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Perché Alexa non è abbastanza “intelligente” per Amazon

Alexa

Il top manager di Amazon, Dave Limp, pensa che, allo stato attuale, gli assistenti virtuali come Alexa non siano abbastanza “smart”: dovranno evolvere fino ad anticipare le necessità degli utenti. Ecco cosa ha detto

 

Così com’è, Alexa, l’assistente virtuale sviluppato da Amazon, non è abbastanza.

COSA HA DETTO DAVE LIMP DI AMAZON SU ALEXA E NON SOLO

In un’intervista al giornale americano Axios, il vicepresidente senior della divisione di Amazon dedicata ai dispositivi elettronici, Dave Limp, ha detto che Alexa è ancora troppo “transazionale”, cioè ancorato al modello richiesta-risposta. Non solo Alexa, in realtà: Limp si riferiva anche agli altri assistenti personali intelligenti come Siri (di Apple) e Assistente Google (di Google).

COME DOVREBBE ESSERE UN VERO ASSISTENTE “SMART”

Un vero assistente intelligente, sostiene Limp, non dovrebbe soltanto eseguire comandi vari e soddisfare richieste. “Quando abbiamo iniziato, Alexa era al cento per cento reattiva”: cioè non faceva altro che reagire agli stimoli vocali che riceveva.

Invece, un assistente virtuale dovrebbe essere in grado di prevedere le necessità dell’utente. Dovrebbe essere “colloquiale”, cioè capace di instaurare un dialogo: Limp fa l’esempio del computer parlante della serie di fantascienza Star Trek.

IL PROBLEMA INIZIALE DI ALEXA

All’inizio, Amazon chiedeva agli utenti di installare in Alexa le “funzioni” (skill) che desideravano, per poterle poi attivare attraverso un comando vocale. Questo approccio però – spiega Limp – costringeva le persone a doversi documentare sulle capacità di Alexa: cosa difficile, visto che gli altoparlanti che la utilizzano (l’Amazon Echo) non possiedono dei menù con le varie opzioni.

Per ovviare a questo problema, i nuovi dispositivi di Amazon come Echo Show sono dotati di schermi per mostrare meglio agli utenti le cose che Alexa è in grado di fare.

Sul lungo termine, l’obiettivo di Amazon è rendere Alexa “autosufficiente”: gli utenti, come ora, faranno le loro richieste; sarà Alexa, in autonomia, a ricercare la funzione necessaria per soddisfarle.

L’EVOLUZIONE DI ALEXA

Col tempo, Amazon ha iniziato a fornire ad Alexa più informazioni sull’utente e non solo (la localizzazione, l’orario del giorno) per cercare di prevedere in autonomia le sue possibili necessità. Lo stesso hanno fatto anche Google e Apple con i loro assistenti digitali.

L’AMBIENT COMPUTING

Axios parla dell’ambient computing come “la prossima grande onda del computing”: l’utente, cioè, non si interfaccerà più con il singolo altoparlante ma con l’intero ambiente, composto da tanti dispositivi connessi a Internet.

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