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Perché c’è anche il dossier Blockchain nella partita della Brexit

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In futuro la nuova Distributed ledger technology potrebbe essere usata anche per il commercio trasnfrontaliero. L’approfondimento di Start Magazine

Brexit e Blockchain potrebbero incrociare i loro destini contribuendo a mantenere aperte le frontiere tra Irlanda del Nord e Repubblica d’Irlanda. Anche se ci vorranno anni prima che tale tecnologia possa essere introdotta. Secondo Stratfor Worldview, società di consulenza e piattaforma leader nel settore dell’intelligence con sede ad Austin, in Texas, le parti in causa, vale a dire Gran Bretagna ed Europa stanno affrontando all’interno dei già difficili colloqui riguardanti l’uscita dell’isola dall’Europa anche il futuro del confine irlandese.

LA QUESTIONE DOGANALE TRA IRLANDA DEL NORD E REPUBBLICA D’IRLANDA

end london rule brexitNel dicembre del 2017, Regno Unito e Unione europea avevano convenuto che il confine tra Irlanda del Nord e Repubblica d’Irlanda sarebbe rimasto aperto anche dopo la Brexit, ma tale accordo era talmente vago che ancora si stanno elaborando i dettagli su come concretizzare tale promessa. Poiché i negoziatori guardano a metodi innovativi per mantenere la frontiera aperta, un aspetto chiave dell’accordo potrebbe essere l’utilizzo della blockchain. Questa tecnologia, in rapida espansione e utilizzata soprattutto per le criptovalute, ha il potenziale per trasformare ogni processo industriale e potrebbe essere utilizzata anche per monitorare la circolazione delle merci oltre confine. Ma il processo di sviluppo, costruzione e implementazione di un sistema doganale basato su blockchain è inevitabilmente lungo e costoso, avverte la Stratfor Worldview, e la realtà politica dei negoziati potrebbe semplicemente non consentire il tempo o lo spazio necessario per avviare il discorso.

UN PO’ DI STORIA. E I PROBLEMI SUL TAVOLO

C’è da ricordare che quando gli elettori britannici scelsero di lasciare l’Unione europea nel 2016, misero a repentaglio anche l’accordo di pace tra Irlanda del Nord e Repubblica d’Irlanda. Tale accordo garantisce la libera circolazione delle persone e delle merci attraverso il confine dell’isola. Mantenere la libera circolazione delle persone può essere relativamente semplice: Regno Unito e Irlanda potrebbero istituire controlli congiunti nei porti e negli aeroporti dell’isola, per poi consentire la libera circolazione delle persone una volta entrate nell’isola. Accordi di questo tipo esistevano già agli inizi degli anni’ 20, molto prima che il Regno Unito e l’Irlanda aderissero all’Unione europea. Ma c’è da dire che la circolazione delle merci, può comportare complicazioni significative. Il Regno Unito, infatti, intende abbandonare l’Unione doganale europea, che stabilisce una tariffa esterna comune per tutte le merci provenienti da paesi terzi, in modo da poter firmare propri accordi di libero scambio. Tuttavia, tale idea finirebbe per richiedere controlli alle frontiere tra Irlanda del Nord e Repubblica d’Irlanda. Londra, dal canto suo, si è offerta di firmare un accordo globale di libero scambio con l’Unione europea, ma l’intesa comprende anche le norme che identificano il paese di origine dei prodotti importati o esportati. Quindi, anche se l’Ue e il Regno Unito firmassero un accordo di libero scambio, entrambi pretenderebbero  controlli doganali volti a sapere se un prodotto che attraversa il confine irlandese proviene dal paese vicino o da un paese terzo che cerca di eludere le tariffe.

LE SOLUZIONI PRESENTATE FINORA SONO DELUDENTI

Le soluzioni presentate finora sono tutte incomplete in un modo o nell’altro. Una possibilità è che il Regno Unito rimanga nell’unione doganale, o almeno raggiunga un accordo doganale con l’Unione europea. Tuttavia, se da un lato ciò manterrebbe probabilmente aperta la frontiera irlandese, dall’altro vincolerebbe Londra agli accordi commerciali comunitari, impedendo di fatto al Regno Unito di avere una politica commerciale indipendente. Una seconda opzione consisterebbe nell’emulare la Norvegia, che non fa parte dell’unione doganale, ma applica solo controlli leggeri – controlli casuali alle frontiere e telecamere – sui prodotti provenienti o diretti alla vicina Svezia. Tuttavia, anche controlli leggeri alle frontiere sarebbero difficili da vendere al pubblico nordirlandese. La terza opzione – quella di far rimanere la sola Irlanda del Nord nell’unione doganale – sarebbe è ancora meno popolare: dare al paese uno status speciale verrebbe percepito da molti come un preludio alla sua riunificazione con la Repubblica.

ECCO PERCHÉ LA BLOKCHAIN ENTRA IN GIOCOblockchain

Proprio qui entra in gioco la Blockchain. Finora, nelle trattative riguardanti la Brexit sono state citate solo marginalmente l’uso di tecnologie emergenti ma potrebbero diventare un elemento centrale nel dialogo sui problemi di confine nei prossimi anni. La Distributed ledger technology, potrebbe essere uno strumento utile per risolvere il problema dei confini irlandesi, in quanto consente di rintracciare le merci in qualsiasi punto del loro percorso, dall’inizio alla fine. La registrazione dei movimenti può essere trasparente e non modificabile e potrebbe eventualmente comprendere anche altre operazioni, come l’esecuzione dei contratti. Chi gestisce la catena di approvvigionamento sta già intravedendo il potenziale rivoluzionario dell’iniziativa, in grado di ridurre i costi delle operazioni di trasporto marittimo, razionalizzando gli scambi nei porti. Maersk e IBM hanno recentemente costituito una joint venture che cerca di trasformare il settore della navigazione globale con la blockchain: quando avranno ricevuto il via libera normativo, i loro nuovi processi potrebbero entrare in funzione entro sei mesi. Diverse aziende importanti, tra cui DowDuPont, i principali porti di Houston e Rotterdam, e le agenzie doganali dei Paesi Bassi e degli Stati Uniti hanno tutti lavorato con Maersk in programmi pilota per utilizzare la nuova tecnologia. Anche Nestlè, Unilever e Walmart stanno lavorando con IBM a programmi simili nell’industria alimentare. Forse l’aspetto più critico è che la multinazionale americana sta lavorando anche su una piattaforma per rendere più facile l’uso della blockchain nella speranza che ciò incoraggi una sua maggiore diffusione. Facilitando l’identificazione e la tracciabilità delle merci, in ogni caso, la blockchain potrebbe veramenteaiutare le autorità britanniche ed europee a far rispettare le norme di un accordo commerciale, riducendo (o eliminando completamente) la necessità di controlli doganali alle frontiere irlandesi.

LE INSIDIE DI UNA SOLUZIONE PROMETTENTE

La gestione dei flussi all’interno di un’unione doganale, tuttavia, è molto più complicata della gestione di una catena di approvvigionamento. E anche se la tecnologia blockchain si sta sviluppando rapidamente, non è ancora pronta per essere applicata su vasta scala. Una questione importante è l’accessibilità. Mentre i grandi esportatori hanno le risorse per adottare tecnologie innovative, le imprese più piccole avranno più difficoltà. Anche nel caso in cui i governi britannico e irlandese decidessero di sovvenzionare l’implementazione di tale tecnologia, il processo richiederebbe anni. Inoltre, il fatto che le registrazioni dei movimenti non possano essere modificate può rendere le aziende meno disposte ad attivare la blockchain, perché potrebbero rischiare di rivelare informazioni proprietarie. Infine, mentre la blockchain può fornire una soluzione al problema delle merci che attraversano la frontiera irlandese, non affronta il futuro del commercio dei servizi. Si tratta di una questione che non è legata all’unione doganale, ma al mercato unico dell’Unione europea (dove i servizi circolano liberamente) e che dovrebbe essere negoziata parallelamente. Infine, ci sono un sacco di altre questioni che la blockchain non può risolvere ma può anzi contribuire ad aggravare: una di queste è il contrabbando. Prodotti come tabacco, alcool e carburante sono commerciati illecitamente da tempo tra le due frontiere e la pratica potrebbe salire vertiginosamente dopo Brexit, visto che la tecnologia non può tracciare prodotti che vengono immessi legalmente e formalmente non esistono.

Facebook Ad BlockerIL FUTURO POLITICO DELLA BLOCKCHAIN

Da un punto di vista politico, infine, l’idea di utilizzare la blockchain per risolvere i problemi legati alle frontiere è limitata principalmente dal tempo. La società è ancora distante cinque-dieci anni da uno sblocco totale del suo potenziale. Mentre l’uscita del Regno Unito si avrà nel 2019. Per poterla perseguire come soluzione, i negoziatori di Brexit su entrambi i lati del tavolo dovrebbero usare molta immaginazione, flessibilità e fiducia gli uni negli altri per portarla avanti. Per cui il semplice fatto che la blockchain possa essere utilizzata per risolvere il problema delle frontiere non significa che sarà effettivamente così.

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