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Vi racconto i subbugli con Arcelor Mittal su Ilva

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Che cosa succede con Arcelor Mittal sul dossier Ilva? L’intervento di Roberto Benaglia, segretario generale Fim Cisl

 

Ieri conferenza stampa dei tre segretari generali di Fim, Fiom, Uilm in contemporanea con le due ore di sciopero e i presidi dei lavoratori del gruppo ArcelorMittal a 5 giorni dalla scadenza del 30 novembre, termine ultimo per il raggiungimento dell’intesa tra governo e azienda.

Ieri rispetto a quella che possiamo considerare la madre di tutte le vertenze, non abbiamo ancora avuto risposte sui contenuti dell’intesa che da quanto ci è stato riferito dall’incontro di ieri dell’ad Morselli, si formalizzerà il 30 novembre prossimo con un nuovo assetto societario del Gruppo che vedrà la partecipazione pubblica attraverso Invitalia.

A fronte di ciò ci aspettiamo risposte precise su: investimenti, piano produttivo, ambientale e occupazione.

Quest’anno il sito di Taranto, che ricordiamo è il più grande siderurgico di Europa, che fino a qualche anno fa contribuiva a generare l’1% del Pil nazionale, chiuderà il 2020 con la produzione al minimo storico, 3 mln e 300 tonnellate di produzione, un livello mai raggiunto, meno della metà di quello che produceva prima di questa vertenza.

Rilanciare uno stabilimento di queste dimensioni e in uno stato di grande abbandono sul piano manutentivo, significa fare grandi sforzi, non solo finanziari. In questo senso dopo il 30 novembre si apre una partita fondamentale quella per l’accordo sindacale. L’intesa sarà possibile solo se non ci saranno esuberi. Ma non ci basta sapere che da qui al 2025 saranno tutti a lavoro, vogliamo avere certezze su tempi e cose da fare. Non solo sui volumi produttivi ma anche investimenti industriali e ambientali, commerciali sulle manutenzioni e sui tempi di realizzazione. Non possiamo dimenticare, in questo senso, la situazione dei 1700 lavoratori ad oggi in amministrazione straordinaria che sono stati messi in cassa integrazione in vista di progetti che ad oggi non si sono mai realizzati.

Per questo pensiamo sia necessario anche alla luce degli annunci di investimenti per oltre un miliardo su Taranto del premier Conte che ci sia un coinvolgimento del sindacato per dare una ricollocazione lavorativa a tutti questi lavoratori.

C’è poi sul tavolo, anche la valorizzazione dei siti di Genova e Novi Ligure e di tutte le altre realtà del Gruppo presenti nel Paese e su cui bisognerà investire e realizzare piani di rilancio concreti.

Da questi fattori dipenderà la sostenibilità e il rilancio industriale e ambientale del Gruppo e del sito di Taranto. Il 30 novembre, quindi, si apre una partita fondamentale su cui sono tutti chiamati a partecipare, un segnale di buona volontà sarebbe quello di rendere esplicito il pieno coinvolgimento dei lavoratori. Creare dei comitati strategici e di sorveglianza per discutere con i lavoratori il futuro del sito e le cose da fare, sarebbe un forte segnale di speranza e di volontà.

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