Energia

Tutte le evoluzioni del mercato del gas nel Mediterraneo

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L’esempio Eastern Mediterranean Gas Forum (EMGF) e la situazione nel Medio Oriente. L’approfondimento di Michelangelo Celozzi, coordinatore di TEN (Trans Med Engineering Network)

Un esempio concreto di dialogo istituzionale è rappresentato dall’Eastern Mediterranean Gas Forum (EMGF).

Una nuova organizzazione internazionale, la cui nascita è stata sancita al Cairo il 16 gennaio 2020 dai Governi di sette Paesi (Italia, Egitto Israele, Grecia, Cipro, Autorità Nazionale Palestinese e Giordania), verso cui anche la Francia ha comunicato l’interesse a partecipare.

Una organizzazione internazionale per lo sviluppo del mercato del gas nel Mediterraneo, strutturata in termini di governance e di regole statutarie, cui partecipano anche le maggiori imprese multinazionali del settore gas, come ENI, BP, Delek, Total, ExxonMobil, Noble Energy, Shell, Hellenic Petroleum ed istituzioni finanziarie internazionali, come World Bank, EBRD, BEI.

Il dialogo fra Istituzioni ed Imprese può favorire lo sviluppo di politiche e programmi industriali congruenti, per la realizzazione di nuove infrastrutture energetiche di produzione, trasporto e commercializzazione del gas naturale, in grado di promuovere lo sviluppo di un mercato sostenibile, basato sulla complementarità fra gas e fonti rinnovabili.

Un modello di relazioni applicabile anche nel Mediterraneo Occidentale, per promuovere l’integrazione dei sistemi energetici del Mediterraneo Orientale e Occidentale.

L’EMGF è aperto anche alla partecipazione di operatori “non regionali”, e consente di tracciare un piano di sviluppo regionale delle infrastrutture energetiche (reti e sistemi di trasporto), non solo per il settore del gas, ma anche del settore elettrico e delle fonti rinnovabili, strettamente interconnessi fra loro, poiché nel Mediterraneo il gas è prevalentemente destinato alla produzione di energia elettrica, costituendo un modello di business integrato, in cui confluiscono le diverse filiere produttive ed i sistemi di trasporto, distribuzione e commercializzazione dell’energia.

Il mix Gas – Fonti Rinnovabili garantisce la sicurezza e la sostenibilità del sistema produttivo regionale, creando sviluppo e posti di lavoro per ridurre il gap sociale ed economico fra le due rive del Mediterraneo.

Un piano da monitorare e periodicamente aggiornare sulla base dei risultati, articolato in “cluster” di progetti coordinati per convergere su obiettivi di interesse comune, che consentono di accumulare il “capitale politico” necessario alla creazione di un mercato regionale integrato.

Queste evoluzioni hanno tuttavia prodotto una marginalizzazione della Turchia, dove ad una difficile contingenza economica interna si è aggiunto il timore di un possibile danno a causa dello sviluppo dell’hub energetico egiziano, sul quale si sono innestate anche istanze sostenute da diverse sensibilità religiose, molto importanti in Medio Oriente.

LA SITUAZIONE IN MEDIO ORIENTE

Il 12 novembre scorso, il Governo di Cipro ha firmato la Concessione a Noble Energy (operatore americano che già partecipa alla concessione del giacimento Leviathan israeliano) per lo sfruttamento del giacimento Aphrodite, che prevede la realizzazione di una pipeline sottomarina per l’esportazione del gas in Egitto, diretta al terminale di produzione di GNL (Gas Naturale Liquefatto) di Idku).

Fig.4 Terminali di produzione di GNL di Idku e Damietta e posizione relativa dei giacimenti di gas naturale  

nell’area offshore fra Cipro, Israele ed Egitto

Fig. 5 Giacimenti ed attività di perforazione nel Levante (distanze non sono in scala, ma puramente indicative)

In questo contesto era sembrato che la Turchia potesse avviare le attività di perforazione nel Blocco 7 della ZEE di Cipro (Fig. 5), mentre stavano per riprendere le attività Eni nei Blocchi 6 ed 8, insieme a Total, e la Francia aveva già deciso l’invio di due Fregate per la sorveglianza dell’area.

Sembravano emergere segnali di distensione, indicatori di possibili sviluppi positivi di sviluppo delle attività in Medio Oriente, in cui l’Italia potesse svolgere un ruolo concreto ed incisivo in tutta la filiera energetica.

Come si vede, i giacimenti sono tutti vicini, ed acquista concretezza la prospettiva della realizzazione di un anello sottomarino che raccolga la produzione dell’area, incluso Zohr e Calypso gestiti da Eni, sfruttandone le sinergie impiantistiche e logistiche, per convogliarla ai terminali egiziani di liquefazione di Idku e Damietta, che saranno potenziati.

Per un complesso di motivazioni, cui si aggiunge una possibile convergenza di interessi con l’Iran,  la Turchia fra la fine di Novembre e gli inizi di Gennaio ha deciso di abbandonare l’opzione politica, che se ragionevolmente centrata sul superamento della questione della divisione di Cipro avrebbe prodotto un dividendo politico molto più positivo per la Turchia, per scegliere l’opzione militare, passando attraverso due  accordi con la Libia di al- Serraj, uno marittimo (Fig. 6), che include la ridefinizione delle zone di interesse economico esclusivo  di Turchia, Grecia e Cipro (Fig. 7), e che impatta fortemente sull’Ue, ed uno sulla sicurezza, che include anche la cooperazione militare, e che ha condotto la decisione del Governo Turco di invio di truppe in Libia.

Fig. 6

Fig. 7

Fonte Petroleum Economist

Ovviamente l’accordo è stato denunciato dalla maggior parte dei Governi interessati e dall’Ue, contribuendo ad una ulteriore isolamento della Turchia dal punto di vista politico ed economico.

(2. continua; la prima parte si può leggere qui)

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