è accaduto ad esempio il mese scorso, quando l’Autorità norvegese per la protezione dei dati ha accusato l’Istituto norvegese di sanità pubblica di non aver effettuato un’adeguata valutazione del rischio della sua app di tracciamento dei contatti, Smittestopp.

Limitare temporaneamente alcuni diritti e libertà fondamentali potrebbe essere eticamente giustificabile nel contesto di accelerare la fine della pandemia. La messa in quarantena degli individui, ad esempio, aiuta a prevenire la diffusione della malattia. Probabilmente, potrebbe essere immorale non utilizzare applicazioni di tracciamento digitale quando necessario. Tuttavia, molto dipende dall’efficacia dell’app, l’obiettivo perseguito, il tipo di sistema e il contesto in cui verrà distribuito.

I Paesi stanno adottando approcci diversi. L’app cinese Alipay Health Code assegna un codice QR digitale a ogni utente, che è rosso, giallo o verde per indicare lo stato di quarantena di quella persona e quindi la sua capacità di muoversi. Le persone in isolamento a Hong Kong devono indossare un braccialetto elettronico che condivida la loro posizione con le autorità locali attraverso un’app. La Polonia richiede ai cittadini di autoisolarsi per 14 giorni dopo il ritorno dall’estero e di inviare “selfie” geotaggati alla polizia per dimostrare di essere a casa.

L’app TraceTogether di Singapore è stata scaricata da circa il 25% della sua popolazione, molto meno del 60% necessario. Questo ha portato il Paese a introdurre il suo sistema SafeEntry, che richiede agli utenti di effettuare il check-in in luoghi pubblici utilizzando la loro carta d’identità nazionale o scansionando un codice QR con il loro telefono. In Italia si è scelto di fare affidamento su sistemi decentralizzati per raccogliere e archiviare i dati e l’uso è su base volontaria, come richiesto dalla Commissione europea.

Da questa babele di scelte diverse emerge chiaramente che serve un maggior coordinamento e uno sforzo sovranazionale per armonizzare tutte queste app. Una risposta potrebbe arrivare dal sistema che studiando l’Organizzazione Mondiale della Sanità. E anche il garante europeo per la protezione dei dati ha chiesto che venga sviluppato un unico sistema a livello europeo delineandone i requisiti, compreso il rispetto delle norme Ue in materia di protezione dei dati e privacy.

Ma non sono state prese in considerazione preoccupazioni etiche, tra cui l’uguaglianza e l’equità. Per essere etica, un’app di tracciamento dei contatti deve rispettare quattro principi: deve essere necessaria, proporzionale, scientificamente valida e limitata nel tempo, principi che derivano dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo, dal Patto internazionale per i diritti civili e politici (ICCPR) e dai principi di Siracusa delle Nazioni Unite.

Per Nature, la prima domanda da cui partire è: “Questa app che traccia i contatti è eticamente giustificabile?”. Se un’app non riesce a spingere le persone ad utilizzarla, diventa inutile e quindi non etica. Le app che non sono più vantaggiose devono essere migliorate o rimosse. Un organo indipendente, come un revisore esterno o un comitato di esperti, dovrebbe stabilire una strategia per abbandonare il più velocemente possibile l’app. La possibilità di errore è pari a zero: i governi potrebbero non avere una seconda possibilità perché il fallimento potrebbe violare la fiducia dei cittadini e inficiare l’uso di queste app anche nei prossimi casi.

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