Energia

Trump o Biden? Che cosa (non) cambierà nella politica energetica Usa secondo Eni

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Usa

Un’eventuale vittoria di Biden non stravolgerà le politiche energetiche negli Usa, secondo Claudio Descalzi, amministratore delegato di Eni

 

Mentre il mondo intero fa, ancora, i conti con la pandemia, martedì 3 novembre, negli Usa, si terranno le elezioni presidenziali. Chi vincerà tra Trump e Biden? Difficile dirlo adesso, certo è che tra qualche giorno assisteremo ad un evento politico che più di ogni altro è destinato a modificare gli assetti globali dei prossimi anni.

Anche quelli energetici. O forse no. Per Claudio Descalzi, amministratore delegato di Eni, infatti, che vinca Trump o Biden sul fronte energetico la strategia rimarrà, pressoché, la stessa. Andiamo per gradi.

LE PAROLE DI DESCALZI

“Per quello che dichiara ci sarà un’apertura per un rientro nella Cop (l’accordo di Parigi sul clima del 2015, ndr), però abbiamo sentito Biden dire che lui, anzi ha urlato, che non ci saranno ‘ban’”, ha detto Descalzi nel corso di un’audizione nella commissione Esteri della Camera, facendo riferimento ad una ipotetica vittoria del candidato Democratico.

“Non ci saranno leggi contro shale gas e shale oil, tra le attività più aggressive dal punto di vista dell’ambiente, e non ha detto nulla sul carbone”, specifica Descalzi.

NESSUN CAMBIO DI STRATEGIA

“Io penso che le dinamiche di mercato e dell’occupazione, con le ridotte capacità di ripresa per il Covid, difficilmente faranno cambiare la politica energetica, sostanzialmente”, ha aggiunto il numero uno di Eni, che sostiene che solo “formalmente” cambierà qualcosa, “perché l’America magari giocherà un ruolo di nuovo proattivo, però ricordiamoci che dal 2015 in poi solo l’Europa ha preso impegni sempre migliorativi”.

NON SONO GLI USA QUELLI INTERESSATI A CAMBIO STRATEGIA

Il pensiero dell’amministratore delegato di Eni è rintracciabile anche in una recente intervista a La Stampa: “Gli Stati Uniti hanno raggiunto l’autosufficienza energetica, la strategia non cambierà dopo le elezioni. La Russia ha bisogno di un mercato, Cina e Turchia invece l’energia la cercano. L’Europa è povera di gas e petrolio, punta sull’ambiente sviluppando tecnologie e investendo. Possiamo perdere competitività se non c’è un piano di gioco uguale per tutti”.

IL FRONTE IRAN

Qualcosa, però, potrebbe comunque cambiare sul fronte Iran. Trump, l’8 maggio del 2018, ha ritirato gli Usa, unilateralmente, dall’accordo sul nucleare del 14 luglio 2015, imponendo nuovamente sanzioni contro Teheran. L’accordo era stato siglato dal Presidente Barack Obama con l’appoggio di Joe Biden, che dunque potrebbe rimettere in discussione le scelte del Presidente repubblicano.

E Descalzi potrebbe gioirne. Quando parlava dell’impatto delle nuove sanzioni all’Iran, infatti, Descalzi auspicava che l’intesa non saltasse del tutto: “L’Europa è ancora d’accordo, quindi penso che la diplomazia possa trovare una soluzione, perché l’Europa è il più forte alleato degli Stati Uniti e l’impatto principale delle sanzioni iraniane sta andando in Europa”, aveva detto l’amministratore delegato di Eni.

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