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Amazon vende alimenti scaduti? Botta e risposta Cnbc-Amazon

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amazon Cnbc
Cibo scaduto viene regolarmente venduto su Amazon? Il servizio di Cnbc e le precisazioni di Amazon nell’articolo di Umberto Rapetto

Cibo scaduto viene regolarmente venduto su Amazon. Lo scoop arriva da oltreoceano: Cnbc ha pubblicato un interessante servizio di Annie Palmer che spiega come il più grande mercato del pianeta, frequentato ogni giorno da milioni di clienti, comincia a sentire il peso di un repentino sviluppo sproporzionato.

Se è certamente difficile tenere d’occhio uno scenario così vasto, è altrettanto vero che a farne le spese sono gli acquirenti e anche i vari marchi che vedono circolare loro prodotti alimentari non più corrispondenti allo standard qualitativo che li dovrebbe contraddistinguere.

L’allarme americano ci riguarda da vicino perché la globalizzazione telematica coinvolge ogni sperduto angolo della Terra e penalizza le dinamiche commerciali tradizionali fino ad annientarle.

Cnbc ha passato al setaccio la categoria “Grocery & Gourmet” di Amazon, quella che ha preso il posto del nostro affezionato pizzicagnolo sotto casa.

La lettura dei commenti di chi ha fatto la spesa non è stata affatto confortante, perché sono state trovate vere e proprie denunce di chi ha lamentato la non conformità dei prodotti alle aspettative dell’acquirente e soprattutto alla disciplina vigente in tema di sicurezza alimentare.

L’ispezione virtuale dei redattori del colosso americano dell’informazione ha consentito di fare alcune brutte scoperte a proposito di salse piccanti, confezioni di carne essiccata, barrette di avena al miele, prodotti per l’allattamento dei bimbi, alimenti per l’infanzia, alcuni snack scaduti da almeno sei mesi e confezioni giganti di crema per caffè che – marcati Nestlè – sono arrivati con “odore rancido” a destinazione.

L’impero economico da 900 miliardi di dollari di Amazon poggia anche sugli oltre due milioni e mezzo di rivenditori di prodotti alimentari che si avvalgono del colosso di Jeff Bezos per la distribuzione e che rappresentano il 58 per cento della merce venduta attraverso quella piattaforma.

Amazon dal canto suo dice di aver stabilito rigide regole per assicurarsi che gli alimenti venduti suo tramite abbiano almeno 90 giorni “di vita” prima di arrivare alla scadenza indicate sulla confezione. Se i buoni propositi sono da apprezzare, occorre poi disporre di un sistema che verifichi il rispetto dei “Comandamenti” – presenti anche sul web – che sono stati individuati come ineludibili. Secondo le dichiarazioni rilasciate da Thomas Gremillion della Consumer Federation of America ai giornalisti di Cnbc “non c’è alcuna spiegazione di come quella policy si traduce in pratica”.

Amazon si avvale della combinazione di personale in carne ed ossa e di un sistema di intelligenza artificiale per tenere d’occhio gli oltre 22 milioni di feedback che ogni settimana arrivano dai clienti a proposito di qualità e sicurezza dei prodotti. Le procedure forse non bastano. La loro dichiarata efficienza non sembra – almeno a leggere il racconto di Cnbc – tradursi nell’efficacia che invece sarebbe necessaria…

La questione meriterebbe di essere approfondita anche dalle nostre parti. Ad occuparsi del problema – se le istituzioni dovessero tardare a scendere in campo – potrebbero iniziare le associazioni di categoria e quelle dei consumatori.

Se si vuole “patriotticamente” salvaguardare il nostro commercio da qualche parte si dovrà pure cominciare…

 

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