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Ecco perchè col Fintech vince il cliente e perde la banca

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Fintech

Intervista all’ex dg di Unicredit, ora a capo del primo think tank sul Fintech. “La rivoluzione è cominciata ma non sarà immediata. Le banche? Dovranno cambiare modello o soccomberanno”.

Roma, si dice, non è stata costruita in un giorno. E forse non basteranno 24 ore nemmeno alla tecnologia abbinata alla finanza, alias Fintech, per mandare in soffitta il tradizionale modello bancario, tutto sportelli e front-office. Una cambiamento, quello innescato dal Fintech (qui tutti gli approfondimenti di Start Magazine), dunque lento e inesorabile e con un un’unica certezza. “Chi non si adegua è perduto e destinato a soccombere”, dice a Start Magazine Roberto Nicastro, banchiere di lungo corso: ex dg di Unicredit, oggi presidente delle 4 good banks in via di cessione e soprattutto a capo dell’advisory board in seno a Deus Technolgy,  primo esempio italiano di think tank interamente dedicato al Fintech.

Chi si ferma è perduto

fintechNicastro parte da un presupposto. “Se la domanda è ‘che ne sarà delle banche’ io dico che le banche non moriranno domani o tra un mese o nel 2020 per mano del Fintech. La ‘disruption’ è ineluttabile e profondissima ma ha i suoi tempi. Basti pensare che Pay-Pal, pioniere delle Fintech Startups, è stata fondata quasi 20 anni fa, e non certo 20 mesi fa”, spiega l’ex numero due di Unicredit.  In altre parole, il processo è irreversibile ma non così veloce come si pensa. “Cambierà, anzi sta cambiando, il modo di fare banca, con tanti piccoli operatori specialistici, startup ma non solo, che piano piano impongono un nuovo modo di offrire servizi finanziari e di rapportarsi con la clientela. A questo punto l’istituto di credito ha due alternative. O si adegua, facendosi ricettore e spesso anche promotore  dei cambiamenti in atto, oppure soccombe, la metafora più calzante è quella del rischio Cos.

Chi vince (col Fintech)

Nel ragionamento di Nicastro, la finanza tecnologica mieterà inevitabilmente vincitori e sconfitti. “L’impatto della tecnologia sulla finanza farà vincitori e vinti. Il vincitore è sicuramente il cliente, che guadagna in minori costi, maggiore qualità e semplicità del servizio, il che è una ottima cosa. Si pensi al potenziale del roboadvise di ‘democratizzare’ la gestione del risparmio o del ‘marketplace lending’ di offrire soluzioni creditizie molto concorrenziali“. Ma non è tutto qui. “Vincono anche i migliori tra gli operatori del Fintech, sempre che siano abili o a intercettare fette di clientela e mercato e soprattutto ad allearsi alle banche che decidono di adeguarsi rivolgendosi agli operatori specializzati”

E quelli che invece perdono (a meno che…)

Nicastro

Roberto Nicastro

E gli sconfitti, chi sono? O meglio, chi potrebbero essere? “Chi perde sono sicuramente quelle banche che non si muovono o quelle che inseguono le sole innovazioni di vetrina”, chiarisce Nicastro. “In realtà l’acquisizione di nuovi clienti è una sfida spesso titanica per i Fintech. Le banche dal canto loro i clienti ce l’hanno già ma devono superare parecchi ostacoli: possibile cannibalizzazione nel breve di margini peraltro non sostenibili nel tempo, necessita’ di rivedere radicalmente i propri modelli di business, sistemi informativi ‘legacy’ spesso rigidi e stratificati, culture e competenze diffuse non sempre aggiornate, vincoli alla flessibilità del lavoro, etc etc”. Ma sia chiaro: “dove questi vincoli si superano e si realizzano efficaci alleanze tra fintech e banche, la combinazione è imbattibile”.

Il ruolo dei Robo advisor

Nicastro affronta poi la questione dei cosiddetti roboadvisor, il software che sulla base di algoritmi molto sofisticati (e in genere tenuti segreti) è in grado di gestire un patrimonio più o meno come farebbe un consulente finanziario, ma con costi decisamente più bassi. Il primo esperimento a livello europeo in questo senso è stato portato avanti da Chebanca, l’istituto multicanale di Mediobanca, che ha lanciato il servizio Yellow Advice (qui l’intervista al dg Roberto Ferrari). L’ex dg di Unicredit ha pochi dubbi sulla bontà dell’operazione RoboAdvisor. “Per quanto riguarda il cosiddetto RoboAdvisor, penso che sia uno strumento di gran potenziale, alla banca può consentire di servire molto meglio ed a costi compatibili la clientela mass-market sulla gestione del risparmio, attraverso una molto maggior automazione del modello di servizio. Inoltre può fornire una soluzione efficiente  all’annoso problema collettivo della bassa educazione finanziaria, troppo costosa da sviluppare con strumenti tradizionali”. Nicastro cita in proposito l’allarme lanciato pochi giorni fa dal governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, per il quale l’Italia ha molto terreno da recuperare sul fronte dell’educazione finanziaria.

Più Robotadvise, meno rischi per il risparmio

Il banchiere pone infine l’accento su di una questione non certo secondaria, ovvero i vantaggi della tecnologia nella gestione sicura del proprio risparmio. “C’e spazio anche in Italia per roboadvisor alla Betterment, tuttavia sono convinto che il modefintechllo vincente sia quello ibrido banca con roboadvisor. Una componente di fisicità nella gestione del risparmio rimarrà per molto tempo un ingrediente imprescindibile. E il roboadvise è anche strumento importante per minimizzare i rischi di cattivo collocamento di prodotti ed aumentare la consapevolezza degli investitori”. Aspetti su cui il think tank coordinato da Nicastro, può certamente avere un peso specifico nella consulenza verso tutti quei soggetti che vogliono approfondirne le potenzialità. “Noi come advisory board di Deus vorremmo comprendere meglio il potenziale del roboadvise proprio per una migliore educazione finanziaria ed un rafforzamento quali-quantitativo dei servizi di gestione del risparmio delle banche per la grande fascia dei clienti piccoli”.

Una banca a trazione Fintech

Anche Roberto Ferrari, direttore generale di CheBanca!, la banca multicanale del gruppo Mediobanca, basata su filiali leggere e prestazioni ad alto tasso digitale, nonchè membro dell’advisory board di Deus Technology insieme a Nicastro ha fatto in passato previsioni sulla banca che verrà. Spiegando, in un precedente colloquio con Start Mag, dove sta andando il mondo del credito, alle prese con la rivoluzione del Fintech, fenomeno planetario non sempre compreso fino in fondo dai Paesi industrializzati. Come l’Italia.

L’Italia ha sottovalutato la finanza tecnologica?

FintechEssere però i pionieri del digitale può non bastare se si opera in un Paese talvolta allergico a certe forme di innovazione. Per Ferrari il problema si chiama scarsa “comprensione del fenomeno: questo Paese più volte è mancato della giusta visione del fenomeno in atto. Direi che c’è stata una sottovalutazione complessiva, che ha portato a non leggere bene quanto stava accadendo, con una penetrazione del Fintech, rimasta un po’ indietro. Questo ha creato un inevitabile gap con molti altri Paesi, molto più avanzati rispetto a noi. Basta guardare ai Paesi scandinavi”, spiega il manager. Che però non nasconde l’ottimismo sul futuro. “E’ in atto un miglioramento, progressivamente, seppur lentamente, questo gap si va riducendo”.

Digital banking, a che punto siamo

Entro il 2021, quasi 3 miliardi di utenti potranno accedere ai servizi bancari al dettaglio tramite smartphone, tablet, PC e smartwatches, con una crescita del 53% rispetto al 2017. Lo dice un rapporto della Juniper Research dal titolo “Retail Banking: trasformazione digitale & Disruptor Opportunities 2017-2021”. Il digital banking piace, ai consumatori e sarà sempre più utilizzato: gli utenti scelgono le Banche che offrono servizi digitali, scelgono la comodità, i tempi rapidi, il multicanale. E questo significa solo che gli istituti finanziari saranno costretti ad adeguarsi, concentrando i loro sforzi sul digitale e sul Fintech, se vogliono essere leader di mercato.

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