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Che cosa dice la Consob dell’accordo Amazon-JpMorgan

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Un modo per contenere la minaccia competitiva delle “TechFin” potrebbe essere rappresentato da accordi simili a quelli messi in piedi recentemente tra il gigante dell’e-commerce Amazon e la Banca Usa Jp Morgan per la creazione di un prodotto “simile al conto corrente” con il marchio dell’azienda di Jeff Bezos. È quanto si legge nel primo volume di uno studio pubblicato da Consob all’interno di una collana editoriale dedicata al tema dell’impatto dei processi di digitalizzazione sul settore dei servizi finanziari in cui si evidenzia come siano soprattutto le banche più grandi a investire per attrezzarsi alle sfide del digitale e delle nuove tecnologie.

Secondo Consob, infatti, sono solo i grandi istituti a considerare “l’adozione delle nuove tecnologie una priorità strategica per poter presidiare il mercato” mentre i gruppi di dimensioni più piccole faticano a tenere il passo rischiando di venire travolti dalle offerte in campo finanziario di aziende Fintech più dinamiche. L’interazione tra due realtà – una esclusivamente tecnologica e una esclusivamente finanziaria – al contrario, potrebbe consentire di far esprimere al meglio, a ciascuna di esse, le proprie peculiarità, salvaguardando entrambe.

A riprova di ciò, osserva ancora Consob gettando uno sguardo approfondito sul mercato nostrano, “l’importanza per le banche italiane di accelerare il processo di efficientamento delle strutture e di adeguamento tecnologico è stato sottolineato con forza dalla Banca d’Italia (Visco, 2017)” che ha evidenziato, tuttavia, “la perdurante necessità di un significativo contenimento dei costi, volto ad innalzare i livelli di efficienza ed a riorientare le spese a favore di investimenti che consentano di cogliere le opportunità offerte dalle tecnologie digitali; ad oggi, infatti – spiega Consob –, i dati di sistema rivelano che un numero non esiguo di intermediari fatica a tenere un passo rapido  nella riorganizzazione dei canali distributivi e che, tanto la digitalizzazione dei canali distributivi, quanto gli investimenti in innovazione tecnologica – seppure in crescita – sono riconducibili ad un numero limitato di gruppi di grandi dimensioni”.

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