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Il price cap al petrolio russo avvantaggerà la Cina?

Yellen Price Cap

Secondo la segretaria al Tesoro degli Stati Uniti, Janet Yellen, il price cap del petrolio russo permetterà alla Cina di negoziare prezzi ancora più bassi. Ecco perché

Ai margini del vertice del G20 a Bali, in Indonesia, la segretaria al Tesoro degli Stati Uniti Janet Yellen ha detto che un “tetto al prezzo” (price cap) del petrolio russo sarà positivo per la Cina.

Dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina, la Cina è diventata una ancora maggiore acquirente di petrolio dalla Russia; l’Occidente, invece, ha deciso di imporre ritorsioni economiche e di ridurre i contatti energetici con Mosca per evitare di contribuire al finanziamento della guerra.

Il 5 dicembre entreranno in vigore le sanzioni dell’Unione europea sul greggio russo.

IL PIANO DELL’OCCIDENTE SUL PETROLIO RUSSO

Secondo Yellen, le importazioni cinesi sono “completamente coerenti” con i piani dei paesi occidentali per mantenere il greggio russo sul mercato.

Escluderlo, infatti, significherebbe ridurre ulteriormente la già scarsa offerta petrolifera globale, causando un aumento del prezzo dei barili – il Brent, riferimento europeo, è sopra ai 96 dollari – che potrebbe aggravare la crisi inflazionistica.

L’America, l’Europa e gli altri alleati preferirebbero dunque limitare il prezzo di vendita del petrolio russo attraverso un price cap: in questo modo il mercato internazionale resterebbe sufficientemente fornito, ma si impedirebbe a Mosca di ottenere grossi ricavi dalle esportazioni.

Come ha scritto l’analista Julian Lee su Bloomberg, “l’obiettivo del cap è quello di limitare il flusso di denaro che il Cremlino può utilizzare per finanziare l’invasione dell’Ucraina. È una questione di soldi, non di petrolio”.

Il G7, il gruppo che riunisce sette delle economie più avanzate al mondo, ha trovato un accordo politico sul tetto al prezzo del petrolio russo lo scorso settembre.

YELLEN: IL PRICE CAP È VANTAGGIOSO PER CINA E INDIA

Yellen ha dichiarato che “il price cap è qualcosa che va a vantaggio della Cina, a vantaggio dell’India [l’altra grande importatrice dall’inizio della guerra, ndr] e a beneficio di tutti gli acquirenti di petrolio russo”.

Pechino e Nuova Delhi acquistano greggio da Mosca a un prezzo scontato rispetto al valore internazionale: a maggio e giugno, quando c’è stato un aumento notevole delle importazioni cinesi e indiane, la differenza di prezzo era sui 30 dollari.  Yellen sostiene che il price cap fornirà ai due paesi la leva negoziale necessaria a ottenere prezzi ancora più bassi di quelli attuali.

LE POSIZIONI DI RUSSIA E CINA

La Russia ha fatto sapere da tempo di non avere intenzione di vendere il proprio petrolio a quei paesi che parteciperanno al price cap. E la Cina – che non ha condannato l’invasione dell’Ucraina e ha rilanciato la narrazione anti-occidentale di Mosca, pur senza fornirle sostegno militare – ha detto di essere contraria alle misure di limitazione dei prezzi, temendo conseguenze sulla disponibilità di greggio.

Alcune stime dicono che le difficoltà finanziarie e tecniche del price cap – potrebbe rendere più difficile per la Russia accedere ai servizi di trasporto dei propri barili e di assicurazione dei carichi – potrebbero tradursi in un calo dell’offerta petrolifera globale dell’1-2 per cento.

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