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Cosa c’è nel nuovo accordo Ue sul taglio delle emissioni

Emissioni

Parlamento e Consiglio Ue hanno trovato un accordo su una legge che ripartisce gli obiettivi di riduzione delle emissioni tra gli stati membri, a seconda della ricchezza. Tutti i dettagli (e la quota dell’Italia)

Martedì l’Unione europea ha trovato un accordo su una legge che stabilisce gli obiettivi nazionali di riduzione delle emissioni di carbonio entro la fine del decennio.

I SETTORI TOCCATI DAI TAGLI

La legge, chiamata Effort Sharing Regulation (ESR), è il frutto dell’intesa tra i negoziatori del Parlamento europeo e del Consiglio europeo, che riunisce i ventisette stati membri dell’Unione. E prevede tagli alle emissioni in tutta una serie di settori economici: l’agricoltura, i trasporti su strada e via nave, il riscaldamento delle case, le piccole industrie e la gestione dei rifiuti.

Questi settori – che sono stati inclusi nel sistema europeo di scambio delle quote di CO2, noto con la sigla ETS – valgono insieme il 60 per cento circa delle emissioni europee di gas serra. La nuova legge stabilisce che dovranno ridurle del 40 per cento rispetto ai livelli del 2005.

PAESI RICCHI E PAESI POVERI

L’Effort Sharing Regulation è un tassello fondamentale del più ampio piano europeo per il taglio del 55 per cento delle emissioni (rispetto ai livelli del 1990) entro il 2030 e per il raggiungimento dello zero netto, o neutralità carbonica, entro il 2050.

La legge serve a garantire che gli stati membri contribuiscano all’obiettivo comunitario in maniera equa. I paesi più ricchi – come la Germania, la Finlandia, la Danimarca, il Lussemburgo e la Svezia – dovranno ridurre le loro emissioni del 50 per cento, mentre a quelli più poveri sono stati assegnate quote inferiori: quella della Bulgaria, ad esempio, è del 10 per cento.

LA QUOTA DELL’ITALIA

L’Italia dovrà ridurre le sue emissioni del 43,7 per cento, più di quanto precedentemente previsto (33 per cento).

LO SCAMBIO DELLE EMISSIONI

Agli stati membri sarà permesso scambiarsi quantità limitate delle quote di emissione. Potranno inoltre “depositare” una parte delle quote qualora la riduzione emissiva sia stata maggiore di quella stabilita, e attingervi in futuro se – al contrario – avranno emesso più di quanto previsto.

I PASSAGGI LEGISLATIVI NECESSARI

Per entrare in vigore, l’Effort Sharing Regulation dovrà ottenere l’approvazione del Parlamento europeo e del Consiglio europeo, ma non dovrebbero esserci problemi visto il raggiungimento di un accordo tra i negoziatori.

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