Innovazione

AI, riconoscimento facciale e non solo. Ecco la strategia (sovranista) dell’Ue

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La Commissione Ue ha presentato la sua strategia per il digitale (intelligenza artificiale, riconoscimento facciale, data economy e non solo). L’obiettivo è sfidare il dominio statunitense e cinese nella tecnologia

Recuperare il tempo perso. Oggi la presidente della commissione Ue, Ursula von der Leyen, insieme ai commissari Margrethe Vestager e Thierry Breton, hanno presentato le linee guida per regolamentare l’intelligenza artificiale, rafforzare le aziende basate sui dati e stabilire la sovranità europea nel mondo digitale.

Il governo dell’Ue intende così dare una spinta al blocco dei 28 sul mercato digitale, cercando di accorciare le distanze con Stati Uniti e Cina nel campo dell’innovazione tecnologia.

L’obiettivo del nuovo piano digitale è creare un mercato unico europeo dei dati e garantire che l’uso della tecnologia di intelligenza artificiale tenga conto della privacy e delle preoccupazioni etiche. Inoltre, la nuova strategia digitale deve anche favorire gli obiettivi dell’European Green Deal secondo le intenzioni dell’esecutivo europeo. Ecco i dettagli.

PERCHÉ MANCA UN FACEBOOK O UN TENCENT EUROPEO

“Uno dei motivi per cui in Europa non abbiamo un Facebook e non abbiamo un Tencent è che non abbiamo mai dato alle imprese europee un mercato unico completo in cui potevano espandersi”, ha dichiarato ieri alla stampa Margrethe Vestager, vicepresidente della commissione europea per il digitale. “Ora, quando avremo una seconda occasione, il minimo che possiamo fare è assicurarci di avere un vero mercato unico”. In quest’ottica è improntato il pacchetto presentato oggi, il primo di una serie di piani, che determinerà il futuro digitale dell’Europa.

La strategia non equivale a nuove leggi o norme, ma è piuttosto progettata per essere un quadro attorno al quale l’Ue modellerà lo sviluppo della legislazione nei prossimi anni.

“Copre tutto, dalla sicurezza informatica alle infrastrutture critiche, dall’educazione digitale alle competenze, dalla democrazia ai media. Voglio che l’Europa digitale rifletta il meglio dell’Europa: aperta, equa, diversificata, democratica e sicura”, ha dichiarato la presidente von der Leyen.

L’APPROCCIO UE SULL’AI

Oltre alla comunicazione generale “Shaping Europe digital future”, la Commissione ha approvato anche una comunicazione specifica sulla “Strategia sui dati” e un libro bianco sull’Intelligenza Artificiale.

Il documento sottolinea l’importanza di creare fiducia nei sistemi di intelligenza artificiale identificando un’intelligenza artificiale ad alto rischio (ad esempio in ambito sanitario o di polizia) e installando adeguati controlli e contrappesi, senza appesantire i sistemi che non presentano lo stesso rischio. I sistemi di intelligenza artificiale ad alto rischio devono essere “certificati, testati e controllati”.

Bruxelles punta ad un approccio “umano-centrico”, che faccia in modo che i sistemi di intelligenza artificiale vengono utilizzati in modo da rispettare le leggi Ue e i diritti fondamentali.

L’Ue si considera già un leader globale nell’Ai ed è determinata a mantenere ed estendere tale vantaggio supportando i ricercatori e attirando più talenti. Rispetto a Stati Uniti e Cina infatti, il Vecchio Continente resta indietro in termini di finanziamento e adozione dell’intelligenza artificiale.

SUL RICONOSCIMENTO FACCIALE

Nell’ambito del suo piano per l’Ai, Bruxelles ha anche affrontato il tema dell’utilizzo della tecnologia di riconoscimento facciale. In questo momento, le norme europee che regolano l’uso del riconoscimento facciale prevedono che dovrebbe essere vietato se non utilizzato in casi eccezionali, debitamente giustificati e proporzionati, soggetti a garanzie e basate sul diritto comunitario o nazionale. Ma ora la Commissione prevede di avviare “un ampio dibattito” sull’opportunità di prevedere eccezioni a tali norme.

Se finora l’uso del riconoscimento facciale per l’identificazione biometrica remota è generalmente vietato e può essere utilizzato solo in casi eccezionali, debitamente giustificati e proporzionati, fatti salvi i controlli di sicurezza e basati sul diritto dell’UE o nazionale, adesso la Commissione intende avviare un ampio dibattito su quali eventuali circostanze potrebbero giustificare tali eccezioni.

UN PASSO INDIETRO DI BRUXELLES?

Senza dubbio il riconoscimento facciale è uno degli esempi più controversi di intelligenza artificiale e oggi l’Ue ha fatto un passo indietro rispetto all’imporre il divieto del suo utilizzo.

La Commissione ha deciso infatti di non imporre un divieto all’uso della tecnologia del riconoscimento facciale dal momento che le regole attualmente in vigore sono considerate sufficientemente restrittive.

IL DIBATTITO IN ITALIA

Nel nostro paese a commentare a caldo le linee guida della commissione europea riguardo l’uso della tecnologia di riconoscimento facciale c’è il deputato Pd Filippo Sensi. Sensi lo scorso 21 gennaio ha presentato un’interrogazione parlamentare per chiedere al Viminale alcuni chiarimenti sull’utilizzo di software di riconoscimento facciale da parte delle forze di polizia italiane. Oggi su Twitter si interroga sul via libera della commissione Ue al riconoscimento facciale in casi eccezionali, debitamente giustificati e proporzionati.

Come ha fatto notare Fabio Chiusi, giornalista esperto di tech, nel paper si citano casi in cui l’utilizzo della tecnologia di riconoscimento facciale è considerato “innocuo” ma chi ha stabilito quali sono sono e se è effettivamente così?

LE RISORSE INVESTITE

Tornando alla strategia digitale presentata oggi, la Commissione ha annunciato che gli investimenti verranno canalizzati attraverso il Dep (Digital Europe Programme), la Connecting Europe Facility 2 e Horizon Europe, il programma europeo sulla ricerca. Nell’ambito di quest’ultimo, la proposta della Commissione per il bilancio pluriennale 2021-27, che deve essere ancora discusso e approvato, prevede di investire 15 miliardi di euro nel digitale, industria e spazio, con l’intelligenza artificiale come “attività chiave” da sostenere. Nell’ambito della Dep, circa 2,5 miliardi sono destinati a sviluppare piattaforme dati e applicazioni per l’intelligenza artificiale. Di questi, 2 miliardi “potrebbero essere investiti in un progetto sui dati, che includa la condivisione di dati efficiente dal punto di vista delle infrastrutture cloud”. Si tratta del data single market, il progetto europeo di un mercato unico dei dati per arginare lo strapotere dei colossi tech statunitensi.

LA CREAZIONE DEL DATA SINGLE MARKET

La creazione di “un autentico mercato unico dei dati” includerebbe, tra gli altri principi, nuove regole che regolano l’uso transfrontaliero e l’interoperabilità dei dati. Le nuove regole impediranno dunque alle grandi aziende tecnologiche di “imporre unilateralmente le condizioni per l’accesso” e l’uso dei dati. L’obiettivo è quello di assicurare la “sovranità europea” in un mondo globalizzato e “sviluppare appieno il potenziale di nuove tecnologie come l’intelligenza artificiale”.

Le misure per raggiungere tale obiettivo comprendono una serie di nuove norme riguardanti l’uso transfrontaliero dei dati, l’interoperabilità dei dati e gli standard relativi a produzione, cambiamento climatico, industria automobilistica, sanità, servizi finanziari, agricoltura ed energia.

Nei prossimi mesi si affronterà anche la regolamentazione dell’accesso da parte delle aziende a ulteriori dati pubblici: geospaziali, ambientali, meteorologici e statistiche.

OBIETTIVO: RECUPERARE IL TEMPO PERSO

Per evitare di restare di nuovo indietro, la tabella di marcia per il digitale presentata oggi è il primo passo in una lunga strada verso la legislazione. I libri bianchi sono ora aperti alla consultazione fino a metà maggio ed entro la fine di quest’anno la Commissione conta di presentare la proposta di legge sui servizi digitali.

Riguardo l’AI, la commissione cercherà di ripetere il successo del suo regolamento Gdpr che è diventato uno standard globale per la protezione della privacy dei dati online.

Se è troppo presto per affermare se gli standard europei sulle questioni digitali diventeranno standard globali, l’annuncio della strategia è comunque un modo per l’Ue di guidare il dibattito.

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