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Cosa c’entra Anthropic con il processo tra Elon Musk e Sam Altman

Anthropic nel processo Musk-Altman. L'analisi di Alessandro Aresu.

Uno degli aspetti più interessanti del processo Musk v. Altman in California, che in queste settimane sta portando a una sfilata delle personalità coinvolte, riguarda l’azienda che ha dominato la discussione sull’intelligenza artificiale dell’ultimo anno: Anthropic.

Dario Amodei ha recentemente affermato che Anthropic ha registrato una crescita annualizzata pari a ottanta volte i livelli precedenti. Il CEO ha spiegato che l’azienda si era preparata per vari scenari, con una visione più conservativa sulle necessità di calcolo rispetto a quella di concorrenti come OpenAI. La realtà ha ampiamente superato queste previsioni. La conseguenza è una sfida operativa significativa, alla ricerca di un’infrastruttura di calcolo adeguata alle ambizioni: così Anthropic ha già agito per accaparrarsi ogni risorsa disponibile sul mercato, sfruttando il rapporto privilegiato coi suoi maggiori azionisti (Amazon e Google) ma anche il ripensamento dei progetti di Elon Musk sull’intelligenza artificiale nel contesto della quotazione di SpaceX.

Il successo operativo e di prodotto, ma anche la centralità politica di Anthropic avvengono in un contesto in cui i suoi concorrenti, e in particolare OpenAI, si trovano sulle spine per il processo in corso che origina da una causa originariamente intentata da Musk a febbraio 2024 (cioè appena tre mesi dopo gli eventi che hanno portato alla rimozione di Sam Altman come CEO e al suo repentino ritorno) e di cui avevo potuto descrivere le caratteristiche già nel mio libro “Geopolitica dell’intelligenza artificiale”.

Essendo toccata in modo meno diretto rispetto agli altri attori del processo, Anthropic ne è comunque protagonista. Il processo ha infatti portato all’attenzione del pubblico un numero ampio di comunicazioni interne, diari personali e memorandum aziendali, che sottolineano il ruolo dell’azienda co-fondata dai fratelli Dario e Daniela Amodei. Le mail, da un lato, mostrano l’ossessione di lungo corso di Musk con DeepMind e Demis Hassabis, e lo scenario competitivo in cui si colloca OpenAI. La competizione, già nel corso del 2016 e 2017, richiede ingenti investimenti in infrastruttura di calcolo, ed è quindi incompatibile con un progetto che si basa su donazioni, perfino quelle di ricchi imprenditori apparentemente “disinteressati”.

Dall’accordo con Microsoft nel 2019, OpenAI abbraccia pienamente nei fatti una logica commerciale. Nel 2021, con l’uscita dei fratelli Amodei e di altri dipendenti di OpenAI, Anthropic viene costituita con una differente architettura legale rispetto alla no profit, la Public Benefit Corporation (PBC) governata da un Long-Term Benefit Trust indipendente. Allo stesso tempo, Anthropic vede come primo e secondo azionista due grandi aziende tecnologiche come Amazon e Google, pertanto ha le spalle piuttosto larghe.

Un incrocio cruciale tra OpenAI e Anthropic si materializza durante la storica crisi del consiglio di amministrazione del novembre 2023. Nel memorandum di 52 pagine redatto dall’ex Chief Scientist Ilya Sutskever su richiesta dei consiglieri indipendenti, Sam Altman è accusato di vari comportamenti inappropriati ma anche di sottovalutare sistematicamente le vulnerabilità dei modelli, perché animato solo da una logica commerciale.

Nel vuoto di potere generato dalla destituzione di Altman il 18 novembre 2023, il ruolo di Anthropic passa da rivale esterno a possibile salvatore istituzionale. I documenti depositati in tribunale confermano che in quella fase il consiglio di OpenAI ha attivamente cercato di fondersi con Anthropic. In questo scenario, apertamente discusso dalle due società, Anthropic avrebbe assorbito OpenAI, e Dario Amodei sarebbe stato nominato CEO della nuova entità. Dal punto di vista legale, oltre che per il deterioramento di vari rapporti personali (tra cui per esempio quello tra Amodei e lo stesso Sutskever), la fusione era di difficile realizzazione, e del resto costituiva una inedita dinamica di rapporti e confini da definire tra le Big Tech degli Stati Uniti (Amazon, Google e Microsoft).

L’importanza di questo passaggio ci aiuta a leggere due elementi.

In primo luogo, l’avvicinamento della galassia di Musk con Anthropic. Musk si è rimangiato le sue precedenti dichiarazioni su X contro l’azienda guidata da Amodei (più volte derisa e attaccata) per varie ragioni. Certo, validare una visione sulla sicurezza nell’intelligenza artificiale in una logica anti-Altman (anche nella logica del processo e più in generale nella comunicazione, già a partire dal reportage del “New Yorker”). Per Musk c’è anche l’esigenza di equilibrare le sue attività, riconoscendo in modo implicito che xAI non può sostenere la competizione alla frontiera, e che le sue carte si basano sempre più sul gioiello della corona: SpaceX.

Il secondo punto è la volontà di Dario Amodei di rimanere estraneo al processo e non fornire la sua visione dei fatti attraverso una testimonianza che lo coinvolgerebbe nel caos del 2023 e nello spettacolo poco edificante del dissidio tra Altman e Musk. Nell’accelerazione attuale, Amodei si concentra invece sugli aspetti commerciali, su cui finora sta vincendo rispetto ai suoi rivali. Inoltre, attraverso le sue prese di posizione e i suoi scritti diviene un protagonista del dibattito pubblico. Mentre il suo prodotto non può essere veramente “cancellato” nemmeno dall’amministrazione Trump, si prepara poi a un momento politico più favorevole.

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