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5G, perché le tlc europee vanno all’attacco delle big tech Usa

Tlc Europee

I ceo di 13 società tlc europee vogliono che i giganti tecnologici statunitensi (come Netflix, YouTube e Facebook) aiutino a finanziare i costi di rete

 

Le “big tech” Usa dovrebbero contribuire ai costi di costruzione delle infrastrutture tlc secondo 13 società telco europee.

È la richiesta giunta dai ceo di 13 grandi società di telecomunicazioni europee (tra cui Deutsche Telekom, Telefonica e Vodafone) ai responsabili delle politiche dell’Ue, secondo quanto riportato da Reuters.

I giganti tecnologici statunitensi dovrebbero sostenere parte dei costi di sviluppo delle reti di telecomunicazioni europee perché le usano massicciamente.

Da notare che i ceo nella loro lettera congiunta non hanno menzionato alcuna azienda tecnologica per nome, ma per Reuters si riferiscono a Netflix, YouTube (Google) e Facebook (oggi Meta). Le società di telecomunicazioni europee hanno descritto la loro proposta come “un rinnovato sforzo per riequilibrare il rapporto tra i giganti della tecnologia globale e l’ecosistema digitale europeo”.

La chiamata degli amministratori delegati arriva mentre l’industria delle telecomunicazioni affronta massicci investimenti per reti 5G, in fibra e via cavo per far fronte ai dati e ai servizi cloud forniti da Netflix, YouTube e Facebook.

Tutti i dettagli.

LA RICHIESTA DEI CEO DELLE TLC EUROPEE

“Una parte ampia e crescente del traffico di rete è generata e monetizzata da grandi piattaforme tecnologiche, ma richiede investimenti e pianificazione di rete continui e intensivi da parte del settore delle telecomunicazioni”, affermano i ceo in una dichiarazione congiunta visionata da Reuters.

“Questo modello, che consente ai cittadini dell’UE di godere dei frutti della trasformazione digitale, può essere sostenibile solo se tali grandi piattaforme tecnologiche contribuiscono in modo equo ai costi di rete”, hanno aggiunto.

AUMENTO DEGLI INVESTIMENTI

In effetti, gli investimenti nel settore delle telecomunicazioni in Europa sono saliti a 52,5 miliardi di euro (59,4 miliardi di dollari) lo scorso anno, il massimo degli ultimi sei anni.

TELEFONICA, ORANGE, VODAFONE TRA I FIRMATARI

I firmatari della lettera includono: A1 Telekom Austria Group, Vivacom, Proximus Group, Telenor Group, KPN, Altice Portugal, Deutsche Telekom, BT Group, Telia Company, Telefónica, Vodafone Group, Orange Group e Swisscom.

ASSENTE TIM

Come nota TelecomTv, grande assente dalla dichiarazione è l’ex ad dell’italiana Tim Luigi Gubitosi, che si è dimesso alla fine della scorsa settimana.

NETFLIX E FACEBOOK CHIAMATE IN CAUSA

Nella loro lettera, le 13 società di telecomunicazioni europee non hanno menzionato alcuna società tecnologica specifica. Ma per Reuters “i giganti quotati negli Stati Uniti come Netflix e Facebook sono aziende che hanno in mente”.

LE CRITICHE DEI CEO

La condivisione dei costi dello sviluppo dell’infrastruttura della rete non è l’unico argomento dei 13 ceo.

La lettera discute anche altri argomenti relativi alla fibra e alla banda larga mobile. Secondo le società firmatarie “la regolamentazione deve riflettere pienamente le realtà del mercato… Vale a dire, che gli operatori di telecomunicazioni competono faccia a faccia con i servizi delle grandi tecnologie”.

Inoltre, gli ad hanno anche criticato i prezzi e le aste ad alto spettro. Per esempio la Germania ha raccolto 6,55 miliardi di euro dall’asta dello spettro 5G, mentre il Regno Unito 1,4 miliardi di sterline.

CONTRARI ALLA PROPOSTA DI BRUXELLES SUI SUPPLEMENTI ALLE CHIAMATE INTRA-UE

Infine, parte della lettera riguarda una proposta di Bruxelles per eliminare i supplementi sulle chiamate intra-Ue.

Le società di telecomunicazioni stimano il potenziale mancato guadagno di oltre 2 miliardi di euro in quattro anni, il 2,5% dell’investimento annuale del settore per le infrastrutture mobili. A differenza della condivisione dei costi con le big tech statunitensi, quest’ultimo è un problema che i legislatori Ue devono discutere con i paesi membri.

IN ARRIVO IL DIGITAL SERVICES ACT E IL DIGITAL MARKETS ACT

La notizia della richiesta delle 13 società tlc europee arriva pochi giorni dopo che i ministri Ue responsabili del dossier digitale riuniti a Bruxelles hanno concordato un orientamento generale per il Digital Markets Act (Dma) e il Digital Services Act (Dsa), le due proposte di regolamento in cui si articola il pacchetto legislativo volto a contrastare il potere delle Big tech, proposto dalla Commissione europea lo scorso dicembre.

Con l’accordo del 25 novembre il Consiglio ha il mandato per avviare i negoziati con il Parlamento europeo previsti per il 2022.

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