Energia

Tutti i progetti di Eni con la Cina

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L’accordo siglato da Eni in occasione della visita di Xi non è stato nell’energia ma con Bank of China che ha tra i suoi asset i due grandi colossi energetici del Dragone, China National Offshore Oil Corporation e PetroChina con cui Eni opera in Mozambico, Kashaghan e Arabia Saudita

Il presidente Xi Jinping è ormai tornato in patria dopo la visita in Italia e Francia, ma il frutto degli accordi firmati con il nostro Paese nella due giorni tra Roma e Palermo si sentiranno nel tempo. Fra i big dell’economia nostrana a siglare intese con Pechino non poteva mancare Eni per il rilievo internazionale ad ampio spettro del Cane a sei zampe.

COSA FA ENI IN CINA NELL’UPSTREAM

Eni è già attiva in Cina nell’estrazione petrolifera e gasiera, soprattutto nel Mar Cinese Meridionale. Nell’upstream, come si legge sul sito ufficiale dell’azienda, il Cane a sei zampe opera sul territorio cinese dal 1984 e si concentra soprattutto nell’offshore del mar Cinese Meridionale per una superficie complessiva di 7.141 chilometri quadrati.

Nel 2017 la produzione media di idrocarburi in quota Eni è stata pari a 2 mila barili/giorno di idrocarburi e di 2 mila barili/giorno di petrolio e condensati. Le attività di esplorazione e produzione di Eni in Cina sono regolate da un Production Sharing Agreement (PSA). La società italiana fornisce, inoltre, i mezzi per l’estrazione offshore di petrolio, destinato al mercato interno cinese, e di gas trasferito mediante pipeline sottomarina e l’intera fornitura viene venduta alla compagnia di Stato cinese China National Offshore Oil Coperation (Cnooc).

A partire dal 2012 Eni e China National Offshore Oil Coperation hanno firmato a Pechino un altro contratto che prevede l’esplorazione di un blocco situato a circa 400 chilometri al largo di Hong Kong e che si estende per 5.135 chilometri quadrati in una delle zone più promettenti dell’offshore cinese e con il più alto potenziale esplorativo.

UN DESTINO IN CRESCITA PER IL GAS CINESE

Nel gas, grazie alle notevoli riserve presenti in territorio cinese e agli obiettivi di taglio delle emissioni di Co2 che il Paese si è prefissato di svolgere, il mercato del gas in Cina è destinato a crescere. Recentemente Eni ha consolidato il suo rapporto con la Cina in questo campo, attraverso il Memorandum of Understanding che, a beneficio di entrambe le parti, prevede diverse opportunità di business sia in Cina che a livello internazionale. Petrochina valuterà la potenziale acquisizione di una partecipazione in alcuni asset posseduti da Eni, mentre quest’ultima metterà a disposizione le proprie competenze nello shale gas maturate in America. Si prevede una collaborazione concentrata sulle tecnologie avanzate, ma soprattutto sullo sfruttamento delle risorse di olio e gas non convenzionale.

LANCIATA UNA NUOVA LINEA DI PRODOTTI LUBRIFICANTI A MARCHIO ENI

Nella raffinazione, infine, Eni è presente in Cina dal 2012, con una sede a Shangai ed è operante nel mercato dei lubrificanti. La società conta 21 dipendenti, tra espatriati e personale locale. Le vendite nello scorso anno sono state circa 6 kton. L’azienda ha lanciato in Cina anche una sua nuova linea di prodotti lubrificanti appositamente progettati per il mercato cinese, con un packaging e un’immagine commerciale dedicata. La linea automotive comprende trazione leggera, trazione pesante, moto e olii trasmissioni. La società ha poi iniziato a commercializzare anche prodotti per l’industria.

LA VISITA DI ROMA TRAMPOLINO PER NUOVI ACCORDI

Ma non è finita qui. China National Offshore Oil Corporation, scrive Milano Finanza, “sta negoziando molti altri progetti con Eni, già partner in diversi contratti in Cina”, aveva ricordato in occasione del Business Forum Italia-Cina a palazzo Barberini il vice direttore generale di Cnooc, Lyu Yongfeng. “Con Eni abbiamo contratti a lungo termine e stiamo discutendo altre possibilità di collaborazione sia in Cina sia in mercati terzi, in Asia ed Europa. Speriamo che le società italiane possano aiutarci a entrare in Europa per raggiungere, con la loro competenza, una collaborazione di reciproco beneficio”.

Come riferito sempre durante il Business Forum Italia-Cina Lapo Pistelli, direttore delle relazioni internazionali di Eni, riporta il quotidiano milanese, ha anche auspicato “’nuove possibilità di collaborazione’ in futuro. Ci conta anche Wang Zhongcai, vicepresidente di PetroChina: ‘Siamo convinti che nel prossimo futuro la collaborazione tra noi ed Eni arriverà a una nuova fase in mare’, un campo di battaglia sempre più importante nel campo dell’energia, ha precisato, ‘ed entrambi abbiamo grande esperienza in questo campo, quindi, cerchiamo di approfondire questa collaborazione per portarla a un livello più profondo’. Eni e PetroChina operano assieme già nell’Area 4 in Mozambico per l’estrazione del gas, oltre che nel giacimento di Kashaghan e in Arabia Saudita”.

IL PATTO CON BANK OF CHINA CHE APRE LE PORTE DI ASIA E AFRICA

Tuttavia, l’accordo siglato in occasione della visita di Xi non ha riguardato, direttamente, l’attività operativa, ma soprattutto un’intesa finanziaria con Bank of China, quarto istituto più grande al mondo in termini di asset maneggiati che di fatto apre una più stretta collaborazione proprio tra Eni e i due grandi colossi energetici del Dragone, China National Offshore Oil Corporation e PetroChina. Come ha sottolineato un portavoce di Eni contattato da Gli Occhi della Guerra, “Eni e Bank of China hanno annunciato sabato (della scorsa settimana, ndr) la firma di un Memorandum di intesa (Memorandum of Understanding) per lo studio congiunto di opportunità di collaborazioni finanziarie finalizzate a una comune strategia da implementare nel corso dei prossimi cinque anni. Le parti svilupperanno relazioni di lungo periodo non solo in Cina e Asia, ma anche in altre aree del mondo, con particolare attenzione all’Africa, dove entrambe le parti sono importanti investitrici”. E infatti, ha aggiunto sempre il portale web “le attività finanziarie di Eni in relazione con Bank of China sono, fondamentalmente, il prolungamento strategico della relazione intessuta con l’Impero di Mezzo dalla controllante del gruppo, Cassa Depositi e Prestiti (Cdp). L’importante banca partecipata pubblica è la capofila dell’apertura italiana a Oriente e, in occasione della visita di Xi, ha firmato con Bank of China un memorandum finalizzato a supportare le imprese italiane desiderose di sbarcare in Cina”.

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