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Perché l’Italia non c’è nell’accordo europeo sulla blockchain?

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Sono 22 i Paesi europei firmatari della dichiarazione che istituisce per la prima volta un partenariato europeo sulla blockchain. Ma l’Italia non è tra i Paesi firmatari…

Sono 22 i Paesi europei firmatari della dichiarazione che istituisce per la prima volta un partenariato europeo sulla blockchain. Uno strumento di cooperazione tra gli Stati membri, in sostanza, per scambiare esperienze e competenze in campo tecnico e normativo e preparare il lancio di applicazioni basate sulla blockchain su scala europea in tutto il mercato unico digitale, a vantaggio dei settori pubblico e privato. Garantendo all’Europa di continuare a svolgere un ruolo guida nello sviluppo e nella diffusione delle tecnologie blockchain.

blockchainL’ITALIA NON C’È TRA I PAESI FIRMATARI

I paesi firmatari della dichiarazione sono Austria, Belgio, Bulgaria, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Norvegia, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Repubblica ceca, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia. Manca per il momento l’Italia ma naturalmente Bruxelles ha invitato anche gli altri paesi membri e quelli aderenti allo Spazio economico europeo sono ad aderire al partenariato europeo sulla blockchain.

COMMISSARIA GABRIEL: LA BLOCKCHAIN RAPPRESENTA UNA GRANDE OPPORTUNITÀ PER L’EUROPA E GLI STATI MEMBRI

“In futuro, tutti i servizi pubblici utilizzeranno la tecnologia blockchain – ha detto la commissaria europea per l’economia e la società digitali Mariya Gabriel –. La blockchain rappresenta una grande opportunità per l’Europa e gli Stati membri di ripensare i propri sistemi informativi, promuovere la fiducia degli utenti e la protezione dei dati personali, contribuire a creare nuove opportunità commerciali e stabilire nuove aree di leadership a vantaggio dei cittadini, dei servizi pubblici e delle imprese. Il partenariato lanciato oggi consente agli Stati membri di collaborare con la Commissione europea per trasformare l’enorme potenziale della tecnologia blockchain in servizi migliori per i cittadini”.

GLI OBIETTIVI DI BRUXELLES

La natura decentrata e collaborativa della blockchain e delle sue applicazioni, sottolinea la commissione europea, consente di sfruttare l’intera dimensione del mercato unico digitale fin dall’inizio. Una stretta cooperazione tra gli Stati membri può contribuire, infatti, ad evitare approcci frammentari e può garantire l’interoperabilità e una più ampia diffusione dei servizi blockchain. Il partenariato contribuirà alla creazione di un contesto favorevole, nel pieno rispetto della normativa dell’Ue e di chiari modelli di governance che aiuteranno i servizi che utilizzano la blockchain a prosperare in tutta Europa. Un’infrastruttura di servizi a blockchain unificata basata su iniziative esistenti, con una governance che coinvolga le autorità pubbliche, dovrebbe sostenere, nei piani di Bruxelles, interoperabilità e interfacce aperte, con i più elevati standard di sicurezza, riservatezza e rispetto della protezione dei dati personali, offrendo al tempo stesso economie di scala rispetto a una pletora di blockchain private non interoperabili. Tale quadro di fiducia può creare condizioni di parità e promuovere la concorrenza, consentendo alle PMI e alle nuove imprese di accedere ai servizi transfrontalieri e di metterli su un piano di parità con gli operatori di maggiori dimensioni. Una volta istituiti, tali servizi potrebbero essere utilizzati per supportare servizi digitali su Internet.

GIÀ LANCIATI L’OSSERVATORIO E IL FORUM UE SULLA BLOCKCHAIN. ENTRO IL 2020 SARANNO STANZIATI CIRCA 300 MILIONI DI EURO IN PIÙ

Nel febbraio 2018 la Commissione europea ha inoltre lanciato l’Osservatorio e il Forum Ue sulla blockchain e ha già investito oltre 80 milioni di euro in progetti a sostegno dell’uso della blockchain in ambito tecnico e sociale. Entro il 2020 saranno stanziati circa 300 milioni di euro in più per il settore.

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