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Ucraina, ecco cosa succederà ai prezzi di gas, alluminio e palladio

Litio Roma Materie Prime

Non solo gas, ma anche alluminio, palladio, titanio e cereali: l’invasione dell’Ucraina da parte di Putin rischia di infiammare tutte le materie prime, secondo l’analista Gianclaudio Torlizzi, fondatore di T-Commodity

 

“Le quotazioni del gas sono diminuite rispetto al picco toccato subito dopo l’invasione russa, ma finché non sarà chiaro il quadro della situazione in Ucraina non ci sarà spazio per una vera discesa: anche con un calo del 30% siamo sempre a un prezzo doppio rispetto a gennaio”, così l’analista Gianclaudio Torlizzi, fondatore di T-Commodity ad AGI. “La cancellazione di Nord Stream 2 comporterà il rincaro dei prezzi gas per i prossimi anni di circa 30 euro a megawattora. Se per quest’anno si stimava un prezzo medio al Ttf di 50 euro per Megawattora, senza il gasdotto arriveremo nell’anno a 80. Questo perché il mercato contava su Nord Stream 2”.

GAS, CRUCIALE IL RISTOCCAGGIO ESTIVO

“Il punto chiave – prosegue – è il livello dell’azione di ristoccaggio di gas nella stagione estiva: se si rivelasse più debole del previsto, il rischio è di arrivare all’inverno con un livello insufficiente. A questo punto, non si tratta di calcolare solo la fiammata legata al rischio guerra che poi rientra: l’instabilità non potrà che aggravarsi”.

LE MATERIE PRIME CHE RISCHIANO DI INFIAMMARSI

E non c’è solo il gas a preoccupare. Tra le materie prime, pure l’alluminio è schizzato al massimo storico, ma anche su materiali quali palladio e titanio di produzione russa. “I prezzi – precisa l’analista – sono saliti ma non in maniera eccessiva perché ancora non ci sono sanzioni. Però i fornitori non stanno quotando. Possiamo dire che in questo momento non c’è mercato. La situazione è preoccupante”, fa notare l’analista nella sua intervista ad AGI.

“LA MINIERA VICINO CASA? VA RIAPERTA”

“Ci sono paesi come l’Australia e il Cile che hanno un sottosuolo ricco: in futuro dobbiamo concentrarci su queste aree. Ma anche l’Europa ha ricchezze che andrebbero incentivate. Bisogna però cambiare mentalità: se si vogliono mantenere alti standard di vita, la miniera vicino casa va riaperta. Dobbiamo essere consapevoli che la dipendenza viene sfruttata come arma di pressione politica”.

Anche grano e mais stanno subendo rialzi importanti: “Le conseguenze non saranno solo economiche”, avverte Torlizzi. “Possono concretizzarsi effetti sociali gravi anche nei paesi emergenti, come quelli del Nord Africa: le ‘primavere arabe’ scoppiarono dopo l’aumento dei prezzi dei generi alimentari. E allora l’Europa potrebbe fare i conti con nuove ondate di flussi migratori: una prospettiva che può avere risvolti drammatici”.

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