Energia

Tutti i tagli alla produzione di gas per il coronavirus

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Equinor, Gazprom, Usa e i paesi produttori dell’Asia centrale stanno vivendo un momento difficile nella produzione gas

Dopo il petrolio anche il mercato del gas comincia a risentire dell’effetto coronavirus con cospicui tagli alla produzione. In tutto il mondo le compagnie stanno operando riduzioni dell’offerta in risposta al crollo dei prezzi.

La norvegese Equinor è stata la prima ad annunciare un taglio seguita da Gazprom e dagli esportatori degli Stati Uniti dove i giacimenti shale stanno vivendo un momento difficile. Ma non solo.

EQUINOR HA DATO IL VIA AI TAGLI

“Oslo – ricorda il Sole 24 Ore – per la prima volta dal 2002 ha deciso di collaborare con l’Opec, impegnandosi la settimana scorsa a ridurre le estrazioni di petrolio, una misura che comporta la perdita di gas associato. La ministra dell’Energia Tina Bru aveva però esclusolimiti specifici per questo combustibile: ‘I giacimenti di gas sono esentati, quindi il taglio non avrà un impatto sulla produzione né sull’export di gas norvegese’. Equinor (che pure è controllata dallo Stato) ha deciso diversamente. La compagnia – che spesso regola i livelli di fornitura in funzione dei prezzi del gas – intende ‘oggi più che mai focalizzarsi sul valore piuttosto che sui volumi’, ha dichiarato ieri il direttore finanziario Lars Christian Bacher. ‘Rinvieremo parte della produzione di gas dal 2020 al 2021 e in qualche caso anche oltre’, ha precisato il cfo, chiarendo che la strategia ‘ha a che fare con le condizioni del mercato e con la prevista evoluzione dei prezzi nel futuro’. Equinor, secondo fornitore europeo di gas, con il 20-25% del mercato, riesce a rientrare nei costi anche quando il prezzo alla consegna è «ben sotto i 2 dollari per milione di Btu’, ha ribadito il dirigente”.

GAZPROM PREVEDE UN TAGLIO DELL’EXPORT

Un livello di competitività simile a quello di Gazprom, che a sua volta soddisfa più di un terzo del fabbisogno europeo. Gazprom prevede che le sue esportazioni di gas verso i mercati internazionali raggiungeranno i 166,6 miliardi di metri cubi nel 2020, il che segnerà una significativa riduzione rispetto alle forniture dell’anno scorso di 199,3 miliardi di metri cubi, ha dichiarato Alexander Ivannikov, il responsabile del dipartimento finanziario di Gazprom secondo quanto riporta S&P Global Platts.

La previsione è la prima che Gazprom ha fornito per il 2020 e riflette l’estremo cambiamento delle dinamiche del mercato europeo del gas dall’inizio dell’anno. Ivannikov ha detto agli analisti in conference call che l’obiettivo di volume era, comunque, sotto continuo controllo dato il rapido cambiamento del mercato.

I 199,3 miliardi di metri cubi si riferiscono alle vendite di gas di Gazprom all’Estero – Europa più Turchia e Cina, ma meno i paesi dell’ex Unione Sovietica – e l’obiettivo fissato per il 2020 coprirà probabilmente gli stessi parametri.

Se le forniture di Gazprom dovessero arrivare al volume previsto, rappresenterebbero le vendite più basse dell’azienda all’estero dal 2015, quando ha registrato vendite per 158,6 miliardi di metri cubi.

I PRODUTTORI DELL’ASIA CENTRALE VERSO UN TAGLIO DI FORNITURE ALLA CINA

I produttori di gas dell’Asia centrale Turkmenistan, Kazakistan e Uzbekistan stanno discutendo, invece, un taglio condiviso delle forniture di gas alla Cina, a seguito dell’impatto della pandemia di coronavirus sulla domanda, ha dichiarato a Mekhriddin Abdullaev, CEO di Uzbekneftegaz a S&P Global Platts. “La Cina ha richiesto un taglio, ma ha indicato che qualsiasi riduzione delle forniture di gas sarebbe stata effettuata proporzionalmente tra Turkmenistan, Kazakistan e Uzbekistan”, ha detto Abdullaev. “Un comitato di coordinamento dei tre paesi dell’Asia centrale che fornisce gas alla Cina sta discutendo i volumi esatti. Non è stata ancora presa una decisione”, ha aggiunto.

Quest’anno la domanda cinese di gas è diminuita a seguito delle misure introdotte per combattere la diffusione del coronavirus. A marzo il Kazakistan ha dichiarato di aver ridotto le forniture di gas alla Cina del 20% -25% dopo che PetroChina ha emesso un avviso di forza maggiore sulle importazioni. I tre paesi dell’Asia centrale spediscono gas in Cina attraverso una rete di gasdotti che ha una capacità di 55 miliardi di metri cubi all’anno.

L’Uzbekistan fornisce circa 10 miliardi di metri cubi / anno di gas alla Cina e i dati doganali cinesi hanno indicato che nel 2019 il Kazakistan ha esportato 7,1 miliardi di metri cubi e il Turkmenistan 33,2 miliardi di metri cubi.

ANCHE TOTAL TAGLIERA’

Anche Total ha annunciato dei tagli sia alla spesa in conto capitale sia una probabile riduzione del 5% della produzione di petrolio e gas upstream nel 2020 rispetto al precedente orientamento. La compagnia francese ha dichiarato che ora prevede che la sua produzione di petrolio e gas nel 2020 sarà compresa tra 2,95 milioni e 3,0 milioni di barili al giorno di petrolio equivalente, in calo rispetto al 3,01 del 2019 milioni di boe / giorno e una previsione per febbraio di una crescita del 2% quest’anno.

IN ASIA PREZZI AI MINIMI

I blocchi per rallentare la pandemia di coronavirus stanno facendo precipitare la domanda di gas anche nei maggiori acquirenti di gas naturale liquefatto (Gnl), spingendo i prezzi spot dell’Asia a registrare i minimi e costringendo alcuni fornitori a iniziare a tagliare la produzione. I maggiori mercati mondiali di Gnl – Giappone, Cina, Corea del Sud e India – registrano, infatti, un calo della domanda. I prezzi spot in Asia sono scesi a 1,85 dollari per milione di unità termiche britanniche (mmBtu) la scorsa settimana, il più basso di sempre, dopo che numerosi carichi hanno invaso il mercato.

AL RIBASSO LE PIATTAFORME OPERATIVE NEGLI USA

Situazione al limite anche negli Usa. Secondo gli analisti della società di consulenza Bernstein, la produzione di Gnl negli Stati Uniti si colloca nella fascia alta dei costi a circa 4 dollari per mmBtu, comprese le spedizioni. Con le difficoltà del momento, il numero di piattaforme petrolifere e di gas che operano negli Stati Uniti dovrebbe raggiungere il minimo storico questa settimana per la prima volta da 80 anni a questa parte. I drilles hanno tagliato in media 55 impianti alla settimana da metà marzo dopo che i prezzi hanno iniziato a precipitare.

“Le forniture di gas agli impianti di liquefazione si sono già ridotte del 7,2% da aprile, secondo S&P Global Platts, Cheniere Energy, numero uno del Gnl Usa, questa settimana ha ammesso che i clienti stanno respingendo carichi e si è detta pronta a rallentare la produzione”, ha scritto il Sole 24 Ore aggiungendo che comunque, finora, il gas liquefatto ha comunque resistito sul mercato europeo: “Nel 1° trimestre le forniture, di qualunque origine, sono cresciute del 34% su base annua, a scapito delle importazioni via gasdotto: le prime sono aumentate in media di 84 milioni di mc equivalenti al giorno, stima l’Oies, mentre le seconde sono calate di 134 milioni, un sacrificio che è caduto quasi interamente sulle spalle di Gazprom, che ha perso 103 milioni di mc al giorno, contro i 28 milioni del Nord Africa e i 3 della Norvegia”.

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