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Come investirà il Sudafrica i miliardi della Cop26?

Sudafrica

Il Sudafrica è l’unico paese dell’Africa subsahariana a beneficiare dell’energia nucleare, con un solo impianto. E i diplomatici americani temono che… Il punto di Giuseppe Gagliano

 

Annunciati all’inizio di novembre alla conferenza sul clima COP26, gli 8,5 miliardi di dollari di finanziamenti promessi da Stati Uniti, Francia, Germania e Unione europea (UE) per sostenere il Sudafrica nella transizione energetica e nell’uscita dal carbone hanno provocato reazioni contrastanti all’interno dell’apparato statale sudafricano.

Mentre il presidente Cyril Ramaphosa ha descritto questa decisione come “storica” in una dichiarazione rilasciata il 2 novembre, il suo ministro dell’Energia ha tenuto un discorso completamente diverso pochi giorni dopo. Invitato ad inaugurare la conferenza della Settimana africana dell’energia (AEW), tenutasi a Città del Capo (9-12 novembre), Gwede Mantashe ha invece opposto un rifiuto in merito alle pressioni per abbandonare i combustibili fossili. Al di là di questo doppio discorso, la destinazione di questi 8,5 miliardi di dollari (131 miliardi di rand in valuta locale) deve ancora essere determinata.

Tra le fila dei diplomatici americani e tedeschi, i cui paesi partecipano al mega-prestito per l’uscita del carbone, c’è la preoccupazione che questi fondi non saranno utilizzati dal governo sudafricano per promuovere le energie rinnovabili, ma per investire in centrali nucleari, i cui principali produttori sono Francia e Russia, e marginalmente Corea del Sud e Stati Uniti. Il ministro Mantashe è infatti un forte sostenitore dell’opzione nucleare, che descrive regolarmente come la soluzione migliore per decarbonizzare. Il suo viceministro Nobuhle Pamela Nkabane ha persino annunciato a settembre che il paese voleva lanciare bandi di gara per la costruzione di centrali elettriche con una capacità totale di 2.500 MW entro la fine di marzo 2022.

Unico paese dell’Africa subsahariana a beneficiare dell’energia nucleare, il Sudafrica ha attualmente un solo impianto, la centrale nucleare di Koeberg, che produce il 5% dell’elettricità del paese. Situato a una trentina di chilometri da Città del Capo, è stato costruito negli anni ’70 dalla società francese Framatome (ex Areva).

Tuttavia, la prospettiva di aumentare la quota di energia nucleare nel mix energetico del paese rimane in gran parte ipotetica, in particolare a causa dei rischi significativi che comporta. Mentre la società elettrica pubblica Eskom sta attraversando una grave crisi è improbabile che gli investitori scommettano sul paese. Koeberg potrebbe quindi rimanere un’eccezione nel panorama elettrico sudafricano.

Al momento, la stragrande maggioranza della produzione di energia del Sudafrica (75%) viene generata attraverso l’estrazione del carbone e Eskom vuole ridurre questa quota a favore delle energie rinnovabili. Tuttavia, l’azienda deve affrontare una violenta opposizione da parte dei sindacati del carbone, che sono estremamente influenti all’interno del partito al governo, l’ANC.

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