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L’Antitrust in India ha multato Google (due volte), ecco perché

La Competition Commission of India (CCI) ha comminato una multa pari a 113 milioni di dollari a Google accusando il colosso tech di aver sfruttato la sua "posizione dominante" per costringere gli sviluppatori di app a utilizzare il suo sistema di pagamento in-app

L’India ha multato Google di 113 milioni di dollari.

Per la seconda volta in una settimana, l’antitrust indiano, Competition Commission of India (CCI), ha comminato una sanzione pecuniaria di 9 miliardi di rupie (113 milioni di dollari) a Google per pratiche monopolistiche.

L’authority accusa il gigante del web di abusare del suo dominio del mercato delle app, e forzare gli sviluppatori ad utilizzare il suo sistema a pagamento. Pertanto, la Cci ha chiesto a Google di non impedire agli sviluppatori di nuove app l’uso di servizi a pagamento di altri soggetti.

Si tratta della seconda multa nel giro di pochi giorni per il colosso tecnologico. La settimana scorsa, il regolatore aveva multato il gigante californiano per 13miliardi di rupie (161 milioni di dollari) per avere usato il sistema operativo Android come strumento di dominio del mercato. Il caso è simile a quello affrontato in Europa dal colosso di Mountain View.

Il mese scorso il Tribunale Ue ha confermato in sostanza la decisione della Commissione europea secondo la quale Google “ha imposto restrizioni illegali ai produttori di dispositivi mobili Android e agli operatori di reti mobili, al fine di consolidare la posizione dominante del suo motore di ricerca”.

Tutti i dettagli.

LE ACCUSE DELL’ANTITRUST INDIANO A GOOGLE

Nel documento di 199 pagine elaborato dalla Competition Commission of India si legge che il Play Store di Google avrebbe imposto agli sviluppatori di usare “esclusivamente” il suo metodo di pagamento per la vendita o la distribuzione della app.

IL DIKTAT AL COLOSSO AMERICANO

Inoltre, il regolatore antitrust indiano ha ingiunto a Google di adottare otto nuove modalità entro i prossimi tre mesi e di garantire la completa trasparenza. L’ordine rappresenterebbe un grande sollievo per le startup indiane e le aziende più piccole che da tempo si oppongono alla politica di Google di imporre l’uso del proprio sistema di pagamento agli sviluppatori di app, segnala Reuters.

Sempre Reuters ricorda che Google è stata criticata a livello globale, inclusa la Corea del Sud, per aver imposto agli sviluppatori di software che utilizzano il suo app store di utilizzare un sistema di pagamento in-app proprietario che addebita commissioni fino al 30% sugli acquisti effettuati all’interno di un’app.

LA REPLICA DI GOOGLE ALL’ANTITRUST

Ma non ci sta il colosso tecnologico.

Un portavoce di Google ha fatto sapere alla Bbc di avere avviato un processo di revisione: “abbiamo tenuto i costi molto bassi; il nostro modello ha spinto la trasformazione digitale del paese e consentito l’accesso a centinaia di milioni di indiani”.

DOPO LA MULTA DELLA SCORSA SETTIMANA RIGUARDO ANDROID

Si tratta dell’ultima battuta d’arresto per Google, che sta affrontando una serie di accuse antitrust in India.

Infatti la scorsa settimana sempre la Cci ha multato il gigante tecnologico di 161 milioni di dollari per aver abusato di posizione dominante con il suo sistema operativo Android. Il regolare indiano ha avviato l’indagine relativa ad Android nel 2019, a seguito dei reclami dei consumatori di smartphone Android. Secondo la Cci Google ha configurato la sua piattaforma per escludere illegalmente i concorrenti dalle sue app, come YouTube e Chrome.

Nella maggioranza degli smartphone che usano il sistema operativo Android, Google si è ritagliata una presenza dominante con le app preinstallate, come YouTube, PlayStore, o il motore di ricerca Crome. Oltre alla multa, l’Antitrust ha ingiunto a Google di modificare il suo modo di operare entro un termine stabilito.

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