Skip to content

litio

Aggiungi Startmag.it

alle tue fonti preferite su Google

La maxi-scoperta di litio renderà indipendenti gli Stati Uniti?

Secondo uno studio governativo, la regione degli Appalachi contiene così tanto litio da sostituire 328 anni di importazioni, rendendo gli Stati Uniti virtualmente autonomi (se le miniere verranno autorizzate e aperte). La dipendenza dalla Cina non riguarda il minerale grezzo, però, ma il prodotto raffinato. Numeri e dettagli.

Secondo uno studio del Servizio geologico degli Stati Uniti, un’agenzia governativa, la regione degli Appalachi contiene riserve di litio talmente abbonanti da permettere al paese di ridurre drasticamente – e ipoteticamente azzerare – la dipendenza dalle importazioni di questo metallo critico per le batterie.

“INDIPENDENZA MINERARIA”?

La regione degli Appalachi si trova negli Stati Uniti orientali e abbraccia gli stati del Maine, del New Hampshire, della Carolina del nord e della Carolina del sud. Le rilevazioni del Servizio geologico dicono che quest’area contiene riserve di litio (cioè volumi economicamente convenienti da sfruttare) da 2,3 milioni di tonnellate: è una quantità che, se rapportata ai livelli delle importazioni del 2025, permetterebbe agli Stati Uniti di rendersi autonomi per 328 anni e di alimentare 130 milioni di veicoli elettrici o 1,6 milioni di batterie per lo stoccaggio energetico.

“Grazie a una ricerca mineraria all’avanguardia a livello mondiale, alla riforma delle autorizzazioni e ai rinnovati investimenti nel settore minerario nazionale, il presidente ha ripristinato l’indipendenza mineraria degli Stati Uniti”, ha dichiarato su X il segretario degli Interni Doug Burgum.

PERCHÉ IL LITIO È CRITICO PER GLI STATI UNITI?

Il litio rientra nell’elenco dei minerali critici stilato dal Servizio geologico perché possiede delle applicazioni sensibili: le batterie agli ioni di litio, ad esempio, non alimentano soltanto i laptop, gli smartphone, gli utensili da lavoro o le automobili, ma anche i sistemi di accumulo energetico e le attrezzatture militari; l’elemento, inoltre, è presente nelle leghe con l’alluminio per l’industria aerospaziale e viene utilizzato per i dispositivi medicali.

La “criticità” del litio sta anche nel fatto che gli Stati Uniti dipendono dalle importazioni per oltre la metà del loro fabbisogno.

UN SOLO PRODUTTORE IN TUTTO IL PAESE

Al momento c’è un solo produttore di litio nel paese – Albemarle, la più grande azienda al mondo in questo settore -, ma la società canadese Lithium Americas e l’australiana Ioneer stanno lavorando all’apertura di miniere nello stato del Nevada, nell’ovest.

Il governo americano è diventato azionista, con una quota complessiva del 10 per cento, di Lithium Americas: la società è impegnata nello sviluppo del progetto minerario di Thacker Pass e possiede una joint venture con la casa automobilistica statunitense General Motors. Quando aprirà, nel 2028, Thacker Pass dovrebbe diventare la più grande miniera di litio nell’emisfero occidentale; la più grande al mondo è invece quella di Greenbushes, in Australia.

Più in generale, oltre a Lithium Americas, dall’inizio della seconda amministrazione di Donald Trump il governo americano è entrato nell’azionariato di diverse compagnie minerarie specializzate in elementi critici, come Usa Rare Earth (terre rare), Mp Materials (terre rare) e Trilogy Metals (rame, cobalto, gallio e germanio).

CHI PRODUCE PIÙ LITIO AL MONDO

Il paese che produce più litio al mondo è l’Australia, seguita dal Cile e dalla Cina. È Pechino, però, il soggetto più influente lungo la filiera perché controlla il segmento della raffinazione con una quota del 75 per cento sul totale globale: la fase di raffinazione è quella più “critica”, anche più dell’estrazione, perché direttamente connessa all’utilizzo industriale del metallo.

Torna su