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Xylella, ecco le prove. Gli ulivi del Salento sono malati

Xylella

Uno studio dell’Efsa prova che gli ulivi del Salento sono malati a causa del batterio Xylella. Crollano le prime accusa del procuratore capo di Lecce
Si tratta di Xylella fastidiosa: gli olivi del Salento sono malati. A dirlo è un comunicato ufficiale dell’EFSA, l’ente europeo per la sicurezza alimentare, che basandosi su un nuovo studio pilota, condotto in Puglia dall’Istituto per la Protezione Sostenibile delle Piante del CNR, in collaborazione con il Dipartimento di Scienze del Suolo, della Pianta e degli Alimenti dell’Università degli Studi di Bari e il Centro di Ricerca, fa crollare le ragioni di chi sosteneva il contrario.

Xylella fastidiosa e ulivi del Salento: lo studio dell’Efsa

Per far chiarezza sulla questione e rispondere ad ogni dubbio, gli esperti hanno condotto dei test trasmettendo il batterio ad alcune piante. I ricercatori hanno lavorato su due fronti: in laboratorio e sul campo. Ci spieghiamo: prima hanno inoculato il batterio in alcune colture perenni tipiche del territorio, tra cui diverse varietà di ulivo, poi le hanno esposte, sul campo, agli insetti “vettori” del batterio. Risultato? Gli olivi contaminati in ambito test hanno mostrato gli stessi sintomi, quali disseccamento, scoloritura, bruscatura delle foglie, che si sono osservati in Salento.

Xylella

Sempre in ambito di studio, gli esperti hanno provato a trasmettere l’infezione anche ad altre specie di piante, scoprendo che l’oleandro e la poligala a foglie di mirto, proprio come la specie di ulivo Cellina , sono molto vulnerabili, mentre le specie di ulivo cultivar Leccino, Coratina e Frantoio sono più resistenti, così come lo sono pompelmo, arancio, mandarino, leccio e una varietà di vite.

Tutto questo rappresenta una prova scientifica importante e documentata, in risposta a chi sostiene che il problema Xylella non esista. Lo stesso procuratore capo di Lecce, Cataldo Motta, aveva affermato chel’Unione europea è stata tratta in inganno con una falsa rappresentazione dell’emergenza Xylella Fastidiosa, basata su dati impropri e sull’inesistenza di un reale nesso di causalità tra il batterio e il disseccamento degli ulivi”. Certo, servono ancora altri esperimenti sul campo (si andrà avanti ancora 10 anni), ma le prime prove arrivano. “Successivi esperimenti su campo e in laboratorio dovranno esplorare ulteriormente le risposte dell’olivo mediterraneo, con l’obiettivo di individuare varietà tolleranti o resistenti che possano essere coltivate dagli agricoltori nelle zone colpite da Xylella fastidiosa” ha spiegato Giuseppe Stancanelli, a capo dell’unità dell’Efsa “Salute animale e vegetale”.

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