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Fintech: e la filiale va in pensione

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Fintech: anche in Italia fanno capolino le challenger bank. Tanto online, costi contenuti e strutture snelle. Il caso Banca Progetto

 

Scordarsi di filiali e sportelli per affidarsi solo al web e, all’occorrenza, a una robusta rete di agenti. Anche in Italia iniziano a fare capolino le cosiddette challenger bank, nate e sperimentate nel Regno Unito e ora, sull’onda della rivoluzione del Fintech, in rapida espansione nel resto d’Europa. Tra i tentativi meglio riusciti e destinati a fare scuola c’è Banca Progetto, nata nel dicembre del 2015 sulle ceneri della Popolare Lecchese, acquisita nel 2015 dal fondo americano Oaktree, dotazione 100 miliardi, che ne ha cambiato denominazione e struttura.

L’idea è piuttosto semplice. Spedire in soffitta il tradizionale front-office per arrivare a interagire con il cliente esclusivamente tramite l’online. Per i meno pratici della rete, la banca guidata dall’amministratore delegato Pietro D’Anzi, si è dotata comunque di 300 tra agenti e consulenti, dislocati su tutto il territorio nazionale, mentre l’intero back office è affidato a 150 dipendenti tra Roma e Milano, una volta che la Banca sarà a pieno regime. L’esperimento che mira a mandare in pensione una concezione di banca ormai superata (non è un caso che Unicredit abbia deciso di chiudere 800 filiali e non sarà l’ultima a farlo) e a creare un diverso rapporto banca-impresa-risparmiatore, sembra per il momento funzionare in Italia.

fintechEntro la fine del 2017 l’istituto controllato dal fondo Oaktree si aspetta un volume di impieghi, tra finanziamenti a privati e imprese, pari a mezzo miliardo, mentre con il solo Conto Progetto, uno dei prodotti di punta che sembra piacere anche ai risparmiatori tedeschi, l’istituto ha raccolto già 200 milioni di euro tra depositi e conti correnti per un totale di 4.00 clienti.

“Il nostro obiettivo è quello di arrivare la finanziamento telematico”, spiega D’Anzi a Startmag. “Abbiamo creato un modello diverso, con una struttura leggera e con un robusto ricorso alla tecnologia e all’automazione. Questa è la nostra ambizione, il nostro obiettivo e la nostra filosofia”.

C’e’ di più. La banca non mira solo a rivoluzionare il modo di interagire con imprese e risparmiatori, ma anche a ribaltare i tradizionali canoni di concessione dei prestiti. Prima il progetto, il business plan poi le garanzie. “Al primo posto c’è il progetto dell’impresa, non la garanzia. Certo, anche quella ha la sua importanza, ma il primo nostro requisito è il progetto dell’azienda, comprare un capannone o investire all’estero, finalizzato a ottenere un finanziamento a medio lungo termine”.

Gianluca Zapponini

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