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Cerved: il Fintech è risposta a dipendenza dalle banche delle pmi

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La lunga crisi ha creato conseguenze senza precedenti sulle pmi ma allo stesso tempo ha prodotto un processo di delevering che apre opportunità interessanti per il Fintech

 

Le Fintech possono avere un ruolo fondamentale per ovviare a due debolezze storiche del sistema delle pmi italiane, e cioè la bassa capitalizzazione e la dipendenza eccessiva dal capitale bancario. Lo hanno detto i rappresentanti del Cerved in commissione Finanze della Camera nel corso dell’indagine conoscitiva sulle tematiche relative all’impatto della tecnologia finanziaria sul settore finanziario, creditizio e assicurativo. “Siamo una public company italiana con la missione di supportare il sistema finanziario e industriale nazionale nella gestione del loro processo di credito e una credit rate agency, quarta in Europa per dimensioni – ha spiegato l’amministratore delegato di Cerved spa, Marco Nespolo -. Oltre che di dati ci nutriamo di tecnologia per analizzare questi dati e trarne spunti di decisione e distribuirli ai clienti. Ci cibiamo anche di capacità di gestire un gran numero di persone su processi industriali di esercizio e recupero del credito”.

Le pmi hanno imboccato la strada della ripresa con una base finanziaria solida

Proprio per questo ruolo, ha sottolineato Guido Romano, Responsabile dell’Ufficio Studi di Cerved, “utilizziamo i nostri dati per capire se le Fintech possono avere un ruolo su due debolezze storiche del sistema pmi e cioè la bassa capitalizzazione e la dipendenza eccessiva dalle banche. La lunga crisi ha creato conseguenze senza precedenti sulle pmi ma allo stesso tempo ha prodotto un processo di delevering che apre opportunità interessanti per il Fintech. Negli ultimi anni – ha aggiunto Romano – le pmi hanno imboccato la strada della ripresa ma la buona notizia è la base finanziaria molto solida. In questi anni i debiti finanziari sono rimasti non distanti da quelli pre-crisi mentre è aumentata la capitalizzazione”. In generale, ha ammesso il responsabile Cerved, “una serie di indicatori ci dicono che il sistema della pmi è più solido di com’era prima della crisi. Se andiamo a vedere gli indicatori più predittivi ci aspettiamo che nei prossimi mesi questo processo di rafforzamento prosegua e se utilizziamo il Cerved credit score vediamo che circa i due terzi delle pmi hanno una valutazione in area di sicurezza o in area di solvibilità. Ci siamo chiesti, quindi, quanti spazi di investimento si sono aperti in questo ambito. Dai nostri calcoli abbiamo osservato che ci sono circa 100 miliardi di debiti finanziari che possono essere supportati dalle pmi e se fossero totalmente trasformati in maggior investimenti consentirebbero un aumento della capacità produttiva delle pmi del 25%. Siamo anche andati a vedere chi sono queste imprese e sono per l’80% quelle tra 10 e 50 dipendenti che valgono per il 50% della cifra. E molte di queste pmi operano completamente in autofinanziamento”.

Il Fintech può abbassare le barriere delle pmi all’accesso al credito

“Nell’ultimo rapporto Bankitalia abbiamo registrato che il credito è cominciato a tornare alle imprese ma a quelle medio-grandi non alle piccole – ha aggiunto Valerio Momoni direttore Marketing, Product & Business Development di Cerved -. Le ragioni per cui il credito non arriva a queste ultime è perché vengono percepite come più rischiose, meno abituate ad essere trasparenti e con un costo fisso di finanziamento poco interessante per il sistema finanziario. Secondo noi questo è un momento particolarmente positivo dal punto di vista tecnologico di disponibilità di informazioni per superare alcuni di questi problemi. E il Fintech può abbassare le barriere. I pionieri sono il Regno Unito dove forme di finanza alternativa hanno mosso 4,3 miliardi di euro e toccato 20mila pmi. Il punto è che l’evoluzione di dati e tecnologie permette di far arrivare credito a quei soggetti che non le avrebbero. Questa tecnologia può essere utilizzata anche dal sistema finanziario tradizionale. Abbiamo cominciato a sperimentare forme di fast credit semplificate per ammontare sotto i 100mila euro che possono essere messi in piedi sulla base di informazioni e sistemi di valutazione real time che permettono di accelerare la pratica e ridurne fortemente i costi erogando a quei soggetti che non accederebbero al finanziamento. La disponibilità di dati e informazioni è però chiave per colmare il gap di conoscenza che di solito c’è tra la pmi e il sistema bancario. La Psd2, che consentirà di accedere ai movimenti di conto, aprirà un’altra disponibilità di informazioni che potrà essere utilizzata con profitto da entrambe le parti”.

Le proposte formulate da Cervedfintech

“È chiaro che parlare di Fintech e innovazione a servizio della finanza vuol dire parlare molto di start up ma in questo settore hanno bisogno non solo di un ecosistema venture capital ma anche di una serie di skills scientifiche e data science che sono sotto-rappresentate nel nostro paese. Quindi iniziative come la Fintech tower sono benvenute”, ha aggiunto Nespolo sottolineando che molte idee sono mutuabili dal Regno Unito: “Una ad esempio è quella dei regolatori sand-box che vanno ad alleviare in modo parziale e temporaneo il peso della regolamentazione in un settore che necessita di regole, favorendo un’accelerazione della crescita che tuttavia non deve andare a detrimento di chi non è una start up”. Altro suggerimento trae spunto dal cosiddetto Small Business act britannico del 2015 che “obbliga l’istituzione finanziaria tradizionale che rifiuta un finanziamento alle pmi a trasferire il set informativo di istruttoria di credito a credit agency che lo possono rendere disponibile anche agli operatori non tradizionali, per dare una grande trasparenza e facilitare l’incontro tra domanda e offerta di credito”. Parlando di trasparenza e abilità delle pmi a interfacciarsi con i prestatori di denaro un’altra esperienza positiva – ha proseguito Nespolo – sono i voucher di internazionalizzazione: si potrebbero mutuare sul mondo della trasparenza e della cultura finanziaria della pmi incentivando pertanto le attività di predisposizione di informativa al mercato (rating per esempio) piuttosto che a forme di finanziamento. Un ulteriore spunto è quello di una limitazione delle restrizioni del debitore alla trasferibilità del credito da parte del creditore. Infine vediamo l’apertura di alcuni strumenti di trasparenza a un numero maggiore di operatori come un contributo al possibile incrocio tra domanda e offerta. Un esempio potrebbe essere l’accesso alla centrale dei rischi di Bankitalia alle agenzie di rating e alle Fintech indipendentemente dalla licenza bancaria”, ha concluso Nespolo.

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