Dopo una lunga amministrazione straordinaria e quattro anni di tensioni industriali, Speedline passa ufficialmente a Sigit. Il gruppo piemontese si è aggiudicato la gara internazionale per rilevare la storica azienda di Santa Maria di Sala, nel Veneziano, specializzata nella produzione di cerchi in lega di alta gamma. La notizia è stata comunicata dal ministero delle Imprese e del Made in Italy, che ha seguito da vicino una delle vertenze simbolo della crisi dell’automotive italiano.
LA GARA INTERNAZIONALE E L’AGGIUDICAZIONE A SIGIT
L’assegnazione arriva al termine della procedura avviata dai commissari straordinari nominati dal Mimit, che avevano pubblicato il bando internazionale per la cessione di Speedline nel novembre scorso. La gara era stata impostata privilegiando la qualità del piano industriale e le garanzie occupazionali rispetto alla sola offerta economica, con l’obiettivo dichiarato di individuare un partner industriale in grado di rilanciare l’attività produttiva e garantire continuità allo stabilimento veneto.
L’operazione, assicurano dal Mimit, poggia su “un piano di forte solidità industriale e strategica” accompagnato da “cospicui investimenti”. Ora si aprirà il confronto con i sindacati sul futuro occupazionale del sito e sulla continuità produttiva.
Con l’operazione Speedline, Urso rivendica il salvataggio di uno dei marchi storici dell’automotive italiano che “sembrava perduto”, anche a causa delle “speculazioni finanziarie portate avanti da alcuni fondi”. Oggi, assicura il ministro, “restituiamo una prospettiva industriale concreta a un marchio storico del nostro Paese, salvaguardando competenze, occupazione e capacità produttiva”.
LA LUNGA CRISI DI SPEEDLINE
Per Speedline si chiude così una vicenda iniziata ormai diversi anni fa. L’azienda, con sede a Santa Maria di Sala, tra le province di Venezia e Padova, è uno dei marchi storici italiani nella produzione di cerchi in lega ad alte prestazioni per il settore automotive premium. Lo stabilimento aveva una capacità produttiva fino a 950mila ruote all’anno ed era stato riconosciuto dal governo come asset strategico nazionale.
La crisi era esplosa alla fine del 2021, quando il gruppo svizzero Ronal aveva annunciato la volontà di chiudere il sito e avviare i licenziamenti. Da lì si è aperta una lunga fase di tensione industriale e istituzionale, con il coinvolgimento diretto del governo, delle organizzazioni sindacali e successivamente dell’amministrazione straordinaria.
Nel corso della vertenza la proprietà era passata dal gruppo Ronal al fondo tedesco Callista, un cambio che aveva ulteriormente alimentato le preoccupazioni sul futuro dello stabilimento veneziano, a causa di ripetuti tentativi di dismissione e di operazioni considerate “poco trasparenti” dai sindacati.
Uno snodo decisivo è arrivato nell’autunno del 2025, quando il Mimit ha chiuso una complessa trattativa con Ronal che ha consentito a Speedline di uscire senza debiti e di rientrare in possesso dei propri asset industriali e finanziari. Quel passaggio era stato ritenuto fondamentale per rendere l’azienda appetibile a nuovi investitori industriali.
L’accordo con il gruppo svizzero era arrivato dopo quasi due anni di confronto e aveva permesso di riportare nel perimetro aziendale asset immobiliari, beni mobiliari, diritti e risorse finanziarie. Solo a quel punto i commissari straordinari hanno potuto avviare la gara internazionale per individuare un nuovo soggetto industriale disposto a rilanciare il marchio.
IL PESO DELLA VERTENZA SUI LAVORATORI
La vertenza Speedline ha avuto un forte impatto sul territorio e sull’occupazione. Durante la procedura di amministrazione straordinaria, i posti di lavoro diretti coinvolti erano circa 273, e salivano a circa 500 considerando l’indotto.
I sindacati archiviano con prudenza una vertenza che dura da quattro anni e che, ricordano Fim Cisl, Fiom Cgil e Rsu, ha visto i lavoratori “pagare pesantemente” prima le scelte del gruppo svizzero Ronal e poi quelle del fondo tedesco Callista. L’aggiudicazione a Sigit sancisce “la conclusione di una fase delicata” arrivata dopo “un lungo lavoro” dei commissari straordinari. Ora le sigle chiedono un confronto al Mimit e alla nuova proprietà per entrare nel merito del piano industriale e delle prospettive occupazionali dello stabilimento.
La richiesta esplicita è “un piano industriale che, oltre a importanti investimenti, dovrà avere come primo obiettivo la salvaguardia occupazionale, reddituale e il mantenimento del presidio industriale nel territorio”.
CHI È SIGIT
Speedline finisce così nelle mani di Sigit, gruppo industriale con sede a Chivasso, in provincia di Torino, attivo nella componentistica per l’automotive. Fondata nel 1966, la società produce componenti in plastica, gomma e alluminio e realizza circa il 60% dei ricavi nel settore auto.
Il gruppo opera anche nei comparti degli elettrodomestici e del food & beverage, soprattutto i componenti per macchine da caffè e i distributori automatici. Sigit è presente in diversi paesi dell’area Emea, tra Europa e Nord Africa, e conta circa 1.600 dipendenti, di cui circa 450 in Italia. Il fatturato consolidato si è storicamente attestato attorno ai 200 milioni di euro, anche se nel 2024 la società ha segnalato un calo dei ricavi del 15% legato alla crisi del comparto automotive.
Negli ultimi mesi Sigit è stata anche protagonista di un riassetto societario. A febbraio il gruppo, partecipato dal fondo sovrano omanita OIA (Oman Investment Authority), ha annunciato il completamento di una riorganizzazione finalizzata ad accentrare in Italia le funzioni strategiche e ridefinire l’assetto dell’azionariato. L’operazione ha coinvolto l’intero perimetro delle società industriali, immobiliari e di servizi precedentemente facenti capo a Soag Europe.




