Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump potrebbe ridimensionare alcuni dazi sulle merci in alluminio e acciaio, che aveva introdotto l’estate scorsa con aliquote fino al 50 per cento, con l’obiettivo di abbassare il costo della vita per i consumatori americani in vista delle elezioni di metà mandato di novembre.
L’IMPATTO DEI DAZI SUL COSTO DELLA VITA
Le tariffe, infatti, volute da Trump per stimolare la manifattura nazionale, avrebbero causato un aumento dei prezzi di un gran numero di prodotti, anche di largo consumo come le bibite in lattina, i cibi in scatola oppure le teglie da cucina.
L’alluminio, in particolare, è utilizzatissimo in pressoché ogni settore dell’economia reale, dall’industria degli imballaggi alla manifattura degli smartphone, fino alla costruzione di aerei e veicoli elettrici: tra i metalli, solo il ferro viene consumato di più.
ESIGENZE DI SEMPLIFICAZIONE
Secondo il Financial Times, l’amministrazione Trump starebbe allora riesaminando l’elenco dei prodotti interessati dai dazi e potrebbe esentarne alcuni, avviando invece delle indagini più mirate su quei beni che hanno un impatto sulla sicurezza nazionale. Il quotidiano ha scritto anche che il regime tariffario ha bisogno di essere semplificato perché è “troppo complicato da applicare” per le autorità americane.
I PAESI CHE BENEFICERANNO DELL’ALLEGGERIMENTO DEI DAZI
Pur in assenza, per il momento, di informazioni più precise in merito al presunto ridimensionamento dei dazi americani sull’alluminio e l’acciaio, tra i paesi che potrebbero beneficiare maggiormente di questa misura ci sono il Canada, il Messico, il Brasile e – nell’Unione europea – la Germania.
Esclusa l’Unione europea, gli Stati Uniti sono i maggiori importatori di acciaio al mondo, con 26,2 milioni di tonnellate nel 2024. La maggior parte delle forniture arrivano dal Nordamerica: il Canada è il primo fornitore in assoluto con 6,6 milioni di tonnellate nel 2024, mentre il Messico è valso 3,5 milioni di tonnellate. Altri soci commerciali di rilievo sono il Brasile (oltre 4 milioni di tonnellate nel 2024) e la Corea del sud (circa 3 milioni di tonnellate).
Quanto all’alluminio, all’incirca la metà di tutto quello utilizzato negli Stati Uniti è importato, soprattutto dal Canada, che nel 2024 con 3,2 milioni di tonnellate è valso il doppio di tutti i nove fornitori successivi.
E L’ITALIA? L’IMPATTO SU PRYSMIAN
Nel 2023 gli Stati Uniti hanno importato dall’Italia acciaio, alluminio e prodotti in ferro e acciaio per 2,7 miliardi di dollari: in quell’anno siamo stati il decimo maggiore fornitore dell’America.
Una delle aziende italiane che potrebbe venire penalizzata dall’abbassamento dei dazi sull’alluminio e l’acciaio è Prysmian, che realizza cavi per le telecomunicazioni e per la trasmissione di energia e che infatti ha perso il 4,2 per cento alla borsa di Milano. Essendo ben integrata nel tessuto manifatturiero degli Stati Uniti – dove possiede trenta stabilimenti ed è attiva anche nelle fasi iniziali della filiera dei cavi -, un alleggerimento delle tariffe potrebbe privare Prysmian di un vantaggio competitivo sul mercato nordamericano, che vale all’incirca il 40 per cento delle sue entrate.



