Due delle più importanti compagnie di commercio di materie prime al mondo, la svizzero-singaporiana Trafigura e la svizzero-olandese Vitol, potrebbero occuparsi dell’esportazione del greggio venezuelano.
L’ANTEFATTO E LA RIUNIONE ALLA CASA BIANCA
Dopo l’intervento armato che ha portato alla cattura del presidente Nicolas Maduro, gli Stati Uniti hanno detto di voler controllare “a tempo indeterminato” le vendite di petrolio del Venezuela, di gestirne i proventi e di aprire il settore alle società americane. Mercoledì scorso Donald Trump ha annunciato che Caracas “consegnerà” agli Stati Uniti dai trenta ai cinquanta milioni di barili di petrolio “soggetto a sanzioni”, che verrà poi rivenduto sui mercati.
I dettagli del piano non sono noti, ma la sua attuazione sta procedendo. Venerdì, infatti, si terrà alla Casa Bianca una riunione tra i funzionari dell’amministrazione Trump e i dirigenti delle principali compagnie petrolifere statunitensi, alla quale – lo ha rivelato Reuters – sono stati invitati pure i responsabili delle trading houses: queste ultime, pur non occupandosi direttamente della produzione, possiedono grandi capacità di trasporto e vendita.
VITOL SI PORTA AVANTI, MA NON È L’UNICA INTERESSATA
Stando all’agenzia, Vitol ha già ricevuto dal governo americano una licenza preliminare per l’importazione e l’esportazione di greggio dal Venezuela, dalla durata di diciotto mesi. Intanto, la società petrolifera Chevron – l’unica Big Oil americana attiva in Venezuela – sta negoziando con Washington un estensione della sua licenza operativa nel paese in modo che possa accrescere le esportazioni e vendere barili ad altri acquirenti.
Da quando gli Stati Uniti hanno messo sanzioni sul petrolio venezuelano, nel 2019, Chevron ne è stata una delle maggiori rivenditrici, assieme – in vari momenti, e sempre tramite licenza – a Eni, alla spagnola Repsol, alla francese Maurel & Prom e all’indiana Reliance.
Prima del 2019, invece, sia Vitol che Trafigura hanno commercializzato grandi quantità di greggio venezuelano, ricevendolo dalle società energetiche europee attive nel paese dietro licenza statunitense.
GLI AZIONISTI DI VITOL E TRAFIGURA
I proprietari di Trafigura sono i suoi dipendenti, con oltre 1400 azionisti: il presidente della società è Jeremy Weir e l’amministratore delegato Richard Holtum. Anche Vitol è di proprietà di circa quattrocento dipendenti, su oltre 1700 in tutto: l’amministratore delegato è Russell Hardy, dal 2018.
Nessuna delle due società è quotata in borsa.
Nell’anno fiscale 2025, terminato il 30 settembre scorso, Trafigura ha riportato un utile netto di 2,6 miliardi di dollari, il 3 per cento in meno su base annua. Nei primi sei mesi del 2025, invece, Vitol ha distribuito la cifra record di 10,6 miliardi ai suoi azionisti.
Vitol possiede la società di raffinazione petrolifera italiana Saras, avendo acquisito la partecipazione della famiglia di Massimo Moratti nel 2024. Trafigura, invece, si occupa di rifornire di greggio la raffineria Isab di Priolo Gargallo, la più grande d’Italia, precedentemente posseduta dalla compagnia petrolifera russa Lukoil.






