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5G, perché i Servizi elogiano il progetto O-Ran (su cui punta Tim)

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Sviluppo delle reti 5G italiane e interesse all’iniziativa O-Ran. Ecco cosa è scritto nella relazione annuale del Dis sul 5G

 

Un ambito “le cui dinamiche sono state sottoposte a costante scrutinio informativo” è “il settore delle telecomunicazioni, anche in ragione delle profonde trasformazioni tecnologiche e organizzative connesse all’introduzione della tecnologia 5G e al loro impatto sul sistema infrastrutturale nazionale”. È quanto sottolineano i Servizi di informazione e sicurezza (Dis) nella Relazione annuale al Parlamento.

“In tale scenario, le risultanze della ricerca hanno fatto emergere le articolate strategie di attori esteri interessati a penetrare e consolidare la propria presenza nel mercato italiano”, è scritto.

Pertanto “il Comparto segue con particolare interesse lo sviluppo di architetture basate su tecnologie aperte, quali l’iniziativa Open Ran, per favorire una maggiore trasparenza e una diversificazione dei fornitori”.

Tutti i dettagli sulla relazione annuale al Parlamento dei servizi segreti su 5G e non solo.

L’ATTENZIONE ALLO SVILUPPO DEL 5G

Innanzitutto, il Dis ricorda “l’attenzione della Commissione europea rispetto alla sicurezza delle reti 5G degli Stati Membri”.

Il 29 gennaio 2020 infatti il NIS Cooperation Group – composto da rappresentanti di tutte le autorità degli Stati membri, dalla Commissione e dall’Agenzia dell’UE per la cybersicurezza – ha pubblicato il Toolbox sul 5G. Tale documento — evidenziano i Servizi — “contiene una serie di misure strategiche e tecniche, nonché azioni di supporto destinate, su base volontaria, agli Stati Membri al fine di promuovere un approccio armonizzato alla sicurezza delle reti 5G”.

“Al riguardo, l’Italia non si è limitata ad uniformarsi alle citate linee guida, ma le ha recepite all’interno dell’ordinamento giuridico nazionale. Attraverso il cd. Decreto liquidità (D.L. n. 23/2020, convertito dalla legge n. 40/2020), la disciplina sul Golden Power (D.L. n. 21/2012 convertito, con modificazioni, dalla legge n. 56/2012) è stata, infatti, emendata prevedendo un richiamo alle linee guida europee, e quindi al Toolbox, quale riferimento per il processo istruttorio delle notifiche relative all’acquisto di tecnologia 5G da fornitori extra-europei”. È quanto si legge nel capitolo che riguarda il 5G della “Relazione sulla politica dell’informazione per la sicurezza” dei servizi segreti (Dis) al Parlamento.

RIGUARDO AI FORNITORI “AD ALTO RISCHIO”

“In particolare, con riferimento alla misura relativa alle restrizioni nei confronti dei fornitori “ad alto rischio”, l’attuale impianto normativo (Golden Power, Perimetro di sicurezza nazionale cibernetica e Decreto MiSE del 12 dicembre 2018, cd. Decreto Telco) consente al nostro Paese di monitorare i contratti stipulati con fornitori extra-europei”.

Come nel documento del 2019 si menzionavano “player stranieri”, anche quest’anno si parla genericamente di “fornitori extra-europei”, senza alcun riferimento preciso ai gruppi cinesi Huawei e Zte.

Inoltre, “con il perfezionamento dei decreti attuativi del Perimetro, si affiderà al CVCN (Centro di valutazione e certificazione nazionale) il compito di condurre le opportune verifiche tecniche sulla presenza di fattori di vulnerabilità che potrebbero compromettere l’integrità e la sicurezza delle reti e dei dati che vi transitano”.

DIVERSIFICAZIONE DEI FORNITORI DI SISTEMI 5G

“Per quel che concerne, poi, la misura di cui al Toolbox sulla diversificazione dei fornitori di sistemi 5G, — sottolineano i Servizi nella Relazione — è stata in particolare richiamata l’applicazione della normativa sul Golden Power a casi specifici in cui, tra le prescrizioni imposte agli operatori, vi è quella relativa all’elaborazione di un piano di diversificazione delle piattaforme tecnologiche della componente “core” della rete 5G”.

LO SVILUPPO DELLE RETI 5G ITALIANE

Sul fronte nazionale è, inoltre, proseguito lo sviluppo delle reti 5G italiane. “Al riguardo, l’attenzione del Comparto Intelligence resta alta in merito ai profili di rischio che derivano dai nuovi scenari tecnologici, specie con l’avvento delle reti core 5G in configurazione Stand Alone, che, tramite l’attivazione delle funzioni più avanzate, come la suddivisione logica di risorse di rete fisiche (cd. network slicing), e lo spostamento delle infrastrutture di calcolo verso l’utente finale (cd. edge computing), abiliteranno applicazioni innovative quali le comunicazioni mobili a banda ultra larga, realtà aumentata, veicoli a guida autonoma, chirurgia da remoto, reti di sensori e smart cities e automazione industriale di nuova generazione”.

INTERESSE DEI SERVIZI PER L’INIZIATIVA O-RAN

Infine, riguardo il dispiegamento delle reti 5G, il Dis sottolinea l’apprezzamento per l’iniziativa O-Ran. Il modello Open Ran prevede la possibilità infatti di utilizzare dispositivi, apparati e applicativi da diversi fornitori. Garantendo quindi l’interoperabilità tramite la definizione di interfacce standard aperte.

“Nel settore delle reti di accesso radio (RAN), il Comparto segue con particolare interesse lo sviluppo di architetture basate su tecnologie aperte, quali l’iniziativa Open RAN, uno standard industriale che definisce i componenti della parte radio e come comunicano tra loro, per favorire una maggiore trasparenza e una diversificazione dei fornitori”, hanno sottolineato i servizi segreti sulla relazione annuale al Parlamento.

AL PROGETTO PARTECIPA ANCHE L’ITALIANA TIM

Dopo i piani per la messa al bando di Huawei, in Europa si va verso il duopolio di Ericsson e Nokia per il dispiegamento delle reti 5G. Ma le società di telecomunicazioni europee puntano a reti 5G “aperte”.

Ed è per questo che a inizio anno i quattro operatori di telefonia mobile europei, Deutsche Telekom, Telefónica, Vodafone e Orange hanno pubblicato un “memorandum d’intesa” congiunto per lo sviluppo della tecnologia Open Radio Access Network (Open Ran). L’obiettivo è di introdurre una maggiore competizione nel segmento radio e favorire l’ingresso di nuovi attori.

A inizio febbraio anche l’italiana Tim ha siglato un Memorandum of Understanding (MoU) con le quattro società tlc europee per promuovere la tecnologia Open Ran.

Lo sviluppo di soluzioni Open Ran aumenterà le opzioni disponibili permettendo agli operatori di rafforzare ulteriormente gli standard di sicurezza, migliorare le prestazioni della rete e ottimizzare i costi. In particolare, gli operatori, che non possono affidarsi a Huawei in diversi mercati europei, vedono Open Ran come una correzione a quello che considerano un duopolio nel mercato dei fornitori che consente a Ericsson e Nokia di praticare prezzi più alti per le apparecchiature 5G.

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