Energia

Venezuela, gli Usa sanzionano Rosneft per Pdvsa e avvertono Chevron

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Rosneft
epa05664418 (FILE) A file photo dated 17 July 2014 showing the logo of the 'Rosneft' petroleum company on the wall of its headquarters in Moscow, Russia. Media reports on 07 December 2016 citing Kremlin state Russia has completed the privatization for 19,5 per cent of Rosneft. EPA/YURI KOCHETKOV

La multa Usa alla russa Rosneft per gli affari con la compagnia petrolifera del Venezuela Pdvsa potrebbe essere anche un segnale per Chevron che al momento opera in Venezuela. Fatti e commenti

Il Dipartimento al Tesoro degli Stati Uniti ha annunciato l’avvio delle sanzioni verso una società del gruppo Rosneft, la più grande compagnia petrolifera russa.

Secondo una dichiarazione rilasciata lo stesso giorno dal Dipartimento al Tesoro degli Stati Uniti, la società russa è stata fondata nel 2011, è registrata in Svizzera ed è responsabile dei progetti all’estero della Rosneft. Ma in particolare, ed è questo il vero motivo per cui è finita nell’occhio del ciclone, aiuta il Venezuela a trasportare e vendere il petrolio.

UN SEGNALE PER CHEVRON?

“La decisione dell’amministrazione Trump di sanzionare il braccio commerciale di Rosneft potrebbe essere un segnale per Chevron che continua a lavorare in Venezuela, con una deroga che potrebbe presto scadere, hanno detto gli analisti”, secondo S&P Global Platts.

Infatti, si legge sempre su S&P Global Platts, “le sanzioni contro Rosneft potrebbero anche assicurare una proroga alla deroga di Chevron prima della sua scadenza fissata il 22 aprile” anche se – ha ammesso Elliott Abrams, rappresentante speciale del Dipartimento di Stato americano per il Venezuela – “ci saranno ulteriori passi e ulteriori pressioni nelle prossime settimane e mesi” sul paese sudamericano. E questo secondo Francisco Monaldi, Latin American energy policy fellow presso la Rice University’s Baker Institute for Public Policy “potrebbe significare che l’amministrazione non rinnoverà la sua deroga permettendo a Chevron, Halliburton, Schlumberger, Baker Hughes e Weatherford International a continuare a lavorare con PDVSA”.

LA DEROGA USA

Il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha prorogato il mese scorso la deroga fino al 22 aprile. Si tratta della terza proroga di tre mesi dal gennaio 2019 ed è stata decisa sulla base dell’argomentazione che la presenza delle compagnie statunitensi è necessaria per evitare il completo collasso del settore petrolifero venezuelano, facilitando una prevista ripresa una volta che il presidente Nicolas Maduro lascerà il potere.

COSA DICE CHEVRON

In ogni caso Chevron, in una nota diffusa nelle ultime 24 ore, ha spiegato che quella in Venezuela è una “presenza positiva”. Nel 2019, la quota di produzione della Chevron nelle sue joint venture all’interno del paese è stata in media di circa 35.300 boe/g, pari a circa il 6% della produzione totale del Paese.

PDVSA CONTRO GLI USA DIFENDE ROSNEFT

In una nota Pdvsa ha respinto al mittente le misure sanzionatorie decise dagli Usa nei confronti di Rosneft che, si legge, “mantiene investimenti legali e operazioni commerciali nella Repubblica Bolivariana del Venezuela. La politica unilaterale delle sanzioni degli Stati Uniti è stata diretta verso le aziende che competono nel mercato globale, come Rosneft, per cercare di influenzare il sistema dei prezzi, controllare o eliminare i principali attori e, di conseguenza, esercitare il controllo egemonico del mercato mondiale del petrolio; vale a dire, una sorta di sicaria economica esercitata dal governo del presidente Donald Trump, contro le compagnie petrolifere che non sono subordinate ai loro interessi imperiali e di dominio”.

“Discriminazione economica e odio, come strumenti politici, promossi dal governo degli Stati Uniti verso la principale compagnia petrolifera del paese, Pdvsa, mira a distruggere l’economia nazionale e, quindi, a incidere sul bilancio della protezione socio-economica del popolo venezuelano, principalmente l’acquisto di cibo, medicine e altri beni essenziali che sono acquisiti in mercati esteri – prosegue la nota -. La classe operaia dichiara in una mobilitazione attiva e permanente in tutta la struttura organizzativa dell’industria petrolifera, del gas e petrolchimica nazionale, per difendere la stabilità e il normale sviluppo delle attività amministrative e operative che garantiscono la sicurezza energetica al popolo venezuelano e il rifiuto categorico alle misure coercitive degli Stati Uniti”, sottolinea la nota.

FUTURE SUL PETROLIO STABILI DOPO LE SANZIONI

I futures sul petrolio sono rimasti in gran parte stabili a metà mattina in Asia dopo l’imposizione delle sanzioni a Rosneft, rileva S&P Global Platts. A Singapore i futures sul Brent di aprile sono aumentati di 9 centesimi di dollaro al barile (0,16%) rispetto a martedì quando era a 57,84 dollari al barile, mentre i contratti sul light sweet crude al NYMEX di marzo sono aumentati di 8 centesimi al barile (0,15%) sui 52,13 dollari al barile.

Il Dipartimento del Tesoro statunitense ha dato alle aziende 90 giorni di tempo per chiudere le attività con la Rosneft Trading SA, attenuando di fatto l’impatto a breve termine delle sanzioni sui fondamentali del petrolio. La notizia delle sanzioni ha anche fornito la base temporanea per ulteriori cali di prezzo derivanti dalla distruzione della domanda causata dal coronavirus.

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