Continua la mattanza di posti di lavoro e sedi in Ubisoft, una delle principali multinazionali europee del videoludo arrivata ad avere oltre 20mila dipendenti sparsi ai quattro angoli del globo, da Singapore al Canada, passando per gli Usa, il Brasile, l’Inda, il Vietnam, la Germania e naturalmente il Giappone. Proprio l’espansione globale e la produzione di una pluralità di titoli talvolta molto simili tra loro che non riuscivano a essere accolti da un mercato ormai inflazionato sembrano essere alla causa della profonda crisi che ha travolto l’etichetta e che la sta ora costringendo a una cura lacrime e sangue per tamponare le spese.
TUTTI I LICENZIAMENTI DI UBISOFT
Nell’ultimo periodo erano così stati chiusi gli studi di Halifax e Stoccolma mentre ora le testate di settore Insider Gaming e Ign riportano di serrande abbassate e cancelli chiusi in quel di Ubisoft Winnipeg (Canada) e Ubisoft Belgrado (Serbia).
Ign informa di 380 licenziamenti ma non è chiaro se questi riguardino anche i tagli che si starebbero abbattendo su altre sedi in via di ridimensionamento, tra cui quella spagnola di Barcellona. In merito diversi siti videoludici parlano di 51 lavoratori lasciati a piedi. La sola certezza, come si anticipava, è che nel 2023 Ubisoft vantava più di 20.000 dipendenti in 40 sedi mentre adesso secondo alcune sigle sindacali gli occupati supererebbero a stento le 16mila unità.
Nel marzo 2023 Ubisoft SpA, controllata al 100% dalla multinazionale con sede a Montreuil alle porte di Parigi, aveva chiuso anche la filiale commerciale in Italia col licenziamento in tronco di 14 dipendenti mentre è rimasto in piedi lo studio di sviluppo che ha dato i natali all’ottimo Mario + Rabbids.
LE TANTE ACCUSE RIVOLTE A YVES GUILLEMOT
Ubisoft ha chiuso l’anno fiscale 2025-26 con un calo dei ricavi del 21,8% su base annua e una perdita operativa record di 1,3 miliardi di euro. Una situazione tutt’altro che rosea dovuta al contenimento delle spese in atto che ha portato anche alla cancellazione di numerosi progetti con l’obiettivo di mantenere esclusivamente le serie videoludiche di maggior successo.
Feroci le critiche dei sindacati, soprattutto in Francia: le sigle non hanno certo approvato la strategia del CEO Yves Guillemot, cui si imputa non solo la situazione contingente, ma anche la decisione di nominare suo figlio Charlie co‑CEO di Vantage Studios, team realizzato con il colosso cinese Tencent che ha investito 1,16 miliardi di euro nel franchise francese e potrebbe approfittare delle difficoltà per prendere a un ottimo prezzo tutto il resto, a iniziare dalle sue ghiotte IP di punta: Rayman, Assassin’s Creed, Just Dance e Far Cry per fermarsi alle serie più note anche tra i neofiti.
QUALCHE NUMERO DAI MERCATI
La situazione di Ubisoft è anche ben definita dal valore delle sue cedole, scese ormai sotto la soglia psicologica dei 5 euro. Nel 2021 valevano 60 euro per un dimagrimento che supera abbondantemente i 90 punti percentuale. Solo negli ultimi sei mesi il titolo ha perso quasi il 23 per cento.








