Energia

Come cambieranno petrolio, gas e rinnovabili con la pandemia?

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rinnovabili covid-19

Il punto su petrolio, gas e rinnovabili. L’articolo di Nunzio Ingiusto

Sulla ripresa economica post pandemia in questi giorni si incrociano più teorie. Accattivanti tanto quanto suggestive. Studiosi, accademici, manager, discutono con sapienza e tratteggiano scenari degni di attenzione. Ci libereranno anche da incompetenti e faciloni di professione? Per l’Italia, buona parte dei cittadini ormai se lo augura. Si è visto cosa sta accadendo in settori decisivi dell’economia, dove le risposte degli inesperti sono ambigue, contraddittorie, talvolta negazioniste. E non pensiamo al capo del governo, ma ad una nutrita squadra di decisori smarriti.

Tra i settori più colpiti dai lockdown c’è sicuramente l’energia. Il motore della convivenza civile, la risposta alla quotidianità, oggetto della grande sfida economica ed ambientale del nuovo millennio. I grandi gruppi riscrivono i piani industriali da cima a fondo ,gli azionisti meditano sui loro soldi, i governi mettono da parte i piani precedenti al Coronavirus. Ci vogliono soluzioni organiche. Il petrolio e il gas su cui -nonostante tutto – si regge il sistema mondiale affrontano il periodo più schizofrenico degli ultimi 20 anni con l’offerta due volte superiore alla domanda. Prima o poi bisognerà ritrovare un equilibrio planetario in grado anche di accompagnare il passaggio alle fonti rinnovabili. Saranno ancora validi gli obiettivi Onu al 2030, al 2050, sulla riduzione di CO2? Le compagnie petrolifere affronteranno la ripresa della produzione industriale globale fornendo ancora i loro prodotti Oil&gas. Il cambiamento climatico resta una minaccia. Ma quanto potranno ancora investire i governi nei piani green concepiti prima del Covid 19? Un virus che ha destrutturato i bilanci e innalzato il debito pubblico. Mettiamoci l’animo in pace: se nulla sarà più come prima, anche la lotta ai cambiamenti climatici, richiederà -malvolentieri- una riscrittura.

Come accade ormai da inizio anno, l’International Energy Agency ha valutato la situazione dell’energia in relazione all’emergenza sanitaria. Il settore, che rappresenta un fattore chiave della vita moderna, colpito in modo particolare, è fondamentale nella ripresa a livello globale, dice il suo ultimo Rapporto. La sicurezza energetica non potrà venire meno, a partire dalla necessità per tutti di avere a disposizione infrastrutture di trasporto e siti di produzione moderni. In questa situazione, spiega l’Iea, non si può perdere di vista la grande sfida della transizione verso le energie pulite. E’ necessario che le misure messe in campo garantiscano, tra le priorità, di costruire un futuro energetico sicuro e sostenibile. Resta centrale la disponibilità di energia elettrica. In questa fase di emergenza è stato chiaro che l’elettricità affidabile è alla base di molti servizi passati da aziendali a domestici per smart working, connessioni veloci, big data ecc. Per non dire delle necessità sanitarie, delle sale di rianimazione, della moltiplicazione dei centri di prima accoglienza che hanno bisogno di alimentazioni costanti ed efficienti. Se la domanda di energia elettrica è diminuita del 15%, nelle fabbriche e negli uffici, ciò non deve indurre i governi ad abbondare lo sviluppo delle rinnovabili, insiste l’Iea. I governi, viceversa, possono utilizzare la situazione attuale per aumentare le proprie ambizioni in materia di clima, piuttosto che aggravare la tragedia ostacolando la transizione.

Ricordiamoci, però, che l’America di Donald Trump – in tempi non di coronavirus, certo – per risollevarsi ha intensificato al massimo l’uso di shale gas e petrolio. Non è un buon esempio per la salute del pianeta, ma è stata una soluzione pragmatica che ha mandato all’aria molti milioni di dollari di investimenti verdi di società Usa. Ritorna allora la domanda: i Paesi avranno ancora la determinazione di mettere soldi nelle rinnovabili, piuttosto che affidare la ripresa economica alle fonti tradizionali, certamente più strutturate e prevalenti? Con un drammatico paradosso, dove l’urgenza di ripartire veloci può richiedere uno stop.

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