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La Cina vuole mettere le mani sulle terre rare della Turchia?

Turchia Terre Rare

La Turchia ha scoperto il secondo deposito di terre rare più grande al mondo. Gli esperti sollevano qualche dubbio sulla qualità delle riserve, ma ci sono aziende straniere – anche cinesi – già interessate. Tutti i dettagli

Il mese scorso il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha annunciato la scoperta a Eskisehir, nel nordovest della Turchia, del secondo più grande deposito di terre rare al mondo: 694 milioni di tonnellate. Gli esperti hanno però subito sollevato dubbi sulla qualità delle riserve, e quindi sul loro potenziale economico.

L’INTERESSE STRANIERO PER LE TERRE RARE TURCHE

Serkan Keleser, direttore generale di Eti Maden – è la compagnia mineraria statale che si occuperà dell’estrazione delle terre rare a Eskisehir -, ha però dichiarato a Middle East Eye che il deposito fornirà senza dubbio un vantaggio strategico alla Turchia, permettendole di diventare un’attrice rilevante in un mercato dominato dalla Cina: Pechino controlla infatti circa l’80 per cento dell’offerta mondiale di terre rare, detenendo una sorta di monopolio sulla raffinazione dei minerali grezzi (indispensabile per il loro utilizzo).

Le terre rare sono un gruppo di elementi metallici utilizzati per produrre dispositivi elettronici, automobili e sistemi d’arma, tra le altre cose.

A detta di Keleser, “si può capire se una riserva mineraria è valida guardando l’interesse che riceve. Abbiamo diverse proposte da parte di grandi aziende con sede in Cina, Giappone e Stati Uniti per lavorare con noi su questa miniera”.

LE ESPLORAZIONI A ESKISEHIR

Che il sottosuolo di Eskisehir contenesse terre rare era noto da tempo, ma si riteneva che i depositi fossero piccoli. Le esplorazioni geologiche sono riprese nel 2011, e da allora sono stati raccolti oltre 59mila campioni. Il ministro dell’Energia turco, Faith Donmez, ha detto che nell’area sono state rinvenuti dieci dei diciassette elementi delle terre rare.

IL GLOBAL TIMES MINIMIZZA LA SCOPERTA…

L’annuncio è stato tuttavia accolto con un certo scetticismo, sia in Europa che in Cina.

Il tabloid cinese Global Times, legato al Partito comunista, ha pubblicato due articoli per minimizzare la scoperta turca. Nel primo sosteneva che la Cina sia “l’unico paese” al mondo dotato di una “filiera industriale completa” per la produzione delle terre rare.

– Leggi anche: Cosa farà la Cina per mantenere il dominio sulle terre rare

Come ricordato, l’estrazione delle terre rare non è sufficiente all’utilizzo industriale: i minerali grezzi vanno trasformati in ossidi, fosfori, leghe o magneti tramite un processo complesso, costoso e potenzialmente molto inquinante.

… MA INVITA LA TURCHIA A RIVOLGERSI ALLA CINA

Nel secondo articolo, meno negativo, il Global Times riportava l’opinione di un esperto cinese del settore che invitava la Turchia a stringere un accordo con la Cina, che le avrebbe fornito l’expertise tecnico necessario allo sfruttamento e alla commercializzazione delle terre rare.

NUMERI E CRITICHE

Il ministero dell’Energia turco stima di arrivare a produrre 10mila tonnellate di ossidi di terre rare, più 72mila tonnellate di barite, 70mila tonnellate di fluorite e 250 tonnellate di torio (un elemento importante per le tecnologie nucleari). Secondo i critici, 10mila tonnellate di terre rare è una quantità troppo bassa per modificare gli equilibri di un settore la cui produzione globale annua ammonta a 280mila tonnellate.

Serkan Keleser non è d’accordo. A Middle East Eye dichiara che la scoperta a Eskisehir “ci darà un vantaggio competitivo, un vantaggio strategico, dal momento che gli elementi delle terre rare sono utilizzati nei jet da combattimento di quinta generazione e nelle auto elettriche”. Ha poi spiegato che “stabiliremo prima un impianto pilota fino alla fine del 2022, per poi passare alla produzione industriale. Abbiamo i nostri obiettivi di produzione, ma potremmo crescere ancora”.

NON SOLO TERRE RARE

L’impianto pilota avrà una capacità di lavorazione di 1200 tonnellate di minerali all’anno: non solo terre rare (incluso il neodimio per i magneti; tre tonnellate) ma anche barite (si utilizza nell’industria petrolifera e farmaceutica; trecento tonnellate) e fluorite (si usa nella produzione dell’acciaio; 365 tonnellate).

TEMPI DI APPRENDIMENTO

Keleser ha detto che la Turchia dovrà imparare il processo di lavorazione dei minerali di terre rare, e potrebbero volerci anni. “Tuttavia”, ha aggiunto, “se decidiamo di farci aiutare firmando un accordo per il trasferimento di know-how con un’azienda straniera esperta, i tempi potrebbero accorciarsi notevolmente. Anche questa è una scelta”.

Ha aggiunto che la Turchia, al di là dell’impianto pilota, potrebbe dover spendere fino a 2-3 miliardi di dollari per la creazione di un impianto produttivo di livello industriale.

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